15134780_10211276769497803_3295234596281903196_nCiao, mi chiamo Michael Di Pietro e ho 29 anni, vi ricordate di me? Anche io come molti “animali strani” in questo blog ad un certo punto ho vissuto il momento di rottura con la vita che ti chiedono di fare: casa, ufficio, macchina, coppia stabile, matrimonio, figli, mutuo…e ho deciso di partire.

 

Più o meno un anno e mezzo fa qualcosa dentro di me si è rotto e la prima cosa a cui ho pensato è stato lasciare l’Italia alla volta del Messico. Non è stata una decisione molto ponderata, più che altro è stata dettata dall’istinto. Ho fatto la valigia e via! Non sapevo come sarebbe andata, di certo, mai avrei immaginato che un anno e mezzo dopo sarei stato in una laguna del Caribe messicano a raccontare questa storia.
La prima tappa è stata Città del Messico, e qui potete leggere il primo articolo per Ornitorinko in cui descrivo le ragioni della rottura.
Nel momento in cui scrivevo quelle parole non ero per nulla sicuro che il Messico sarebbe stata casa mia per tutto questo tempo, e per chissà quanto ancora.
L’inizio non è stato assolutamente facile. Le difficoltà di vivere in una cultura totalmente diversa da quella europea sono enormi, ma abbandonata la visione occidentale della vita tutto ha iniziato a raddrizzarsi.
Per i primi mesi ho provato a cercare un lavoro “normale” ho iniziato a mandare un po’ di curriculum e a fare colloqui di lavoro ma al momento di chiudere l’accordo sorgeva il problema del visto.

Purtroppo, o vedendo come sono andate le cose, per fortuna, nessuno ha voluto mai farmi da sponsor, così io ho continuato la strada intrapresa a fine 2014, quando dopo aver lasciato il lavoro ho iniziato a cercare clienti in internet in vari siti come elance e freelancer.

 

Quasi contemporaneamente ho trovato dei clienti stabili e subito dopo una scuola di italiano (Società Dante Alighieri) mi ha aiutato a regolarizzare la mia presenza in questo Paese.

 

Il fatto di non trovare un lavoro “regolare” è stata la mia fortuna perché in questa maniera sono potuto entrare a far parte dei cosiddetti nomadi digitali e finalmente diventare l’unico titolare del mio lavoro e del mio tempo.

Cosa faccio quindi?

 

Lavoro nel campo della comunicazione del marketing digitale. Se vogliamo dare un nome alla mia professione sarebbe Social Media Manager/Strategist/Specialist, segliete voi quale dei tre vi piace di più. Seguo progetti digitali per vari clienti in tutto il mondo.

 

Questo lavoro mi ha permesso in questo (quasi) anno e mezzo, di viaggiare in moltissimi posti del Messico arrivando fino al Costa Rica.

 

Come base ho sempre tenuto Città del Messico, dove dopo essersi sparsa la voce del mio lavoro ho conseguito vari clienti.

Sono arrivato in Messico conoscendo solo qualche parola di spagnolo, dopo solo qualche mese tra i miei clienti c’era pure il nome di grandi marchi internazionali.

 

Mi reputo un esempio del “nulla è impossibile” se si ha davvero voglia di raggiungere un obiettivo.

 

Dopo oltre un anno di città qualcosa mi si è rotto nuovamente. Va bene, sono il titolare del mio tempo, ho molto tempo per me, ma non mi piace quello che vedo. Troppi palazzi, troppe auto e soprattutto troppe persone stressate e arroganti.
Ho bisogno di un cambio e per quello cerco un’alternativa più legata alla natura. C’è un posto che in uno dei miei ultimi viaggi mi ha rapito il cuore. Si chiama Bacalar, un pueblo magico che affaccia in una laguna nel Caribe Messicano.
Viene chiamata la laguna de los 7 colores per le differenti tonalità di blu che ha l’acqua. È stato amore a prima vista. La prima sensazione che ho avuto è stata quella che fosse un paradiso in terra. Per quel motivo ho deciso di ripartire da qui.
Ho lasciato i rumori dei clacson e le urla delle persone a oltre mille km di distanza. Allo stesso tempo ho lasciato tutte le cose che ho ritenuto superflue, mettendo in una sacca da viaggio solo il minimo indispensabile per vivere: qualche maglietta, qualche pantaloncino corto, mutande, calzini, costume da bagno e il fedelissimo mac. Ho lasciato la mia casa in una delle zone più belle della città (la Roma) barattandola per una tenda da 3 persone tutta per me e che ora sta in una “spiaggia” di Bacalar. Distanza dall’acqua più o meno 5 metri.
Ho deciso di sperimentare un nuovo metodo di lavoro: il digital work away. Sicuramente già conoscete il work away, e io ho deciso di applicarlo alla mia situazione, quindi offrire in cambio di vitto e alloggio, servizi di comunicazione digitale.
In questa maniera ho dato un deciso taglio alle spese, il che mi permette di dimenticarmi almeno per un po’ del denaro tiranno.
Tutti mi hanno sempre detto: “per viaggiare hai bisogno di soldi”. Non è vero un cazzo, per viaggiare devi aver voglia di metterti in gioco, buttarti, sfruttare ogni opportunità e cambiare totalmente la mentalità che questo mondo cerca di inculcarci.
Questo non lo lego solo alla mia esperienza. Nei vari viaggi fatti e soprattutto in questa ultima esperienza ho conosciuto davvero tante persone che viaggiano in maniera alternativa, da sole, con pochi soldi e offrendo spesso servizi in cambio di qualcosa da mangiare e un riparo per la notte.
Viaggiano in autostop, evitano tutte le spese inutili limitando lo sperpero di denaro e alcuni di loro arrotondano vendendo oggetti da loro stessi creati.
Sembra incredibile ma ho conosciuto persone in viaggio da anni che hanno girato mezzo mondo in questa maniera.
Sto imparando che due parole molto importanti sono: adattamento e selezione.
Adattamento a ciò che hai e a quello che ti capita cercando di tirar fuori il meglio da ogni situazione, e selezione, ossia liberarti da tutte quelle cose superflue che riempiono la vita di quasi tutti noi. Macchina, televisione, 5 paia di scarpe, 7 paia di jeans… Cose, nient’altro che cose.
Da qualche tempo il mio ufficio è una hamaca con vista laguna, non uso scarpe né magliette, il 90% del mio tempo il mio unico indumento è un costume da bagno.
Tutte le mattine mi sveglio all’alba e vado a nuotare mezz’ora circa per svegliarmi meglio. Nel corso del giorno poi, se riesco faccio altre due sessioni di nuoto.
Lavoro un numero di ore adeguato e mi godo la vita a pieni polmoni. Tutto quello che ho sta in una sacca da viaggio, sempre pronta per andare da un’altra parte.
Ho abbandonato gli aperitivi in piazza, e li ho sostituiti con l’emozione che mi dà il sole quando sorgere dall’acqua tutte le mattine. Non passo i sabati pomeriggi al centro commerciale, non esiste nemmeno un centro commerciale qua, la cosa che più gli somiglia è un vecchio discount. In compenso ho potuto riprendere una delle mie passioni: la barca a vela. Infine ho sostituito la discoteca con i tramonti. Quando il sole si abbassa dietro la vegetazione mi piace stare nel mezzo della laguna con un kayak, dove posso sentire solo il rumore del vento, delle onde e degli uccelli dell’isla de las aves. Mi addormento su una sdraio con la testa all’insù mentre cerco di contare tutte le miliardi di stelle che mi coprono la testa.
Magari non sarà una vita come quella che ci insegnano a vivere, ma sinceramente non la cambierei con nessun’altra.
Nel momento in cui capisci che l’ufficio non è la vita, che i soldi non sono poi così fondamentali e che la vita è meglio riempirla di esperienze ed emozioni piuttosto che di cose il gioco cambia davvero. Cambiano le regole, e quelle le fai tu. Tu decidi quello che vuoi, non una pubblicità o la società consumistica e sprecona che hanno creato. Quando si capisce che la felicità non risiede in un oggetto ma in noi stessi e in quello che possiamo desiderare ci si accorge che alla fine le cose di cui una persona ha bisogno sono ben diverse da quelle che abbiamo sempre pensato.
Stare con me stesso poi mi ha fatto scoprire di avere una forza che non avrei mai pensato di avere. Mi ha fatto capire che posso, che sono un essere completo e indipendente da (quasi) tutto. Ho perso la paura di molte cose, l’insicurezza. Ho capito che la “solitudine” non è una minaccia, ma un dono, e la condivisione con le altre persone deve essere un piacere. Infine ho imparato forse una delle cose più importanti: ho imparato a condividere parole, immagini e sogni, non più solo oggetti.
Un saluto dal Caribe,

 

Michael