HO VIAGGIATO IN LUNGO E IN LARGO. SENZA MAI (O QUASI) MUOVERMI. MA IN POCHI CI CREDONO!

Mi chiamo Federica Lampugnani, ho 26 anni e scrivo dal 2008.

Scrivere mi permette di viaggiare affrontando, esattamente, tutte quelle esperienze che un “vero” viaggiatore assimila girando per il mondo.

Sì lo ammetto, sono molto introversa e forse questo rende più complesse tutte le dinamiche di vagabondaggio in paesi sconosciuti e visite all’avventura. Ma, e qui sta il bello, il mio zaino non è mai vuoto né i bagagli sono mai disfatti. Anzi, tutto il contrario.

Dal 2008, appena maggiorenne, inizio a percorrere strade sconosciute e incrocio mete imprevedibili. Lo zaino è pieno di libri (le mie bussole), pagine di quaderni scritte fitte (le mie carte d’imbarco) e così leggera cammino. E cammino.

Ok, qualche meta l’ho raggiunta anch’io. Ma non mi va di raccontare quella volta a Madrid o quell’altra a Londra o di quella a Parigi. No. Racconto di quanto, sul posto (e che posto!), sto ancora esplorando capovolgendo letteralmente il mondo.

Precisamente. Gli anni passano e io continuo a scrivere e la tentazione di non visitare quel posto particolarissimo, a volte decisamente inospitale, è forte. Eppure mi tocca restarne turista ed esploratrice. Ebbene sì, munita di sole parole, decido di entrare nei confini di me stessa.

Poco più che ventenne, non scappo, non fuggo, non mi allontano dal centro nevralgico.

Intanto intorno a me tanti prendono rotte infinite. Australia, India, Germania, Kenya … che invidia, che strano, che dire? Ci rifletto.

Io resto ma sono pellegrina, viandante e dispersa nei luoghi che per molti saranno anche non-luoghi. “Vedi il mondo” ti dicono, “Divertiti” ti dicono. Già, la giovinezza è questo, che altro. Che altro, davvero!

Bene, ecco il mio “che altro”. 2014, e il mio zaino diventa una sacca quasi da mendicante che prosegue su vie inesplorate.

Infilo con calma parole e colori.

Scrivo e dipingo, insomma, butto giù qualche colore ed alcune forme. Dipingo e scrivo. Passano i mesi, le settimane, i giorni. E cosa scopro?

Che sì, il mondo, gli altri ti arricchiscono ti danno gioia. Ma le americhe e le terre selvagge sono dentro di me. Che viaggio intenso, appassionante, unico. Faticoso, imprevedibile, dannatamente difficile.

Sento di essere felice. E nel mio caso, lo specifico, è sensato non aver visto (per ora!) le rotte di oggi. Eppure ho il timbro, come in tutti i cammini, di fedeltà a me stessa. Di non essere partita a razzo per la paura di rientrare a casa. La casa che ci spaventa un po’ tutti.

Quella di un corpo, di un’anima, di una mente e di molto altro. Insomma l’io che non finirò mai di esplorare e che fa da base e radice per lasciare crescere i rami nel cielo.

2017, “Stai perdendo tempo” ti dicono. Non saprei. Insomma non appare esternamente la traversata nei mari del sé. Con la sua storia, i suoi tempi e le sue tempeste. Ma che importa. Sento il profumo della mia impresa e dell’avvenire che è qui. Tra passato e vita nuova.

Concludo. Riporto con un po’ di emozione i frutti e i souvenir del mio viaggio che continua. Proprio quello che non appare e che è così silenzioso.

Beh diciamola tutta, non sono capolavori ma veri ricordi di viaggio.

Le mie poesie, i miei racconti, le mie storie. Tutto ciò che creo e invento. E dietro vi stanno il divertimento e la fatica di lavorare con passione portando alla luce tesori e perle. Da regni che ci vuole coraggio per stare a guardare. E noto, in attesa (chissà) di quel viaggiare concreto, quanto sia simile una poesia ad un passaporto segnato. Ingenuità? Io ho scelto di farne il mio stile. In un giorno speciale mi son detta, già, è lentamente audace.

Un saluto lentamente audace,

Federica

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