Marzia D'AscenzoMi chiamo Marzia D’Ascenzo, ho 38 anni, sono nata a Milano e cresciuta in provincia. Dopo aver vissuto 35 anni alla ricerca della realizzazione di tutto ciò che la società impone, ho deciso di privarmi di ogni cosa e di essere padrona solo della mia vita.

Ho abbandonato la zona di comfort in cui vivevo, l’ho fatto dopo aver affrontato l’esperienza in solitaria del Cammino di Santiago. Il cammino è spietato, ti sfinisce, ti mette davanti ad uno specchio per mostrarti le tue fragilità. Io ho visualizzato la mia vita e ciò che sarebbe potuta essere. Ho capito che cosa non volevo più: la staticità… intesa non solo come movimento fisico, ma di luoghi, incontri, storie e culture.

Al mio ritorno non ero più la stessa perché il Cammino toglie per donarti qualcosa di più importante, ti insegna a rinunciare al superfluo per comprendere l’essenziale, ti svuota perché tu possa capire che vi è lo spazio ed il modo per riempire la tua anima di tutto ciò che ti rende felice.
Ti destabilizza sotto ogni forma, ma è proprio lungo il percorso che il tuo io interiore si rinvigorisce e rinasce grazie ai traguardi giornalieri, agli incontri, alle piccole scoperte e a ciò che ti lasci alle spalle. Ho pensato di voler vivere in movimento proprio per questo motivo. 

Ho scelto di mollare tutto: Milano, lavoro, casa, amici e famiglia. Non ho mai avuto alcun dubbio e dove gli altri vedevano follia pura, io vedevo il principio della MIA VITA.

Mentirei se dicessi che è stato facile o che è tutto bello, ma credetemi se vi dico che ogni più piccola fatica è stata ripagata da un’immensa gioia. A 37 anni ho preferito rompere gli schemi, seguire la mia anima e vivere il presente. Venti mesi fa, ho fatto uno zaino e sono partita.

Macinando chilomentri, incontrando viaggiatori, cambiando paesi, mi sono resa conto di quanto i limiti mentali ed i pregiudizi ci rinchiudano in gabbie dorate. Ho compreso che i limiti ce li creiamo noi e che è possibile farli svanire o spostarli, ogni giorno, un po’ di più.

I pregiudizi purtroppo derivano dalla società, dalle abitudini, dalla religione e da tutto ciò che vuole farci stare in uno schema, ma è possibile annullarli. Ho scelto di vivere un viaggio non basato solo su continenti, confini o visti, ma un’esperienza che metta alla prova tutti i miei sensi e che mi permetta di conoscere le persone, le culture e le usanze che rendono ogni luogo diverso dall’altro.

In un momento storico in cui ci si chiude in individualità, io ho scelto di aprirmi al diverso, senza paura. Ho scelto di scoprire il mondo attraverso le persone.

Non mi sento “un animale strano” per quello che faccio, ma mi reputano tale perché ho scelto di non rientrare nello schema classico.

Più mi guardo intorno e più mi accorgo di quanto sia una peculiarità “italiana”.

Ho incontrato tanti viaggiatori, a volte molto più giovani di me e con più esperienza.  Ci sono paesi per cui “viaggiare” sia una cosa normale e non vi è ragione alcuna di avere un blog o pensare di scrivere un libro.

Personalmente ho mollato tutto seguendo l’onda dei viaggiatori “parto per il giro del mondo” non conoscendo la geografia, senza avere un piano, non preoccupandomi più di tanto di ciò che sarebbe successo, non avendo mai viaggiato prima, non sapendo l’inglese.

Ho incontrato due viaggiatori straordinari, Claudio Pelizzeni e Diego Albertin, ed ho iniziato ad interrogarmi sul mio andare…da allora, dentro di me, tutto è cambiato.

Ho capito che non mi interessano solo le meraviglie del mondo, fare selfie o mettere bandierine. Ho ridimensionato il mio progetto e scelto di viaggiare più lentamente e vivere i luoghi. Forse ne vedrò di meno, ma ho scelto di viverli e non solo di attraversarli. I miei condizionamenti sono diventati lo stimolo per portare alla luce quella parte di mondo che nessuno ci racconta e la possibilità di smitizzare paure comuni basate sulla non conoscenza.

Viaggio alla ricerca dell’amore, inteso come energia positiva alla base di tutto, per dimostrare che esiste un mondo, fatto di persone buone, diverso da quello raccontato dalla TV.

Ho compreso che ognuno di noi ha la possibilità di “cambiare il mondo”, o almeno il pezzettino che attraversa. Con il mio viaggio porto alla luce realtà non conosciute o solo immaginate, con il mio agire dimostro che i piccoli gesti valgono molto per chi li riceve, non ci impoveriscono e fanno bene ad entrambi.

Sono in viaggio da 641 giorni, ma ogni giorno è come se fosse il primo. Ad ogni risveglio mi sento come una splendida farfalla del Laos (le più belle e grandi che io abbia mai visto) pronta a godersi tutto ciò che la vita le concederà. Ho attraversato Spagna, Portogallo, Nepal, India, Thailandia, Laos, Cambogia, Sri Lanka e Malesia.

In India ho rischiato di morire ed ho compreso il vero senso del “qui e ora”. In Nepal, Cambogia e Sri Lanka ho scelto di fermarmi per collaborare in case famiglia. Ho donato ogni mia competenza, ma i bambini mi hanno insegnato molto di più. Ho imparato il valore delle piccole cose, a riconoscere il superfluo, a fidarmi, a sorridere e a ringraziare.

Ho imparato l’amore puro proprio da loro a cui è stato negato, il rispetto per la diversità e l’importanza della fiducia. Il mio viaggio è un viaggio verso il prossimo… che sia un amico che mi ospita, una persona che incontro in ostello, uno sconosciuto che mi raggiunge, un viaggiatore che incontro o persone che conosco nei luoghi che scelgo di visitare. Il mio viaggio continua a sorprendermi, modellarmi e cambiarmi con il mutare dei luoghi.

Ad ogni risveglio vedo una Marzia diversa che si riflette allo specchio. Attendo le rughe da anni ed il mio viso sembra ringiovanire. La luce dei miei occhi si alimenta nonostante la mancanza di elettricità. Il mio sorriso ormai è un dato di fatto. Mi stupisco di me. Mi stupisco di coloro che incontro. Mi stupisco del mondo. Mi stupisco della potenza della vita… quella vera… dove si è felici veramente con poco.

Fuori dai confini italiani ho potuto studiare e praticare religioni differenti: induismo, buddismo, sick, Islam, cattolicesimo. Questo mi ha permesso di comprendere che esiste un solo Dio e che il rispetto reciproco è possibile…la Malesia lo dimostra benissimo. Ho seguito corsi di yoga e meditazione, ho imparato che molti dei nostri stati d’animo, o problemi fisici, possono essere curati con una vita più sana. L’Asia mi ha donato spiritualità e consapevolezza.

Al momento mi trovo in Malesia e tra quslche giorno farò ritorno in un piccolo paesino dello Sri Lanka dove ho già trascorso sei mesi accettando una richiesta di collaborazione, ma rifiutando il salario propostomi. Ho progettato, raccolto fondi e sto seguendo i lavori di strutture che possano migliorare le condizioni igienico-sanitarie.

Vivo all’interno della struttura e sono la sorella maggiore/mamma per 38 bimbe/ragazze. Aiuto con tutte le mie competenze possibili e mi occupo, anche economicamente (grazie a chi sostiene i miei progetti), di cose che non sono priorità per loro come ad esempio corsi extra scolastici, ospedale, dottori, acquisto frutta, dentista, momenti di svago, lezioni di inglese.

Ho scelto di fermarmi temporaneamente perché lo Sri Lanka è un Paese dilaniato da una guerra interna terminata meno di 10 anni fa, è un Paese in crescita e che ha voglia di riscattarsi. Ne ho percepito l’energia di crescita. Ho deciso di aiutare il centro che mi ospita, per garantire un presente migliore, e dove possibile, fare qualcosa per le ragazze più grandi per concedere loro un domani di speranza.

Spesso leggo ciò che accade in Italia o in Europa, leggo l’odio ed il disprezzo per chi è disperato, diverso o di religione non cattolica.

Mi accorgo di come non esista nessuna forma di tolleranza e non mi riferisco solo nei confronti degli immigrati, mi riferisco anche ai vicini di casa, ai gruppi di amici, ai compagni di scuola, alle famiglie in cui, ciò che viene etichettato come “diverso”, diventa vittima delle peggio reazioni altrui.

Il benessere ha portato all’egoismo.

Un figlio omosessuale, una ragazza più grassa, un problema fisico diventano motivo di isolamento e spesso suicidio. Si può definire civile una società simile? Dov’è l’amore se non lo proviamo neanche per chi è parte della nostra famiglia? La mia apertura al mondo ed a ciò che temevo, per ignoranza, mi ha mostrato che siamo tutti uguali, esseri umani, che il cuore ha la stessa forma e che il sangue ha lo stesso colore.

La vita è una, sacra e da vivere con consapevolezza. Spesso la natura mi ha mostrato quanto io sia insignificante, per poi abbracciarmi e farmi sentire parte del cosmo. Un cielo stellato che puoi quasi toccare, un fondale marino che non ti fa sentire umano, l’immensita’ dell’Himalaya che ti paralizza, la grandiosità dell’Everest che ti incanta, il silenzio del deserto che sembra surreale, i colori delle foreste pluviali che stordiscono e la potenza delle cascate che ti rinvigorisce sono il mezzo per capire chi sei e che posizione hai nel mondo. In quei momenti puoi solo chiudere gli occhi, respirare a pieni polmoni, sorridere e ringraziare…questa è la vita. Siamo tasselli di un tutto che per funzionare bene necessità di rispetto e amore.

Se avete voglia di uscire dalle vostre gabbie dorate e conoscere altre realtà attraverso le mie esperienze potete seguirmi su facebook.

A presto da una nuova latitudine e longitudine di vita.

Marzia

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