maeva regini“Mamma, papà fatemi crescere nel miglior posto possibile!” Quando ho pensato queste parole devono essere trasparite molto bene dal mio sguardo. Non avrei potuto comunicarle in altra maniera, avevo solo un anno all’epoca.

Mi chiamo Maeva Regini, ora ho tre anni e mezzo e da quasi 12 mesi sono la capitana indiscussa di MyDream, modesta barca a vela di quasi (o appena, visto i giochi che mi sarei voluta portare) 12 metri, salpata dal porto di Ancona il 22 giugno del 2015.

L’obiettivo dichiarato era fare il giro del mondo, perdersi qualche anno tra isole e mari tropicali, per poi tornare a casa arricchiti nell’anima.

Con calma la mia richiesta si è depositata nel cuore dei miei genitori. Lentamente e caparbiamente MyDream puntava verso sud e verso ovest.

Qualche deviazione d’obbligo per non perdersi un mediterraneo ancora sorprendente. E poi l’oceano, con il suo vento, a volte gentile a volte rabbioso, ha diradato la nebbia dalle ottenebrate menti di mamma e papà, permettendogli di scoprire cosa il loro cuore aveva già intuito da tempo. Non stavamo facendo un girotondo, stavamo migrando!

Un modo un po’ strano, i nostri nonni emigravano in nave; un modo sicuramente molto lento, paragonato agli standard attuali. Ma chi ha fretta di arrivare, quando ciò che conta e arricchisce l’anima è il viaggio in sé, non la destinazione?

E poi che posti magnifici che vediamo ogni giorno, non si può proprio andar di fretta. Ma perché andarsene dal bel paese?

L’Italia e le Marche sono così belle, a dimensione d’uomo, con il mare e i monti, un bel clima e una tradizione culinaria rispettabilissima.

Purtroppo non sono le uniche cose che contano nella vita. Quello che voglio io, che sono una balda rappresentante dei giovani attuali, è meritocrazia, apertura mentale, possibilità di studio e di lavoro e un posto sicuro e bello dove potermi sbucciare le ginocchia. In poche parole vorrei certezza per il mio futuro, non nel senso di avere un posto fisso o un lavoro statale, ma nel senso che vorrò sfruttare al meglio il mio potenziale, avere intorno un ambiente ricettivo e non castrante.

Voglio essere sicura di poter diventare ciò che vorrò diventare!

Mentre pensavo a tutte queste cose (o meglio, ci stavano pensando mamma e papà), la scia di MyDream si allungava. Restano a poppa le Colonne d’Ercole, con quel fremito lungo la schiena ogni volta che le lasci alle spalle e ti inoltri in Oceano. Restano indietro le isole Canarie, con le nuove amicizie e le giornate spensierate in spiaggia. Resta indietro anche l’oceano Atlantico, bevuto in 22 giorni, alcuni di sofferenza, altri di divertimento.

Sì perché deve essere chiaro che in mare comanda il mare.

E più il mare e’ grande, più ha ragione lui! Quindi mentre fuori soffiano raffiche incredibili e grossi cavalloni ci inseguono per provare a bagnarci la coda, io e la mamma ce ne stiamo in cuccetta a guardare un film o a giocare. Resta fuori papà, momentaneamente delegato al comando e a prendersi in faccia (o sul collo) la furia del maltempo.

Se invece c’è il sole, l’aliseo passa gentilmente tra le vele, e le onde ci regalano qualche bel pesce, ecco che sul ponte torno io a comandare e sovrintendere a tutte le manovre. Compresa la pesca.

Essere nel posto giusto al momento giusto è fondamentale in mare; la rotta viene pianificata attentamente per evitare con ampio margine di trovarci in situazioni meteorologiche difficili.

Questo ci ha consentito finora di godere di un’estate perenne e di condizioni ottimali per la mia attività preferita: il nuoto! Come sfondo per le mie interminabili nuotate siamo stati in posti così belli da dispiacermi che da grande non me ne ricorderò che una minima parte. Ma non mi importa, ci saranno le foto e i video per farmi rivivere questi momenti.

E poi che bello giocare con bimbi così diversi da me, ti fanno capire quanto siamo fortunati ad avere decine di giochi, e quanto sia inutile averne così tanti.

Siamo così sciocchi a volerne ancora nella vana illusione che la felicità sia lì dentro. Ma le risate vere si fanno all’aria aperta, con un secchiello e un costume. E poi si gioca con quel che c’è; quante corse, quanti bagni, quanti amici con cui non riesco nemmeno a parlare perché non conosco la loro lingua.

E quante avventure immaginarie, quanti castelli, draghi, pirati, cowboy e principesse da salvare. Il risultato è sempre lo stesso: una fame da lupi, un sacco di sonno e la voglia di ripartire al massimo appena sveglia.

Intanto il germe della migrazione ha scavato nelle teste da adulti dei mie genitori, e dopo ponderate riflessioni, ricerche su internet, opinioni di gran viaggiatori hanno scoperto che Eldorado in realtà si chiama Nuova Zelanda.

Sembra che sia un posto stupendo per vivere sotto tutti gli aspetti, ha solo il difetto di essere dall’altra parte del mondo rispetto ai miei nonni.

Ma loro posso andarli a trovare in aereo, tremendamente più veloce che una barca a vela. Siamo tutti curiosissimi di arrivare, ma senza fretta, ci sono le stagioni da rispettare. E poi davanti a noi c’è l’oceano Pacifico, l’Oceano per eccellenza.

Già il suo nome è esotico, le isole che lo punteggiano ricche di fascino e di culture da scoprire. Ci sono ancora centinaia di chilometri di spiagge in cui voglio nuotare, bimbi da conoscere e con cui giocare!

Tra pochi giorni attraverseremo il canale di Panama in poche ore passeremo da un oceano all’altro. Ma la rotta sarà sempre la stessa: sud-ovest. MyDream è brava e se la ricorderà così come ci farà fare qualche deviazione alla scoperta dei posti più belli. Ci attendono ancora sette mesi di avventure che ora non riesco nemmeno ad immaginare e che riempiranno il mio cuore per il resto dei miei giorni!

Un saluto che continua a sognare,

Maeva

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