martina-bagalaMi chiamo Martina Bagalà, ho 23 anni, sono nata e cresciuta a Milano, e al momento vivo in una piccola cittadina a nord di Dublino, anche se la mia esperienza sta per volgere al termine.

Sono partita da Milano il 24 agosto 2015, ero stanca della vita che stavo facendo, un lavoro che non rispecchiava gli anni di studio alle spalle. Dissi a me stessa che alla mia età non ci si può permettere di non essere felici, non avevo nulla da perdere e sentivo che era ora di andare.

Così un giorno di Maggio iniziai a fare ricerche su internet, il mio inglese povero non mi permetteva di partire serenamente alla ricerca di un lavoro, optai per diventare ragazza alla pari; vitto e alloggio pagati ed una piccola paga settimanale in cambio di qualche lavoretto in casa e del tempo speso con i bambini. Dopo estenuanti ricerche per trovare la famiglia che più mi sembrasse “adatta” avevo finalmente il mio biglietto per l’Irlanda. Certo partire per l’ignoto mi spaventava, piansi giorni interi quando salutai i miei amici, la mia famiglia. Quel pianto si trasformò in sorriso sul volo che mi avrebbe portato verso qualcosa che sentivo sarebbe stato magnifico.

Vivo in una città di mare chiamata Skerries, che conta non più di 10 mila abitanti.
Sorprendentemente la comunità di ragazze alla pari qui è veramente numerosa, perciò non mi è stato difficile fare nuove amicizie sin dall’inizio.
Il fatto di aver vissuto in una famiglia, mi ha fatto vivere come fossi una di loro, capire e apprezzare la cultura irlandese diversa dalla nostra anche se solo a 2 ore e mezza di volo.

Guardo fuori dalla finestra ora e piove, si è proprio come te lo raccontano, i prati sono verdi e la pioggia qui scende orizzontale a causa del vento.

La pioggia può durare per giorni interi, ma mai dimenticare di guardarsi alle spalle: un sorprendente arcobaleno può nascondersi proprio dietro di te (ricordo ancora lo stupore del primo che vidi appena arrivata). Considerando che 200 giorni all’anno piove, il miglior rifugio per gli irlandesi sono i loro amati pub, e l’atmosfera che si prova sorseggiando una pinta di Guinness mentre viene cantata “Galway girl” dal vivo è qualcosa che faccio fatica a descrivere.

La primavera inizia il 1 febbraio e l’estate il 1 di maggio, rimasi scioccata quando il bambino di 6 anni di cui mi prendo cura mi spiegò il loro calendario, e tutt’oggi mi sembra senza senso;

L’inverno è cupo e freddo ma d’estate il sole (o meglio la luce) sembra non tramontare mai;

La tipica espressione irlandese : “What’s the craic?” vuol dire tutto e niente;

Non importa che ci sia il sole, la pioggia o la neve, gli irlandesi si lamenteranno sempre del meteo;

Quando incroci uno sconosciuto per strada ti sentirai dire: “Hey, How are you?” ma non è realmente intenzionato a sapere come stai, ci ho messo un po’ a capire che dovevo rispondere semplicemente con un ciao e non divagarmi su quanto fossi irritata a causa dell’incessante pioggia o dell’eccessivo freddo;

Quando si scende dall’autobus si ringrazia sempre il conducente, e ci si mette in fila persino per far entrare i bambini a scuola.

Cose che se mi fermo a pensare erano nuove, alla Martina appena partita per la sua esperienza.

Ho girato l’Irlanda con le mie amiche: mi sono ritrovata a dormire in ostelli per 15 euro a notte, cosa che se me l’avessero detto un anno fa, non ci avrei creduto, avrei detto: “ IO? MAI!”

Provato decine di birre diverse, ed anche qui, a me la birra proprio non piaceva…

Mangiato così tanto mashed potatoes e carote che a vederli ora mi viene la nausea.

Non tutta la mia permanenza è stata facile, ci sono stati momenti no, momenti in cui mi sono sentita incredibilmente sola ed in cui ero “HOMESICK”, ho vissuto in una realtà completamente diversa da quella che avevo lasciato alle mie spalle.

Ero abituata ad un ritmo frenetico in una grande città come quella di Milano, sempre di corsa. Qui nessuno corre, neanche quando piove.

Ho persino sentito la mancanza della metropolitana… Durante il mio soggiorno qui in Irlanda ho acquistato un economico volo per Londra, mi sentivo a casa nella Tube: gente di corsa sulle scale mobili, un caldo impressionante e ovviamente l’odore che solo chi prende la linea rossa alle 8 di mattina per andare in università o lavoro sa di cosa sto parlando.

Ho incontrato persone da tutto il mondo in questo mio viaggio, e ognuno mi ha insegnato qualcosa di diverso. Spagnoli, francesi, tedeschi, brasiliani, messicani, svedesi… E da ogni persona ho ascoltato storie ed esperienze completamente diverse tra loro.

Sono venuta nell’isola di smeraldo per imparare l’inglese, ma forse è l’ultimo punto nella lunga lista delle cose apprese in questo anno.

Mi sento cambiata profondamente, ho vissuto momenti ed emozioni che porterò sempre nel cuore.

Non ho ancora deciso cosa farò tornata in Italia, sicuramente presto o tardi tornerò a viaggiare, ma con una consapevolezza diversa.

Un saluto che ha l’Irlanda nel cuore.

Martina

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