Ilaria: “L’Australia secondo me…”

Mi chiamo Ilaria Gianfagna, ho 38 anni e sono di Udine. E io che all’Australia non ci avevo mai pensato…

Sai quando ti dicono “Sognavo l’Australia fin da bambino?” Ecco, io no.

Anche perché non sono mai stata particolarmente attratta dalla natura. Preferisco le persone, la città, di quelle grandi, il caos, i vicoli sporchi, i mattoni rossi, i locali nascosti, gli artisti di strada, i bar sui tetti, i ristoranti giapponesi, thailandesi, spagnoli e vietnamiti, i graffiti, la metropolitana, il tram, l’autobus notturno, il pub, di quelli che sanno di vita e di birra. E in fondo Melbourne, è tutto questo. Ma quando sono partita non lo sapevo. Anzi l’Australia all’inizio non mi piaceva più di tanto. 

Ma andiamo con ordine. Sono partita quattro anni fa. E da poco ho richiesto il passaporto australiano. In Italia facevo la giornalista, mi è sempre piaciuto scrivere. Più che scrivere, raccontare le storie degli altri. Alla fine, io non avevo nessuna storia da raccontare, se non qualche dramma d’amore. Mi sarebbe piaciuto essere la protagonista di quegli articoli. E dopo qualche anno e qualche timbro in più sul passaporto, eccomi qui ad essere la protagonista di un articolo, dedicato a chi viaggia, a chi cambia per curiosità, per caso, per amore, per lavoro, per studio, per necessità. 

Il viaggio è sempre stata una parte non negoziabile della mia vita. Però così, senza accorgermene, senza doverlo condividere su Instagram. Mi sembrava e mi sembra normale viaggiare tanto. A dirla tutta, io la ritengo una ragione di vita. Ma senza necessariamente caricarla di quel misticismo che va tanto di moda.

“Troverai te stessa, cambierai, chi non viaggia non vive, etc”. Una volta, in una Onsen (bagni termali ndr) sperduta in qualche montagna del Giappone, una viaggiatrice solitaria come me solo un po’ più grande di me, mi disse: “Darling, non credo che troverai te stessa viaggiando, è più facile che accada mentre sei sul divano, guardando qualche serie inutile su Netflix”. Viaggiare mi sembra una questione un po’ più pragmatica: c’è tutto un mondo da scoprire, ci sono migliaia di culture da conoscere, centinaia di cibi da provare e miliardi di persone con cui sorridere e condividere, meglio mettersi all’opera il prima possibile. E le mie avventure di viaggi, di vita e di amore le racconto su una pagina Facebook, che si chiama come me. 

Poi ho vissuto a Liverpool, Londra e Granada e viaggiato non appena ne avessi l’occasione. Però provavo una sorta di nostalgia per luoghi più esotici. Come se ci fossi già stata e ci volessi tornare. Melbourne mi sembrava così lontana e così diversa e soprattutto così vicina all’Asia. 

Il resto, è quello che è successo negli ultimi quattro anni. Ho fatto un master in comunicazione alla University of Melbourne; sono stata in Vietnam, Giappone, Sri Lanka, Thailandia, Hong Kong, Myanmar, Indonesia, spesso da sola; ho fondato insieme al mio socio Stefano Riva un infopoint e agenzia per tutti gli italiani che vogliono vivere, studiare e lavorare in Australia. Si chiama Just Australia, oggi abbiamo cinque dipendenti e di fatto abbiamo fondato un’azienda all’estero. 

Che cos’ha l’Australia? E’ estremamente multi-etnica. Così tanto, che ogni giorno continui ad imparare sul mondo, il cibo, la cultura, le lingue. Per te vacanza vuol dire Asia. Sognare significa realizzare. E qualsiasi cosa tu voglia fare, puoi farla. Certo, ti devi impegnare, davvero tanto, ma quello dappertutto.

Devi imparare bene l’inglese, devi essere umile, devi farti nuove amicizie pur sapendo che alcuni partiranno, altri non ti saranno particolarmente simpatici e ad altri non sarai simpatico tu. E di questi, te ne resteranno solo alcuni con cui ti troverai veramente bene. Ti sentirai solo, lontano da casa e a volte triste e scoraggiato.

A volte ti sembrerà di essere sempre in guerra. Devi attendere 5 minuti per un caffè e abituarti a ritrovare il telefono se lo dimentichi al tavolino del bar. Di sicuro qualcuno ti rincorrerà per restituirtelo. Qualcuno ti augurerà buona giornata passandoti affianco in bicicletta e qualcun altro ti attaccherà bottone sul tram, solo perché hai un accento italiano e lui qualche anno fa è stato a Roma, Firenze, Venezia e Cinque Terre. Il giro classico.


In tutto questo percorso, tra pianti e risate, alle fine ti sentirai diverso, più completo, più aperto mentalmente, più sicuro di te, non avrai più paura di niente e di nessuno. E allora sarai pronto a trasferirti in un altro paese, a viaggiare per un anno intero. Per drogarti ancora di persone, luoghi ed emozioni.

Un saluto che vive in Australia,

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