Roberta PadroniMi chiamo Roberta Padroni, ho 34 anni e sono sempre stata la ribelle e l’animale strano della famiglia. Come gli indigeni parlo poco ma penso molto, e agisco a freddo.

A 19 anni ho lasciato la mia città Cagliari per realizzare quello che, ai tempi, era un mio sogno: vivere e studiare a Roma. Con una laurea in Scienze della Comunicazione e un master in Marketing del Turismo dopo 8 anni ho deciso di seguire l’altro mio grande sogno che tenevo dentro dall’età di 16 anni: vivere in Inghilterra.

Sono arrivata a Londra il 1 Aprile 2009, e no, non era uno scherzo!

All’inizio non parlavo quasi per niente l’inglese, o meglio: riuscivo a farmi intendere, un pò a gesti, un pò con il mio inglese maccheronico, peccato non capissi le risposte!
Iniziai a lavorare al Mc Donald’s di mattina e andare a scuola di pomeriggio. La vita a Londra non è mai stata facile. Questa città ti prende l’anima, ti spreme, ti mette alla prova continuamente. Ma se tu le tieni testa, Londra ti premia.

Dopo quasi due anni, per caso, ricevo un’offerta di lavoro in Italia, e complice un periodo di grande stanchezza fisica e psicologica, decido di tornare a Roma.

Trovo una città cambiata da quella in cui ho vissuto per 8 anni: sporca, disorganizzata, pericolosa. Un lavoro con poche opportunità di crescita, uno stipendio troppo basso per arrivare a fine mese, una grande negatività per il futuro. E io, con la negatività, non riesco a vivere.

Avevo voglia di viaggiare, di scoprire nuovi luoghi, di fare nuove esperienze. Ma ero legata anche allo stereotipo e alla falsa sicurezza del lavoro. Volevo andare in Australia, ma “a fare che?” mi dicevano famiglia e amici. E i loro dubbi sono diventati miei.

Così persi l’ultima e unica occasione di partire con working holiday visa  per seguire una strada che, pensavo, mi avrebbe dato sicurezza e felicità: tornare a Londra.

Tornata in UK iniziai a cercare lavoro nel mio campo, turismo e comunicazione, ma alla fine intrapresi un’altra strada: il retail. Ho lavorato per i successivi 5 anni per alcune grandi e famose multinazionali del fashion, lavoravo spesso 15 ore al giorno, per alcuni periodi 6 giorni a settimana, avevo sempre meno tempo libero e gran parte dello stipendio andava via tra affitto e abbonamento alla metro.

Nei pochi giorni liberi, se si usciva, era per andare a bere in british style: a chi si ubriaca prima! Erano più i giorni in cui ero triste che quelli in cui ero felice. Ricordo un giorno mentre ero in metro che andavo a lavoro ho iniziato a piangere, da sola, perché io a quel lavoro non volevo andarci. Così come i bambini piangono perché non vogliono andare a scuola, io piangevo perché non volevo chiudermi un altro giorno, per altre 15 ore, dentro un posto di lavoro che non mi interessava, non era il mio, che mi avrebbe portato dove in realtà non volevo andare.

Sia chiaro: nessuno mi aveva portato lì, non avevo nemmeno studiato per fare quel lavoro lì, ho studiato per tutt’altro! Perché lo facevo allora? La mia giustificazione era perché venivo da un Paese in piena crisi economica, quindi dovevo ringraziare (chi poi?) che “per lo meno” a Londra avessi un lavoro, uno stipendio, una sicurezza.

La sicurezza in realtà era tutta una grande farsa! E se l’azienda fallisse? O se semplicemente andasse in crisi per la situazione economica del Paese, si metterebbero davvero problemi a licenziarmi?

Fu così che iniziai ad ascoltare quella vocina dentro di me che diceva di seguire la mia più grande passione: viaggiare.

Un giorno di dicembre decisi di stravolgere nuovamente la mia vita. Mi licenziai e comprai un biglietto per un viaggio di tre settimane in Colombia.

Scoprii questo Paese grazie ad un amore colombiano, guardavo foto, ascoltavo racconti, leggevo, e al ritorno dal mio viaggio in Colombia decisi di aprire il mio blog InColombia.it per raccontare la verità su questo Paese, ingiustamente sottovalutato a causa dei falsi stereotipi promossi dai nostri mezzi di comunicazione.

Tornata a Londra. Mi fissai l’obiettivo di risparmiare per poter ripartire un anno dopo e viaggiare in Colombia, lavorando per cambiare, nuovamente, la mia vita e seguire la mia più grande passione: viaggiare.

Iniziai a leggere e contattare persone che, prima di me, lo avevano fatto e c’erano riuscite. E’ stato grazie a queste amicizie virtuali che ho trovato la forza di andare avanti.

L’anno passato è stato molto duro e con tanti sacrifici: facevo un lavoro che non aveva nulla a che fare con me, ho dovuto rinunciare a una gran parte della mia vita sociale, prendevo il bus per risparmiare soldi perché la metro costava il doppio e quando potevo, camminavo. Mangiavo a lavoro per non fare la spesa (lavoravo in un ristorante). Le mie spese mensili erano: affitto, mezzi pubblici e palestra, l’unica attività che non ho tagliato dal mio budget mensile e mi ha aiutato a superare tanti momenti di crisi che ho affrontato. Ci sono stati giorni in cui pensavo di impazzire. Non uscivo mai, e se volevo vedere gli amici cercavo di invitarli a casa o andavo io a casa loro.

Riuscire a risparmiare soldi vivendo in una città come Londra è stato molto difficile, e tante volte mi sono chiesta: “mi darà la felicità?”.

Secondo la legge dell’attrazione quando davvero vuoi qualcosa, l’universo si impegna per aiutarti e ti manda continuamente messaggi per portarti in quella direzione.

Io incontravo spesso colombiani che mi incitavano ad andare avanti con il mio progetto, casualmente finivo in blog, in libri o davanti a persone che parlavano di chi ha lottato per le proprie passioni. Partecipai ad un festival colombiano a Londra in settembre e l’energia positiva che quel luogo sprigionava quel giorno non me la dimenticherò mai, era come se volesse dirmi “sì, questa è la strada giusta”.

Alcuni giorni dopo comprai il biglietto per Bogotà!

Il 28 gennaio 2016, per l’ennesima volta cambio vita, e seguo il mio sogno: viaggiare!

Molti pensano che io ora viva in vacanza, che abbia vinto la lotteria, e che la mia vita sia senza problemi.
A queste persone voglio dire che io sono solo una persona che non si è mai accontentata, e che ha sempre lottato duro per i propri sogni. Accontentarsi di qualcosa significa rimanere nella propria zona di comfort, e i cambiamenti avvengono solo fuori da questa zona, devono esserci sforzo, fatica e ambizione. La vita, che lo vogliamo o meno, è una competizione. E a vincere sono solo i migliori, e il migliore è solo un essere umano, proprio come me.

Io mi sveglio ogni mattina alle 7, accendo il computer e lavoro. Pranzo, poi studio e solo dopo esco a conoscere il Paese dove vivo. La maggior parte delle sere sono troppo stanca per uscire, oppure ho del lavoro da finire. Non bevo, non fumo e non mi drogo. Le stesse paure e paranoie che avevo a casa le ho qui. Gli stessi momenti up e down ci sono anche qui.

La mia famiglia è a 14 ore di volo da me, così come i miei amici.

Non guadagno più soldi, ma molti meno. Non ho una casa, la mia casa cambia più volte al mese. Non so cosa succederà domani, e questo mi fa sentire incredibilmente viva!

Un saluto che non si è mai accontentato,

Roberta

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