Ciao a tutti gli “animali strani” che seguono questa mia “fotorubrika” Maktub! Grazie anche all’aiuto e interesse di Ornitorinko. Oggi presentiamo l’undicesima puntata di questo progetto, la quale racconterà in parte due viaggi sui vecchissimi treni della rete ferroviaria d’Albania, datati Luglio 2012. Un viaggio nel tempo, dove scene autentiche di vita quotidiana si mescolano ai ritmi moderni di un mondo sempre più omologato.


Sguardi (foto sopra): Memorabile. Ho viaggiato in Albania da nord a sud, da est ad ovest, tagliandola a zig-zag seguendo dei vecchi binari arrugginiti. Treni vecchissimi che attraversano campagne sconfinate, mentre la maggior parte della popolazione sfreccia su strade asfaltate a bordo di automobili. Dicono che il progresso sia anche questo! La ferrovia qui arrivò molto tardi, quasi un secolo dopo rispetto alla maggior parte dei paesi europei. La costruzione dei binari iniziò durante il periodo comunista ma il paese rimase isolato dal resto d’Europa per molti anni. L’unico collegamento diretto era col Montenegro, utile per trasportare materie prime e minerali fino al confine con l’ex Unione Sovietica (URSS). Oggi si contano 447 km per le linee principali e 230 km per quelle secondarie. Le persone stesse del posto mi sconsigliano vivamente di usare i convogli ferroviari per spostarmi all’interno dell’Albania. Rotti, lenti, sporchi, pericolosi e inaffidabili, ripetono cantilenando. Allungo pochi Lek alla bigliettaia della stazione che con uno sbadiglio mi porge il resto. Il prezzo del biglietto per le quattro ore di viaggio che ci separano da Tirana è lo stesso di un caffè … circa centoventi Lek.

Paesaggio (foto in alto): Scrostato, cigolante, privo di corrente elettrica. I vetri rotti, le cuccette malmesse… numerosi fori di proiettile corrono su entrambe le fiancate e le porte dei bagni si aprono verticalmente, come gli sportelli di lussuose macchine. Il treno parte con venti minuti di ritardo, giusto il tempo di spostare quattro mucche che pascolavano ingenuamente sui binari. Scricchiola, oscilla a destra, poi a sinistra, si snoda e finalmente parte. Mi ricorda il bruco-mela del Luna Park, quando da bambino ci salivo per pochi centesimi. Il treno và, lasciando le portiere spalancate sbattere ritmicamente al vento. Il paesaggio è bellissimo. A sinistra verdi colline, a destra campi di grano appena tagliati. Il sole fa lentamente capolino tra la foschia mattutina. Dopo un paio di fermate cominciano a salire i primi passeggeri, in gran parte contadini coi loro ortaggi e qualche gallina fin troppo vivace. Prendono posto donne anziane con vestiti tipici. Mi guardano curiose. Hanno il viso segnato dal tempo, il quale le rende apparentemente sagge e misteriose. Si mettono a lavorare con gli uncinetti, fabbricando accessori colorati da rivendere al mercato di Tirana.

Passi (foto sopra): Scoppia un violento temporale! Un paio di giovani zingare con ampie gonne colorate si accomodano nella mia stessa cuccetta. Il controllore passa, oblitera il biglietto tagliandolo a metà con un paio di forbicine. Le due ragazze non hanno il biglietto, il controllore (una simpatica donna sui 55 anni) scuote la testa e mi fa cenno di seguirla vista la compagnia presente. Nessun problema da parte mia, rimango seduto con le due nuove compagne di viaggio. La più giovane delle due sembra pazza, urla frasi incomprensibili e ride divertita. Mi offre una sigaretta e poi gesticolando chiede se ho fame o se ho qualcosa da mangiare. Le mostro la mia ultima scatoletta di tonno. Inizia a frugare nella tasca rattoppata, tira fuori una pagnotta di pane, un peperone verde e me li porge. Rimango estasiato dal regalo! Vorrei ringraziarla a dovere ma con un balzo è già scesa dal treno. Mostrando i suoi pochi denti al cielo, si incammina sotto la pioggia riparandosi con un telo di plastica.

Pensieri (foto sopra): L’arrivo a Tirana è un pentolone di colori, suoni e sensazioni. Metti piede a terra e ti è quasi impossibile definire l’ambiente. Quando il vapore si dirada e le urla si placano, capisci che la stazione è posta attaccata al mercato cittadino nel quale quasi tutti i passeggeri si accalcano per riuscire a vendere qualche prodotto. Vedi ortaggi volare, galline sgozzate e vendute al momento, conigli audaci scappare dalle gabbie. Vivendo certe scene senti una sensazione strana crescerti dentro … è come avere nostalgia di un’epoca mai vista, vivere attimi autentici e semplici in un mondo sempre più omologato. Incontro un vecchio ferroviere davanti la stazione … racconta le cronache del metallurgico costruito a Elbasan. Scherzando narra la leggenda locale di una capra che, entrata nell’impianto altamente inquinato per mezza giornata, ne è uscita con due teste in più.

Continuiamo a raccontare…

Matthias Canapini

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