Mi chiamo Sara Dapor, ho 34 anni e la scorsa estate sono tornata in quel Paese che mi aveva rubato il cuore qualche hanno fa.

Era rimasto la’, catturato dalla sua infinita bellezza, dai modi gentili, dalla positivita’, dalle molteplici possibilita’ e da quel senso di liberta’ che mai avevo provato. Ci sono tornata in vacanza, una vacanza splendida fatta di incontri, di emozioni, di passeggiate, di scoperte e ancora una volta di liberta’. Per tre anni l’avevo pensata, sognata, desiderata, in alcuni momenti mi era mancata da togliermi il respiro.

Questo e’ l’effetto che mi aveva fatto vivere in quel continente lontano chiamato Australia.

Non lo so esattamente quando l’idea di andarci a vivere per un po’ ha iniziato a solleticarmi, ma e’ cresciuta un po’ alla volta e prima che scadesse il tempo utile per un Working Holiday Visa avevo preparato la valigia e prenotato un volo per Melbourne: quello che e’ seguito sono stati 16 mesi di vita che mi hanno cambiata nel profondo, dandomi nuovi occhi, nuovi parametri per misurare il mondo, regalandomi nuove prospettive e nuovi orizzonti.

Ero partita con qualche bel timore, lo consideravo un po’ un salto nel vuoto senza una rete sotto, mi ripetevo come un mantra che ‘male che vada, si torna a casa’. Ancora non sapevo che la’ c’era un Paese pronto ad accogliere chi ha voglia di fare nuove esperienze, di lasciarsi alle spalle gli schemi che ci ingabbiano, di conoscere nuova gente e confrontarsi con un’incredibile varieta’ di culture, modi di pensare, colori della pelle, accenti e storie di vita.

In quei mesi ho vissuto a Melbourne, in una farm li’ vicino e in un’altra vicino ad Adelaide, poi mi sono spostata a Sydney; ho visitato Canberra, fatto una vacanza a Byron Bay e vissuto in un altra farm poco distante.

Ho lavorato alla raccolta delle olive, alla biglietteria di una mostra che proveniva direttamente dal museo L. da Vinci di Firenze, in un caffe’, a pulire le cucine dell’ostello e tra un lavoretto e un altro ho fatto varie esperienze come wwoofer (qualche ora di lavoro in cambio di vitto e alloggio.)

Ho conosciuto ragazzi provenienti da un po’ tutto il mondo. Niente di straordinario, questa e’ la vita che solitamente fanno i backpackers: guadagnare qualche soldo, fare wwoofing, spostarsi, vedere posti nuovi e fare un po’ di vacanza, scoprire che l’Asia e’ quasi una tappa obbligata, circondarsi di amici.

Quello che c’e’ secondo me di straordinario e’ lo spirito con cui si fa: si segue un po’ l’istinto, un po’ la voglia di quel momento, un po’ le conoscenze fatte, il tutto accompagnato dalla liberta’ delle proprie scelte e dall’assenza di chi ti giudica, perche’ sei circondato da chi fa la tua stessa esperienza e incontri chi e’ abituato a vivere in una terra popolata di ragazzi con lo zaino in spalla. Straordinario e’ anche quello che questo tipo di esperienza ti puo’ insegnare: io mi sono sentita arricchita e non penso servano altre parole per descrivere questo agli ‘animali strani’ che popolano questo mondo!

Detto questo, come lo immaginate un rientro alla vita ‘normale’?

Il rientro in Italia e’ stato fonte di innumerevoli chiacchierate con chi viveva la mia esperienza; quante volte abbiamo valutato i pro e i contro, l’impatto emotivo, le difficolta’ del nostro Paese. Quante volte ho pensato che quella era la meta finale non solo dopo l’esperienza Down Under, ma dopo 13 anni che a casa tornavo per qualche weekend, a Natale e d’estate.

Il posto in cui volevo costruire il mio futuro e avere una vita che sapesse anche un po’ di routine. Il rientro non e’ stata una scelta fatta a cuor leggero, insomma. Avevo immaginato che non sarebbe stato facile e adesso lo posso dire: e’ stato difficilissimo.

Sono tornata a casa a fine giugno 2013, dopo una vacanza a Bali con due carissimi amici con I quali poi ho fatto il viaggio del rientro (e’ un po’ come se mi fossero venuti a prendere e per me e’ stato bellissimo perche’ questo mi ha permesso di addolcire la partenza).


Dopo aver respirato l’immensita’ dell’oceno e vagato per un continente vastissimo, mi sono trovata circondata da una mentalita’ chiusa e da persone che tendono a giudicare chi non ha una vita ‘regolare’ (scuola/universita’, lavoro, famiglia, bambini).

La mancanza di lavoro, che azzera ogni orizzonte e ti fa fare I conti con te stesso e con la tua autostima (e con chi continua a non credere che sia davvero cosi’ difficile). La mancanza di meritocrazia e un sistema basato quasi esclusivamente su conoscenze e spintarelle. A quelle caratteristiche insite nel nostro dna che prima di andare all’estero pensavo fossero di tutti: il ‘fatta la legge, trovato l’inganno’, quel nostro modo di cercare ogni via possibile per aggirare il sistema (non pagare le multe, il canone, l’assicurazione, dichiarare il falso, il zero rispetto per le cose comuni e l’appropriarsi delle cose altrui): il nostro essere furbi, che se fatto da tutti mi viene ancora da pensare che contribuisce giorno dopo giorno allo sfacelo a cui stiamo assistendo. La nostra burocrazia lenta. La paura dello straniero che sta degenerando rendendoci razzisti.

Allo stesso tempo qui avevo e ho tutto cio’ che non avevo e non avrei avuto altrove: la mia famiglia, le mie amiche di sempre, gli amici, gli affetti. Le ‘cose’ che per me contano di piu’. Il pensiero che se un gioro avro’ dei figli possano crecere vicino ai nonni. E quello che del nostro essere italiani amo: il nostro senso della famiglia, dell’amicizia, della socialita’ e convivialita’, il senso del gusto, della bellezza e di una cucina gustosa e ricca. Anche questi aspetti insiti nel nostro dna e che non trovi ad esempio nella cultura anglosassone.

Il fronte sul quale da subito ho combattuto e’ stato quello della ricerca lavoro, perche’ non si vive d’aria, ne’ d’amore. Ho vissuto due anni di lavori saltuari: la segretaria d’albergo, la maschera a teatro, l’assistenza, lo sportello dell’ospedale, la pulizia delle palestre e dei cessi delle palestre (passatemi il termine, perche’ racchiude molto di quello che non-ci-offre il nostro Bel Paese e racchiude tutta la rabbia, la disperazione e la delusione di questo lungo periodo passato e mandare cv, fare colloqui, prendere contatti e non vedere risultati.)

Non passava giorno che non pensassi se avevo fatto bene a tornare in Italia, a lasciare prima l’Inghilterra e poi l’Australia. Mi sale ancora l’ansia se ci penso: avevo perso ogni entusiasmo, la voglia di fare, vivevo sempre con un velo di stanchezza, fatica e delusione e di immensa nostalgia. Dopo due anni la svolta e’ arrivata: un lavoro piu’ sicuro e stimolante, che mi ha ridato un po’ di speranza nel futuro e qualche possibilita’ piu’ concreta. Mi sta dando stabilita’ e questo per me significa fare nuovamente progetti, godermi il tempo libero e tutte le ‘cose’ belle che mi hanno riportata qui.

Ad aprile, quando e’ stato il momento di mettere giu’ le ferie, quel continente lontano ha fatto di nuovo capolino. Come sarebbe stato tornarci in vacanza? Mi avrebbe di nuovo rapita o mi avrebbe restituito quel pezzo di cuore rimasto la’?

Il 7agosto sono atterrata a Melbourne, pazza di felicita’! Per 18 giorni mi e’ sembrato di vivere in un sogno: in ogni posto c’era qualcuno ad aspettarmi. Ho rivisto tutti gli amici e le persone che hanno reso unica l’esperienza fatta laggiu’ e con le quali e’ rimasto un legame: ci siamo ritrovati, raccontati, aggiornati, abbiamo condiviso la gioia di un incontro dopo tanto tempo e la voglia di rivederci ancora, magari in un altro angolo di mondo! Sono stata a Melbourne, St. Kilda, Frankston, Sydney, Manly, New Castle, Byron Bay, Dunoon e Brisbane. Ho ripercorso un po’ gli stessi passi, in maniera diversa e lasciando spazio a qualche deviazione. Ho rivissuto tante emozioni e ricordi. Mi sono lasciata di nuovo incantare dalla bellezza che l’Australia offre.

Ho camminato tanto. Ogni tanto mi sono fermata. Mi sono liberata della rabbia, la stanchezza, la delusione, la fatica vissute. Ho respirato a fondo l’immensita’ di quell’oceano che tanto mi e’ mancato e mi circondava, infondendomi serenita’.

E mentre camminavo, passo dopo passo, pensiero dopo pensiero, raccoglievo i pezzetti di cuore che erano rimasti qua e la’ qualche anno fa.

E col cuore di nuovo integro, il 25 agosto sono tornata a CASA. Per davvero!
Un saluto che torna a casa.

Sara

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