simone paccagnella 2Ricordi d’Australia. Sembrano passati secoli da quei due incredibili anni vissuti fra Melborune, Sydney e Candlebark, la scuola nascosta nella foresta. Sono tornato diverso.

Ho cambiato oltre dieci lavori e alcuni me li sono inventati, ho visto persone dai lineamenti a me sconosciuti, ho capito cosa significhi essere valorizzato al lavoro, ho compreso la bellezza di vivere in una società che funziona, un luogo dove il primo pensiero di ogni cittadino non è di infrangere la regola ma di rispettarla; ma ho anche visto l’esagerazione in tutto questo.

Vorrei condividere su Ornitorinko, due anni dopo il mio articolo, la mia Australia.

E accennarvi di un’altra fantastica storia.

A fine Dicembre 2013 avevo in mano due pezzi di carta importantissimi: la mia laurea e il volo di sola andata per l’Australia. Da solo.

Iniziai da Melbourne. Scelsi la meta a naso, tutto odorava di avventura. Melbourne è per me sinonimo di equilibrio fra la metropoli e il verde: ha parchi sparsi ovunque, enormi, ricchi di fauna, pulitissimi, verdissimi. Ho nostalgia delle sue piste ciclabili a doppia corsia su ambo i lati che si snodano in ogni direzione. Semplicemente perfetto. Punto dolente: il mare. E’ piatto e spesso sporco, essendo situata in un golfo, quindi se cerchi di meglio preparati a macinare km.

Il mio primo lavoro lo incontrai dopo otto giorni, ancora mezzo confuso dal jet lag: facevo il barback di notte in un locale su Chapel Street, la via notturna più famosa.

Guadagnavo 20 dollari l’ora lavando bicchieri e sistemandoli rapidamente ogni venerdi e sabato sera. Avevo trovato una bella casetta a South Melbourne stringendo una profonda amicizia con la proprietaria che dopo una settimana decise di non farmi più pagare l’affitto: cose che succedono anche nei film.

Amo l’Australia perchè se hai voglia di fare e osare ti verrà data una possibilità, al contrario dell’Italia dove cercheranno in tutti i modi di non farti emergere, sia le persone con la loro negatività e invidia sia il sistema con le sue leggi impossibili.

Esempio pratico: ragazzo italiano ventenne si mette a fare il dolce della nonna a casa e lo fa assaggiare ai managers dei migliori cafe della città, girando in bici con una mini borsa frigo.

Risultato: cominciai a fare e vendere dolci alla mattina. Il guadagno era ottimo ma non avevo tempo e attrezzature per trasformare il gioco in una cosa seria, così abbandonai, ma mi rimane ancora oggi il gusto della soddisfazione e la forza della fiducia nelle mie idee.

Trovai poi lavoro come lavapiatti il sabato pomeriggio in uno dei cafe dove vendevo il mio dolce: proprietario italiano, la paga era misera. Prima regola lavorativa: stare lontano dagli italiani, non migliori la lingua e non ti pagano mai come dovrebbero. Mi propose poi di sostituire lo chef dell’altro suo locale quando riposava: ed eccomi da solo in cucina a fare uscire piatti. Amazing. Tre lavori per tre giorni e un guadagno di quasi 400 dollari alla settimana.

Girando sempre e solo in bici dovevo fare attenzione alla polizia: se non hai il casco mentre pedali, la polizia australiana ti ferma, ti fa la ramanzina paterna (ci credono davvero) e poi ti multano. Una volta mi inseguirono a luci spiegate, giuro. La prima contravvenzione fu dolorosissima: 180 dollari e la mia espressione incredula. Sissignori, centottanta. La seconda volta me la cavai meglio…

Gli australiani sono maniacali nel seguire la regola!

Amo l’Australia perchè ti mischia a culture che neanche ti immaginavi esistessero, ti confronti con idee e modi di vivere di luoghi lontani. Sydney è un agglomerato di ogni tipo di personaggio asiatico, dal cinese al taiwanese, dal nepalese al thailandese, dal giapponese all’indiano, dal vietnamita all’indonesiano.

Ho vissuto con gente della Mongolia, Cina, Iran, Vietnam, Nepal, Nuova Zelanda, oltre che con i pazzi Australiani, i sorridenti sudamericani e gli Europei.

A Sydney ci sono stato quasi un anno e ho sempre avuto due lavori allo stesso tempo, il che significa che non avevo mai il giorno libero e una o due volte a settimana facevo doppio turno: avevo tanta voglia di fare e di non pensare e Sydney mi ha dato quel che volevo.

Ho iniziato con il salumiere/formaggiaio in una enorme grocery di due giovanotti liguri, poi sono finito con una persona interessantissima, Arthur, uno dei più famosi lavoratori di marmo del paese.

Dopo qualche mese mi resi conto che il marmo non era la mia strada, anche se quel piccolo e simpatico personaggio mi aveva insegnato tanto a livello umano, e mi dedicai full time nel locale sulla spiaggia. Amo l’Australia perchè se lavori nei giorni festivi la paga oraria raddoppia, come giusto che sia, quindi significa che la settimana di Natale e capodanno, avendo lavorato tutti i giorni, mi spettarono quasi 1000 dollari.

Purtroppo con il Working Holiday Visa puoi rimanere massimo sei mesi con lo stesso datore di lavoro e così dovetti cercare altro, ma stavolta avevo le idee chiare: un lavoretto piacevole che pagasse bene e uno dove avrei imparato a fare il bartender.

Ed eccomi dentro la gelateria più rinomata di Sydney, o forse di tutto il continente, a servire centinaia, forse migliaia di gelati ogni sera: file infinite di clienti che bloccano la strada, musica techno a palla, gente giovane che salta mentre chiede “cup or cone?!”, mancie da ristorante e tanti, tanti, ma proprio tanti gusti da poter assaporare ogni giorno.

La cosa più incredibile era il salario: il più alto mai incontrato. E se lavori la domenica pagano di più. Dopo una settimana che iniziai alla gelateria Messina, ecco che ricevo la email di un ristorante spagnolo situato nel cuore pulsante della city, dove girano i soldi: da giovedi a sabato pedalavo fra gli enormi grattacieli bancari. Qui iniziò la mia carriera da bartender, con tanto di camicia e cravattino.

Ho avuto la fortuna di vivere 4 mesi in un angolo di mondo che a volte mi sembrava irreale.

Decisi di ottenere il mio secondo visto svolgendo gli obbligatori tre mesi tramite wwoofing, ovvero in un volontariato. In realta' ci tornai anche dopo, dato che avevo scoperto un pezzo del mio paradiso.

Candlebark è una scuola privata situata in cima a una collina all’interno di una riserva naturale giagantesca mai toccata dall’uomo bianco. Qui John Marsden, il più famoso scrittore australiano, ha creato il suo sogno: bambini e ragazzi che studiano, imparano, si confrontano e si divertono all’aria aperta, circondati dalla foresta e seguiti da maestri che in realtè sono personaggi ricchi di esperienze e con una visione della vita decisamenteispirativa.

Oltre alle normali classi, il programma prevede lezioni di cucina, di scacchi, di falegnameria e di arte. Il mio compito consisteva in 4 ore la mattina tra guidare il quad per recuperare la legna fra scenari mozzafiato e canguri curiosi che saltellavano ovunque, dare lezioni di scacchi, aiutare la cuoca e mille altri lavoretti manuali in giro per la riserva.

Ah, due volte al giorno dare da mangiare a cavalli, maiali, oche e capre. La mia dimora: antica casa vittoriana con un grosso camino, un giradischi e l‘odore di altri tempi che non ti lasciava mai. Facevo il fuoco ogni sera e passavo ore perso fra le sue fiamme mentre fuori, nell’oscurità selvaggia, si poteva ammirare la via lattea.

Zero internet e nessuna persona nel raggio di una decina di kilometri: spettrale per qualcuno, irresistibile per altri (probabiblmente per tutti gli “animali strani”).

E proprio in questo angolo di mondo nascosto, cullato dalla natura e dal silenzio, sotto l’influenza di un grande scrittore sviluppai il mio primo libro: il bisogno che mi portavo dietro da troppo tempo di raccontare il viaggio del mio dopo Erasmus, l’avventura in autostop fra le terre dell’Est Europa in compagnia di un grande amico spagnolo.

Proprio a Candlebark nacque il libro che racconta di due giovani Erasmus che, terminato il loro incredibile anno di studi in Estonia, decisero di ritornare a casa con un pollice alzato, attraversando Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Croazia e Slovenia, senza una mappa e con nessuna idea di come fare o dove andare, lasciandosi semplicemente trasportare dagli eventi e dagli sconosciuti amici della strada.

E Kerouac aveva ragione, la strada può diventare una droga.

Tornato dall’Australia decisi di mettere “2Erasmus in Autostop” in una campagna crowdfounding: un libro che qualunque “animale strano” che si rispetti dovrebbe avere la curiosità di leggere!

Acquistando un semplice ebook o un cartaceo si aiuta la campagna a raggiungere il goal, che in parole povere significa aiutare me a realizzare il mio sogno: pubblicare un libro, senza conoscenze o intrallazzi…

Una grande storia per ogni amante dal cuore avventuriero.

E qui chiudo.

Per chiunque voglia farmi domande inerenti all’Australia o al mio libro mi può contattare attraverso il mio profilo Facebook.

Ciao Ornitorinki!

Simone Paccagnella

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