cristian-chieregatiMi chiamo Cristian Chieregati ho 37 anni e sono di Torino. Da quando mi sono trasferito ad Arrecife, capitale di Lanzarote, la più orientale delle isole Canarie, sono diventato un ornitorinko.

L’animale in gabbia ero io, nei panni del classico impiegato in un’azienda nel torinese.

Storia abbastanza comune di una vita che era diventata di una monotonia quasi asfissiante.

Dentro di me quello che ancora non avevo ben identificato (era un ornitorinko in fase embrionale) però mi stava già lanciando dei segnali i quali venivano puntualmente ignorati dal sottoscritto per convenienza ma soprattutto paura.

Senza dimenticarsi delle persone intorno a me che per quanto care mi dissuadevano sempre dai tentativi di un seppur minimo cambiamento, in virtù di quel famigerato posto fisso diventato un’ossessione.

Il menù della casa era questo, e di sicuro non stimola l’appetito.

A smuovere le acque immobili in cui vivevo doveva quindi intervenire un fattore esterno, qualcosa di imprevedibile che non avrei potuto contrastare.

Fortunatamente per me questo fattore imprevedibile ha preso le sembianze di una ragazza, Irene, con cui tutt’ora felicemente vivo a Lanzarote.

Dunque il sasso era lanciato e le acque si stavano smuovendo.

Il fatto che Irene sia di Pisa, che ci obbligava a frequenti e periodici spostamenti sull’asse Torino-Pisa, ha ulteriormente contribuito a restringere i panni che stavo indossando.

Dopo più di anno trascorso forse più con i passeggeri improvvisati e sconosciuti di Blablacar che con lei, era arrivato il momento di porsi quelle fatidiche domande che ognuno prima o poi dovrebbe farsi.

Ma soprattutto, non scansarle e darsi delle risposte.

Che facciamo? Dove si va? Quesiti che lì per lì sembrano retorica ma se li si prendono seriamente, ti stendono.

Il cambiamento era nell’aria e l’aria sempre di più aveva il sapore del mare.

Si trattava a quel punto di decidere dove andare, e tra la Mole e la Torre pendente abbiamo deciso di percorrere una terza via. Ma quale?

Il mare appunto era nei sogni di entrambi, e un’isola è sembrato da subito l’obiettivo da perseguire; la scelta è caduta su Lanzarote dal momento che Irene già ci era stata ed a me è bastato una vacanza per capire che quella era la destinazione.

Solo una breve menzione riguardo la reazione dei “cari” in seguito alla mia decisione. La paura di cui sopra era soprattutto alimentata da quella ristretta cerchia di persone, genitori o parenti, che in virtù del bene che ti vogliono finiscono per consigliarti l’assoluta immobilità accontentandosi di quello che si ha, visti i tempi che corrono.

Appunto, i tempi corrono e non tornano indietro, quindi la cosa da fare era mettersi a correre.

Il mio cambiamento, quindi, non è stato accolto con alcun favore né comprensione, il che mi ha spinto ancora di più ad andare avanti ed affrontare quello che c’era da affrontare, paure o domande che fossero.

Ed è così che il 17 Febbraio 2016 siamo arrivati a Lanzarote, col biglietto di sola andata.

Ed era l’unica cosa che avevamo, a parte una camera in un residence per una decina di giorni, nell’attesa speranzosa di trovare una sistemazione definitiva.

Quando abbiamo trovato l’appartamento, fortunatamente entro la scadenza della prenotazione ma comunque in extremis all’ultimo giorno, siamo passati alla fase 2 del progetto.

Che si fa?


Domanda che per me è ancora più difficile e complicata rispetto all’altra, visto che da quando ho iniziato a 20 anni a lavorare ho sempre fatto l’impiegato, senza mai pormi il dubbio se fosse stato meglio fare qualcos’altro.


Dopo qualche mese passato a spargere curriculum, sono andato a lavorare in un negozio di bici a noleggio; bello ed entusiasmante per un po’, ma poi ho iniziato a risentire quell’aria stantia che per troppo tempo ho respirato.

Ed è così che, dopo la bellezza di un mese, ho esercitato il mio ritrovato diritto alla libertà e me ne sono andato.

Questo breve episodio mi ha però fatto ricordare che se ero a Lanzarote era per un motivo specifico: cambiare la mia vita e, visto che il dove l’avevo già assecondato, il cosa restava ancora in sospeso.

Il ragionamento che ho seguito è di una semplicità che se ci ripenso ora, mi domando come ho fatto a non arrivarci prima: se decidi di cambiare vita devi farlo sotto ogni aspetto, altrimenti il rischio è quello di ricascare in quella vecchia, in barba a quella libertà che stai cercando.

La libertà lavorativa l’ho quindi trovata nel più logico dei luoghi, internet, gestendo la sezione di un blog in cui condivido la mia passione per tutto quanto riguarda l’enologia, dalla vigna alla cantina al vino, e per la quale ho anche studiato al corso da sommelier dell’AIS di Torino.

Se volete leggere ciò che con tanta passione scrivo sarò lieto di accogliervi e, come si fa con i buoni amici, offrirvi un calice di buon vino e fare un brindisi a tutti quegli “animali strani” che un bel giorno si sono svegliati.

Un saluto doc.

Cristian

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