Thomas SankaraMia madre mi raccontava che il giorno della mia nascita, quel lontano 21 dicembre del 1949 era semplicemente un giorno come tanti altri nel mio piccolo e polveroso villaggio. Descriveva il parto e le doglie come una interminabile serie di insistenti fitte alle reni e poi… poi i miei occhi ed il mio pianto flebile e stanco, simile a quello di un gatto lasciato troppo a lungo sotto la pioggia.

I miei primi ricordi? Sono talmente tangibili nella mente che quasi riesco ad averli davanti a me, un lungo film senza fine con il vento aspro e caldo della mia malata terra a farvi da sfondo.

La terra: rossa, farinosa e calda, profumata del sole e dell’arido vento, difficile, aspra eppure tanto amata, come un familiare che rimbrotta e sgomita quando provi ad abbracciarlo.