Nicola MerciadriMi chiamo Nicola Merciadri, ho 32 anni, sono di Camaiore (provincia di Lucca) e oggi mi trovo in Australia.

Che dire… Facevo parte di quello che io chiamo “il ciclo”: laurea, lavoro, macchina, ragazza, casa, figli. Poco prima di laurearmi in Scienze Motorie, iniziai a lavorare in un centro di fisioterapia della mia amata Versilia.

Dopo molti anni di soddisfazioni, l’idea del viaggio mi entrò nella testa quasi per scherzo e col passare del tempo si fece sempre piu’ importante. Mi ritengo fortunato perche’ la mia posizione mi permetteva di prendere 3 mesi di aspettativa, “provare la nuova vita” e decidere con calma se tornare al mio posto di lavoro oppure “rischiare”.

Per me che non parlavo una parola di Inglese, la decisione sembrava palese: 3 mesi di scuola di inglese e poi di nuovo sul posto di lavoro che mi piaceva. Non fu cosi… Dopo circa 4 settimane dal mio espatrio in Scozia, ad Edimburgo, decisi di “rischiare” e dare le dimissioni. Una decisione sofferta, non facile che però non rinnego. Perché le cose che ho imparato, le persone che ho incontrato, le nuove abilità che ho imparato strada facendo, ne sono valse e ne valgono la pena!

Dovevano essere tre mesi.
Sono, ad ora, 3 anni.
36 mesi.
144 settimane.
1095 giorni.

Mai come adesso sono felice di guardarmi indietro e vedere la strada che ho fatto. Senza nessun rimpianto.
Il 1° Marzo di tre anni fa decisi di chiudere un capitolo della mia vita.

Un capitolo che mi ha portato a conoscere molte persone, alcune veramente speciali. Altre meno. Ma va benissimo cosi. Avranno avuto le loro buone ragioni.

Grazie al nuovo capitolo iniziato tre anni fa, riesco ad apprezzare ogni singolo momento che mi è stato regalato in passato. Sia esso positivo o negativo.

Nel qui e ora di adesso, sono felice.

Mi piace pensare che Tutto abbia influenzato le mie decisioni, portandomi qui. In questo punto. Adesso. In questo presente.

Con davanti un grande viaggio da intraprendere con umiltà e consapevolezza.


Perchè se c’è una cosa che ho imparato in questi tre anni, è l’accettare il grigio.
Si, il grigio. Colore scuro, triste e opaco ma che racchiude in se il bianco ed il nero. Una sorta di punto di unione tra i due opposti per eccellenza. Il punto di mezzo.

Accettare il grigio non significa non avere una propria idea.
Significa accettare quella altrui, capire e farsi una nuova idea. Molte volte, migliore.

Per questo motivo, molte delle mie certezze sono crollate come castelli di carte colpiti da un forte vento. Spazzate via.

Se ti viene insegnato che il Rosso è @rancione e cresci pensando che il colore Rosso sia @rancione, mentre tutti ti dicono che si, il Rosso è @rancione; morirari con la certezza che quel cazzo di Rosso sia @rancione.

Se i pesci Rossi, o @rancioni!?, potessero parlare, ci direbbero che il loro mondo finisce poco più in là del buco dell’acquario in cui sono immersi.

Triste.

Se avessero la possibilità di muoversi liberamente, ci direbbero che preferiscono nuotare nel mare o nell’oceano. Dove numerosi altri pesci vivono. Alcune volte pericoloso. Molte altre, spettacolari. Un pò come mi è capitato in questi tre anni.

Ho incontrato molte persone.
Tutte con una storia diversa urlata al mondo. Bianchi. Neri. Gialli. Rossi. @rancioni. Ho ascoltato.

Molte di queste storie sono entrate ed uscite senza lasciare traccia. Altre sono rimaste, cambiandomi.

Perchè quando sei di fronte a realtà differenti, ti confronti. Ti fai delle domande.

Se hai fortuna e sei disponibile ad accettare il grigio, trovi anche le risposte.


Sicuramente alla fine del processo, sei una persona diversa.


Cresciuta.

Ho imparato ad ascoltare il mio “stomaco” e seguire il “flusso”.

Sono sensazioni difficili da descrivere a parole per uno che
non è avvezzo a scrivere.

Il primo è una sorta di flash interno che in una frazione di secondo ti spara un’ infinità di stimoli al cuore. Bypassando il cervello, la ragione. Ti fa dire si o no. Di getto. Senza pensarci o ragionarci troppo. Istintivamente.

Alcune volte, poche, sbaglia. Altre, molte altre volte, ci azzecca di brutto. Ascoltatelo.

Come frequentemente capita, il primo porta al secondo. Quel “flusso” che, se seguito, ti regala esperienze nuove.

Esperienze che possono essere paragonate a dei puntini consecutivi disegnati su un foglio di carta.
Molte volte sembrano insensati. Altre volte meno.

Poi, dopo un pò di tempo, voltandoti indietro ti rendi conto che quei puntini hanno un senso e possono essere uniti con una linea ben precisa. Un senso ed una linea che ti hanno fatto vivere cosi intensamente da trasformare, per esempio, quei tre mesi di aspettativa in Tre anni.

Ho capito, una volta di più, quanto sia e sia stato fortunato. Una famiglia che mi vuole bene. Amici che sento regolarmente. Di quelli a cui puoi dire: “ti ricordi 10 anni fa quando andammo..!”.

Una passione che ho capito essere parte di me. Una di quelle che ti regala gioie ed emozioni.
Un passato fatto di persone speciali.
Un presente costruito con le mie mani.
Un futuro che spero essere ancora più bello.

Onestamente. Non mi aspetto niente. Passato e futuro sono due concetti che agiscono sul nostro presente.
L’unico che è possibile influenzare con la nostra volontà.
Si, perchè questi Tre anni mi hanno regalato la capacità di assaporare del momento presente.
Il passato è parte di noi. Il futuro lo sarà.
Il presente è quello in cui viviamo.
Tanto vale goderne.

Ho provato sulla mia pelle cosa significa “razzismo”. Quello bastardo. Subdolo. Una delle cose peggiori. Perchè non importa quanto tu stia dando il massimo. Il tuo passato. Il tuo modo di essere. Le tue idee.

Quando tutto viene annientato da una questione di provenienza. Di colore della pelle o di lingua.
Ti senti impotente di fronte a tanta ignoranza. Ti metti in dubbio. Come se quel rigurgito di merda, fosse colpa tua. Ma non lo è. Sono loro che sono sbagliati.

E’ in questi momenti che la lontanza da casa, si fa sentire.
E’ in questi momenti che ci è richiesto di essere forti.
E’ in questi momenti che ci dobbiamo rialzare più forti di prima.

A parer mio, per farcela ci sono regole e principi da tenere in considerazione. Umiltà. Sacrificio. Voglia di imparare. Entusiasmo. Resilienza.

Cinque parole che messe bianco su nero, su uno dei tanti blog che internet ci offre, possono passare inosservate. Ma sono queste cinque parole che ci permettono di rialzarsi e combattere di nuovo verso quelli che in molti chiamano sogni.

E se la strada intrapresa è troppo facile, molto probabilmente, ci sta portando al sogno sbagliato.
Non esistono scorciatoie.

Se ripartirei? Si. Subito.

Perchè voglio essere sorpreso molte volte ancora.
Perchè voglio imparare ancora molte cose.
Perchè voglio incontrare ancora molte persone.
Perchè voglio cogliere ancora molte ispirazioni.
Perchè so che non è facile.

Ma so che darà soddisfazione. Ah, dimenticavo, se volete potete anche seguirmi sulla mia fanpage!

Un saluto che ha scelto il colore grigio,

Nicola

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