Caro Primo Ministro Malcom Turnbull,

Mi chiamo Ciro Esposito e sono uno dei tanti italiani che decidono, per forza di cose, di emigrare a Sydney.

Ho 30 anni e sono napoletano verace. Proprio come la mia pizza, che con cura metodica, impasto, farcisco e sforno quotidianamente in uno dei ristoranti italiani della città. La mia pizza (e le altre pietanze che preparo), ogni giorno mi dà il pane e, scusando il gioco di carboidrati… (hem… di parole), volevo dirle che fino a qualche giorno fa ero proprio felice di vivere qui in Australia! Vedevo qui il mio futuro.

Pensi che dopo tanta gavetta e sacrificio, il mio titolare aveva premiato le mie qualità. Dopo tanto sudore e impegno ottengo uno sponsor! Il tanto atteso 457 era arrivato giusto un anno fa, direttamente nella mia casella email e io, lavoravo contento e spensierato… 

Già! Facevo il conto alla rovescia dell’anno rimanente per poter poi richiedere il mitico visto 186ENS, grazie al quale avrei ottenuto, quasi sicuramente, una residenza permanete qui in down under.

Dicevo: “lavoravo contento e spensierato…”. Già. Uso il passato, perchè, da un paio di settimane a questa parte, non lo sono più.

Il 18 aprile 2017, giorno in cui Lei ha messo fine al visto457, è una data che ricorderò per sempre. Non faccio allusioni ai numeri e alla smorfia napoletana (anche se è risaputo che il 17 porti sfiga…). 

Nel suo comunicato ufficiale, ha riportato sorridendo, che la riforma non avrebbe intaccato i vecchi possessori del visto, in nessun modo…

Non proprio…

Lei e la sua riforma mi avete buttato nuovamente in uno stato di precariato dal quale ero scappato a gambe levate. Da uno Stato, l’Italia, che ha negato ogni possibilità al mio futuro.

Nonostante i miei studi in lettere e filosofia (con una laurea a pieni voti) e i tentativi di diventare docente, vanificati da arcani meccanismi baronali (tipici del sistema universitario italico); l’unico dono che mi ha fatto lo stivale è stato un gran calcio nel sedere, che, scaraventandomi nell’infinito, mi ha fatto finire a testa in giù, tra “animali strani” e nuovi idiomi. Da qui il mio linguaggio forbito e la mia fame di rimettermi in gioco. Ancora una volta.

Caro Primo Ministro Turnbull, grazie alla sua modifica di legge, stando alle regole attuali (sempre che Lei domani non si svegli di cattivo umore e inserisca qualche altra clausola con effetto super immediato e io dovrò correre in aeroporto senza preavviso) io non sarò più eleggibile per diventare residente in Australia e, di conseguenza, dovrò fare ritorno in Italia o, molto più probabilmente, preparare il piano “Q”. E dato che l’alfabeto ha un numero finito di lettere, mi piacerebbe sistemarmi da qualche parte prima di esaurirle tutte!

E diciamoci pure la verità: a Lei non importa se ho dovuto ricominciare tutto da capo! A Lei non importa se ho dovuto investire tutti i miei risparmi per studiare qui una nuova professione! Non le importa se ho dovuto sborsare migliaia di dollari per pagare un migrant agent o un avvocato! No, a lei non interessa prorpio… già, perché al danno, si aggiunge anche la beffa. Effetto della retroattività della sua scelta, ovviamente.

Secondo il suo emendamento, essere nella lista sbagliata potrebbe rischiare di buttarci fuori da un momento all’altro: nemmeno fossimo in una discoteca VIP in Romagna a Ferragosto!

Per non parlare poi delle date che ha scelto per fare una cernita naturale di noi stranieri indesiderati…

Ad esser franchi, caro Primo Ministro,  ci pensi un attimo: cosa vuol dire essere australiani?

Non vuol dire per caso avere un’opportunità nella vita, proprio come ce l’ha avuta chi è arrivato su quest’isola prima di Lei?

Probabilmente suo nonno veniva dall’Irlanda, o dall’Inghilterra, o magari, persino dall’Italia, chissà?! Forse, originariamente, il suo cognome era “Girailtoro”, cambiato nella versione inglese di “Turnbull” per evitare le lassiche offese razziste come “Dago” o “Wog”!

Ironia e giri di parole (o di tori) a parte, oggi siamo in tanti in questa situazione. Secondo le stime sono oltre 100.000 persone a cercare di “non raggirare il toro, ma di prenderlo per le corna”.

Saremo in tanti a fare le valigie, a trovare una nuova sistemazione, a buttare i nostri soldi in corsi IELTS e nuove scuole per poter richiedere un nuovo visto. Saremo stati in troppi a spendere il nostro tempo, il nostro bene più prezioso che nessuno ci darà mai indietro. Tempo che abbiamo investito in qualcosa che forse, non otterremo mai!

In questa terra lontana, rossa di sangue, sudore e miraggi chiamati opportunità, a distanza di secoli, la storia si ripete. Ci siete riusciti ancora. Come agli aborigeni, anche a noi, avete rubato il nostro sogno.

Ciro Esposito, un italiano che non esiste. Un italiano retroattivo e che, a tratti, si sente beffato, un pò come tutti voi…

Segui le orme di Ornitorinko anche su facebook!