Ciao a tutti gli “animali strani” che seguono questa mia “fotorubrika”, Maktub! Grazie anche all’aiuto e interesse di Ornitorinko. Oggi presentiamo l’ottava puntata di questo progetto, la quale racconterà qualche aneddoto relativo ad un mio vecchio viaggio in Kosovo, dove ho incontrato bambini dalle infanzie fragili ma anche un grandissimo impegno solidale da parte di una ONG italiana con sede a Milano: AIBI.

Infanzia ritrovata


Foto sopra – Infanzia ritrovata:
Arriviamo finalmente alla celebre struttura
“Pan di Zucchero”. Situata all’interno di una scuola, si divide principalmente in due salette e, incuriosito dai colori vivaci che emana, entro nella stanza da gioco. Puzzle, pupazzi, fogli e colori da disegno, peluche, tende, libri, palloni e birilli. Mentre nell’altra stanza tengono la riunione settimanale coi genitori affidatari, io mi avventuro in questo universo colorato. I bambini mi guardano perplessi, poi iniziano a sorridere e giocare come un attimo prima che arrivassi. Entra una luce tiepida nella stanza, rendendo gli oggetti di un particolare color rame. Aiuto i bambini a preparare una frittata ma all’invito di assaggiare un uovo di plastica rimango perplesso, facendoli scoppiare in una risata collettiva. Chiedo i loro nomi. C’è Ardita, Elmedina, Elhame, Shqipe, Leon, Butrini e Fjolla, ognuno coi suoi occhi in grado di trasmetterti qualcosa. Occhi impauriti, meravigliati, sorpresi, sbarrati, stanchi.

Aiuti


Foto sopra – Gli Aiuti:
Questi bambini, che vanno dai tre ai dieci anni
d’età, provengono dai contesti più svariati. Qualcuno è stato allontanato dal padre perché mentalmente instabile o dalla madre perché tossicodipendente e che si prostituisce abitualmente per comprare eroina. Le reazioni dei bambini quindi dipendono dalle situazioni da cui provengono. Molti inizialmente sono timidi, chiusi o traumatizzati anche solo dal contatto fisico.

Principessa


Foto sopra- La Principessa:
Passare del tempo coi bambini, guardarli ridere, giocare, urlare e meravigliarsi il più delle volte mi fa riflettere profondamente. Forse è dato dalla loro ineguagliabile spontaneità puerile. Mi chiedo spesso cosa voglia dire crescere senza genitori. Mi chiedo come si possa sentire un bambino quando è privato fin da piccolo di qualsiasi tipo di sostegno affettivo. Non avere nessuno che ti faccia trovare il pigiama sotto il cuscino prima di andare a letto. Nessuno che ti porti a mangiare un gelato al parchetto delquartiere. Nessuno che ti svegli al mattino sussurrandoti che è ora di alzarsi, infilare le scarpe e andare a scuola. Le circostanze che mi hanno portato in Kosovo sono da vedere in queste riflessioni e nel mio desiderio di voler approfondire il mondo delle adozioni. Un mondo complicato e burocratico ma estremamente solidale. Un mondo che ogni giorno cerca instancabilmente di ridar dignità a tutti quei bambini abbandonati a sé stessi, in Kosovo come altrove.

Piccolo pittore


Foto sopra – Il Piccolo Pittore:
Come a Pristina, passo del tempo coi bimbi, li guardo dipingere e giocare. Li seguo anche nel cortile dove, a bordo di tricicli e monopattini si sfidano in un’appassionante gara moto ciclistica. Il lavoro che svolge AIBI e la solidarietà delle famiglie sono i piccoli ingranaggi che continuano a muovere il mondo. Non il mondo violento, inquinato, egoista che vediamo ogni giorno … ma un altro mondo, fatto di veri rapporti umani, dolcezza, serenità, amore e volontà di aiutare chi sta peggio di noi. Peccato che questi due mondi vadano a braccetto dalla notte dei tempi. Riprendiamo la strada vecchia per Pristina (quella nuova è bloccata da due grandi massi quadrati). Ancora una volta mi lascio indietro tante storie. Ideali che resistono. Saluto il Kosovo come una bimba della casa famiglia ha salutato me: con una stretta di mano ed un caloroso sorriso.

Continuiamo a raccontare.

Matthias Canapini

Segui le orme di Ornitorinko anche su facebook!