Ciao a tutti gli “animali strani” che seguono questa mia “fotorubrika” Maktub! Grazie anche all’aiuto e interesse di Ornitorinko. Oggi presentiamo la dodicesima puntata di questo progetto, la quale rivivrà parte dell’atmosfera popolare in fermento durante le proteste di Gezi Park, precisamente ad Istanbul e Ankara, datate Luglio 2013. Il popolo turco è sceso in strada per manifestare contro la politica autoritaria di Erdogan. Una storia mai conclusa.

Foto Risate (foto sopra) – Musicisti ambulanti occupano gli angoli strategici che portano alla zona turistica. La musica che si alza ogni secondo nei cieli della Turchia infonde un senso di poesia nell’aria, sfuocando gli elementi in un turbine di danze. Musica nei bar, musica per strada, musica ovunque e sempre! Un gruppo di bambini gioca con fucili di plastica carichi di pallini gialli estremamente duri. Uno di questi proiettili all’improvviso sfiora un uomo corpulento e pelato. “Se ti prendo ti spacco le corna!” urla il gigante infuriato. È italiano. Malgrado il caldo asfissiante continua ad agitarsi e sudare sotto lo sguardo divertito dei mocciosi che, con un’alzata di spalle, spariscono in mezzo secondo lasciando l’uomo solo soletto nello spiazzo in pietra.

Foto Forum (foto sopra) – La sera stessa mi dirigo a Kugulu Park, luogo di ritrovo per forum e dibattiti. Alcuni ragazzi dormono con coperte e materassi nel piccolo presidio posto nell’angolo sud del parchetto. Ogni giorno una nutrita percentuale di cittadini (dai dieci agli ottanta anni) si ritrova alle 20.00 in punto all’interno del parco, nella collina vicino allo stagno dei cigni. Tira molto vento. Le persone si fanno vicine. Qualcuno tira fuori dalla borsa delle coperte di lana leggera, offrendole a chi sente più freddo. Qualche anziano o giovane distribuisce dei tipici dolcetti fatti a mano, invitando i presenti ad assaggiarli. Il chay, tipico the turco servito con due o tre zollette di zucchero aiuta a scaldarsi. Forse il coraggio di un popolo unito è più forte di una manganellata?!


Foto Simboli (foto sopra)
– È quasi mezzogiorno e sono poche le persone che tengono d’occhio il presidio. Ci sono una ventina di libri in vendita stesi su un panno bianco, qualche disegno corre lungo un filo di nylon che unisce due alberelli e sotto una struttura in marmo colorato è presente qualche ciuffo d’erba colto a Gezi Park e trapiantato qui, a Kugulu Park. Dopo le rivolte in difesa dell’ormai celebre parco di Istanbul si è diffusa in tutta la Turchia il sostegno alla libertà di pensiero, alla solidarietà e alla democrazia.

Foto Popolo (foto sopra) – “Vedi il mio braccio ingessato? Me l’ha rotto la polizia durante gli ultimi scontri” urla un signore ridendo a squarciagola. Conosco Osan, un ragazzo di venticinque anni, ex – militare inviato in nord Iraq: “Non combattiamo più per quattro alberi, ora combattiamo contro il sistema. Gli uomini del partito di Erdogan sono all’interno di ogni contesto della società (università e esercito compresi). Intorno al quindici settembre si riprenderà con gli scontri, i forum si riempiranno di nuovo! Noi continuiamo a rimanere uniti, organizzare letture all’aperto e giochi per i bambini. Resistiamo”. Bevo l’ennesima tazzina di chay, addento una caramella gommosa e prendo appunti.

Continuiamo a raccontare.

Matthias Canapini

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