Peppino ImpastatoMi chiamo Giuseppe Impastato, ma tutti qui a Cinisi, nella piana di Palermo, mi chiamano Peppino

Sono nato il 5 gennaio 1948, quando la guerra era ormai alle spalle e tutti si affannavano volenterosi a dimenticare povertà e sofferenze.

Vorrei potervi raccontare di aver trascorso un’infanzia dorata, serenamente circondato dall’affetto di una vita “normale”, ma purtroppo non è andata così…

Sono nato in una famiglia mafiosa: mio papà era mafioso, mio zio era mafioso. Descrivere la mafia e cercare di spiegarla è talmente difficile, che solo loro, gli affiliati alle cosche, sono davvero in grado di farlo per bene… per cui, guys, ci proverò, ma non garantisco il risultato.

Lo Zio Cesare (Manzella) nella mia piccola cittadina non era soltanto il fratello di mia madre, ma il mafioso più potente del posto, quello a cui ti rivolgevi se avevi un problema e che eri costretto ad onorare e venerare durante le processioni di paese, più di Gesù e di Santa Rosalia… che pure le statue, assurdamente appesantite da inestimabili carichi di gioielli, dovevano passare da sotto casa loro. Perché beh, mio padre era si mafioso, ma il mio vicino di casa, Gaetano Badalamenti, era ancor più mafioso di lui.

Curioso vero?!?! Esiste anche nell’illegalità una gerarchia di potere, ben costituita ed accettata, una velata capacità di intimidire il prossimo senza necessità di farlo apertamente… con una sola occhiata o un sopracciglio sollevato in segno di disappunto.

“Ti farò una proposta che non potrai rifiutare” …quando guardavo Il Padrino, avrei voluto tanto protestare alla visione di questo simil-romantico del cinema americano… perché Il Padrino non è mai stato Marlon Brando… e i veri mafiosi sono cattivi e ignoranti… capaci di commuoversi per la morte di un cane, ma pronti a sparare al primo che non risponda ai loro desideri. Come lo è stato per me, con una bomba piazzata sulla ferrovia di Cinisi, in una bella sera di maggio.

Capaci di straziare a tal punto il mio cadavere da lasciarne solo dei brandelli appesi ai pali della luce, uomini talmente imbevuti di onnipotenza da pensare di essere più forti della legge e della giustizia. 

Ehhh amici… la mafia esiste, lo sappiamo tutti, ma sapete perché? Perché funziona!!

Anche dalle mie parti c’era un ufficio di collocamento, ma era sempre vuoto… perché la gente il lavoro aveva smesso di cercarlo da un pezzo e perché se camminavano cento passi da casa mia, lì si che lo trovavano un efficiente ufficio di collocamento! In fondo “Zio Gaetano” non chiedeva granché: il voto compiacente alle elezioni e poi, chissenefrega!! Non è mica un mio problema!!!

Il mio vicino il lavoro lo aveva trovato perché proprio zio Tano glielo aveva procurato… ed era pure un buon lavoro: ragioniere al Comune di Palermo… poco importava se si doveva ricambiare un favore…

Oggi però vedo che il problema mafia, non è una questione geografica come ai miei tempi…

Già, i miei tempi. Quando per non perdere la faccia, mio padre decise di cacciarmi di casa… oggi è così tutto più semplice… a nessuno sembra più interessare perdere il proprio onore…

Mio padre poi, era un mafioso serio. Mica poteva permettersi di avere un figlio socialista in casa! Uno che lavorasse in radio e ribollisse di rabbia ed indignazione all’acquiescenza di tutti i suoi amici! Un pazzo che si era candidato alle elezioni del Comune tra le file socialiste, talmente folle da pensare di cambiare la società, di dileggiare i mafiosi e le loro attività!

La mia radio, Radio Aut: come ne ero orgoglioso… e come mi divertivo con quelle “Onde pazze”!!! Ogni giorno mi arrovellavo il cervello alla ricerca dell’appellativo più adatto da affibbiare ai ben noti membri delle cosche… vicini di casa tranquillamente a passeggio per le strade del paese.

Il mio preferito era dedicato a lui: Gaetano Badalamenti, lo zi Tano, Tano Seduto durante le mie dirette …

Tano Seduto come il capo Sioux, ma senza coraggio e dignità… capace solo di minacciare attraverso i suoi scagnozzi o con lettere assurdamente anonime…

Che poi, detto tra noi, lo sapevo che sarei morto, che prima o poi mi avrebbero ucciso ma che lo avrebbero fatto proprio il giorno prima dei risultati delle comunali… beh… oltre al danno, anche la beffa… perché il seggio me l’ero guadagnato, ma ormai da morto, forse, non aveva più importanza.

Però, la lezione era giunta forte e chiara ai miei concittadini. Poco importava che il maestro fosse un assassino, che Tano Seduto si fosse alzato un attimo dal suo trono per schiacciare quel buontempone di Peppino Impastato che non solo esagerava in radio ma aveva avuto l’ ardire di sfidare il sistema…

Questa è la fine dei ribelli, ci lasciano la vita ed anche il corpo!

La mia mamma poi… neanche aveva avuto un corpo su cui piangere… perché quel senza-dio socialista di Peppino se l’era cercata!!! E poi… poiché si doveva mettere tutto a tacere, beh, raccontiamo che si è pure suicidato!!!!

Ebbene sì: avevano venduto un omicidio per un suicidio… perché Peppino ammalatosi di depressione, si era gettato sui binari e, poiché magari il treno non sarebbe stato sufficiente , si era anche attaccato ad una bomba… e… beh si era fatto esplodere senza tanti complimenti!

Mia madre la scuoteva indignata la sua testa, perché lei ed i miei amici più cari, loro sì che lo sapevano che amavo la vita… la amavo tantissimo, anche se sapevo che avrei dovuto rinunciarci molto presto….

Vi siete mai chiesti qual è la più grande virtù dei meridionali???

La pazienza: quella che ti fa aspettare anche anni per ottenere un tuo diritto, che ti fa fare anticamera per ore in attesa di essere ricevuti dal potente di turno, perché la gente del Sud ci è nata con la pazienza nel sangue… ci è nata con la povertà… ci è abituata… non sente neanche la necessità di protestare…

Ed io… che ormai… ero già bell’è morto, ne ho avuta di pazienza (del resto avevo l’eternità davanti no?!?!)… ed alla fine ho vinto: Tano Seduto ha smesso di sedersi orgogliosamente sul suo trono di sangue e si è dovuto accontentare delle fredde pareti di una cella…

Si è scoperto che è vero: questo strano mostro informe che chiamano mafia esiste e sarebbe anche il caso di combatterlo, no?!

Oggi altri Peppino hanno preso il mio testimone e stanno impartendo una nuova lezione… forse, continueranno a morire per le loro idee… per abbattere un sistema ormai talmente radicato da esserne part integrante… consapevoli che la pazienza non sarà mai rassegnazione!

La mafia uccide ed il silenzio pure: perciò cantiamo, amici, a squarciagola, perché nelle terre dei malvagi non c’è mai la musica e perché io, da qui, ho bisogno di un po’; della vostra compagnia!

Peppino Impastato

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Testo a cura di Francesca Ferrante da un’idea di Dome Aiello.