Alina IonNessuno decide in un’ora o in un giorno di partire per l’Africa.

Nessuno decide in un istante di rinunciare a tutto e di prendere un’altra strada, completamente diversa da quella percorsa in precedenza.

Nessuno trova la fede in un viaggio, qualunque sia la destinazione.

Nessuno cambia la propria vita in un mese.

Ci vogliono giorni, notti, settimane, mesi e talvolta anni per pensare. Molte esperienze trascurate o trattate con immeritata superficialità, quando si presentano, richiedono moltissimi dubbi, lacrime, decisioni, rassegnazioni, paure, coraggio.

Coraggio che non comporta assolutamente l’assenza della paura, ma il suo superamento. E a volte la paura non è solo paura, bensì terrore. E per superarlo ci vuole un costo che non tutti sono disposti a pagare.

“Lotta o fuggi” è un istinto animalesco assolutamente normale. Ce l’hanno gli animali, ma anche gli esseri umani.

Se ci ripenso, non ho deciso in un’ora di partire per l’Africa. Non ho deciso in 5-6 mesi di licenziarmi o di iniziare un’altra strada, un altro lavoro, un’altra attività.

A volte penso proprio che non abbia scelto nulla di tutte queste cose, sono state loro a scegliere me. L’Africa ha scelto me, il settore sociale ha scelto me, il volontariato mi ha scelto impercettibilmente 15 anni fa o forse più, soltanto che io non me ne sono mai resa conto.

Anzi, in modo razionale, ho addirittura combattuto contro queste decisioni. La decisione di partire è stata istintiva e la paura, trasformata in terrore poco prima della partenza, era determinata dalla ragione. Proprio come lo è stata la scelta tra business e sociale. Il mio lato razionale era “macchiato” dalle regole sociali, dalle idee degli altri lottava contro il mio istinto.

Mi sono resa conto che sarei partita per l’Africa nel momento in cui ho pubblicato su Facebook l’annuncio per la raccolta fondi. Mancavano due settimane alla partenza, avevo i biglietti comprati da febbraio. Nella mia testa avevo già pensato e ripensato un migliaio di volte che non sarei partita, che avrei cambiato idea, che sarei rimasta a Milano.

Non ho mai pensato che l’Africa mi avrebbe cambiato la vita, mi sembrava una cosa sciocca che accadeva solo nei film o nei libri, pensavo che tutto ciò succedesse soltanto ai sognatori e alle persone prive di un equilibrio, non ad un Toro concreto e pragmatico come me.

La mia vita era a Milano, e il cambiamento è avvenuto nel momento in cui Flavian Mihai, l’amico con il quale sono partita in Africa, ha iniziato a dubitare del suo sogno di fondare un’associazione. Io, per tirarlo su, gli ho detto che, se avesse avuto bisogno, lo avrei aiutato ad aprirla, continuando però ad avere un lavoro “normale”.  Bastava che l’aprisse, che non rinunciasse al suo sogno. Sebbene in quel momento il sogno fosse ancora unicamente suo. Io lo stavo soltanto aiutando a non buttarlo via. O almeno così credevo…

Non sapevo di essere un “animale strano”, anche se avevo letto tante storie negli ultimi anni, specie su Ornitorinko.com, sul blog e nel gruppo di Francesco Grandis e anche nel suo libro “Sulla strada giusta”.

Queste storie mi attiravano molto, e forse sognavo segretamente di poter vivere anch’io un cambiamento del genere, pero’ mi sembrava appunto troppo “strano”.

In tanti ci hanno lodato per il nostro coraggio di andare in Africa. In tanti ci hanno ammirato per il lavoro svolto lì: con i soldi della raccolta online abbiamo pagato le tassi annuali di scolarizzazione per 50 bambini, 70 certificati di nascita, abbiamo fatto 18 adozioni a distanza, pagato libri per una biblioteca locale ecc.

Abbiamo fatto tutto questo mobilizzando amici e sconosciuti a darci una mano per poter aiutare di più.

Ho sorriso ogni volta che sentivo la parola coraggio, pensando che non avevano capito proprio nulla. Io ho avuto bisogno di molto più coraggio di far finta, con me stessa e con gli altri, che quello che avevo prima dell’Africa andasse bene.

Ho avuto bisogno di coraggio per licenziarmi senza avere un piano B ben definito. Senza un altro lavoro, senza un uomo/una famiglia che mi dicesse “andrà tutto bene, stai tranquilla per due-tre mesi, pensa a quello che vuoi fare, che all’affitto e a tutto il resto ci penso io fino a che non decidi”. Ho avuto bisogno di coraggio per superare il terrore “di arrivare a dormire sotto i ponti” o di dover tornare a Bucarest, costretta dall’impossibilità di mantenermi da sola.

Erano solo pensieri. L’Africa ha iniziato a farmi paura solo quando ho cominciato a pensare a cose più o meno realistiche: alla mia asma allergica che poteva scatenarsi in qualsiasi momento anche solo per la polvere; all’idea di non sapere chi fossero le persone che avrei trovato lì. Non conoscevo il posto, non sapevo quanto fosse sicuro (anche perché pochi mesi prima un romeno era stato rapito in Burkina Faso).

Che cosa ho trovato in Africa?

Persone. Generosità. Fede. Ottimismo. Solidarietà. Persone.


Non ho trovato nulla di quello che non si potesse leggere in un qualsiasi libro che parlasse di un’esperienza del genere. Non ho trovato molte delle cose che altri hanno trovato qui, come ad esempio, animali esotici o paesaggi mozzafiato. Non li ho trovati perché non li ho nemmeno cercati. Non m’interessavano. Non sono andata in Africa da turista impaziente di vedere, ma come qualcuno che voleva sentire e vivere qualcosa.

L’Africa mi ha mostrato anche la risposta ad una domanda che mi perseguitava ormai da anni: perché ho perso così tanto tempo online, sui vari forum e poi su Facebook?

L’Africa mi ha dimostrato come fossi circondata da persone meravigliose, pronte a donare denaro, tempo, energia, idee e molto altro per una causa nobile.

Non sono stata io a scegliere tutto questo. Sono stata scelta. Sono andata avanti non perché così volevo, ma lottando contro la parte razionale che continuava a urlarmi dentro la testa: “Alina, sei impazzita? Che cosa stai facendo?”.

Soltanto ora capisco IL SENSO.

Lavorare per fare arricchire gli altri, per essere promossa o avere una carriera importante e uno stipendio alto non erano mai una motivazione abbastanza forte, cercavo sempre qualcosa di più, senza sapere esattamente cosa.

Adesso l’Africa non é più solo un nuovo posto da vedere, un continente sconosciuto, un mondo lontano ed esotico. Si è trasformato in un progetto concreto chiamato Haily, cioè in un’associazione di promozione sociale che vuole sostenere l’educazione nei Paesi in via di sviluppo, che vuole creare opportunità per chi non ce l’ha, che vuole offrire un futuro migliore a chi non ha la possibilità di crearselo da solo, senza sostegno.

Io e Flavian Mihai (foto in basso) abbiamo creato Haily a novembre 2015. Dal 6 marzo 2016 siamo tornati in Burkina Faso per restare qui alcuni mesi.

Flavian Mihai & Alina Ion


Vogliamo sviluppare una piccola scuola di cucito (foto in basso), aumentandola e ottenendo il riconoscimento dello Stato per offrire una chance in più alle ragazze di trovarsi poi un lavoro migliore. Per dare alle ragazze una possibilità di avere un futuro diverso dalle loro mamme. Perché in Africa quasi tutto il peso di una famiglia e del lavoro cade sulle spalle delle donne.

Scuola di cucito - Haily


Questo è solo il primo passo, ma ci saranno altri progetti che potrete sostenere seguendo i nostri canali social!

Un saluto Be Haily,

Alina

Segui le orme di Ornitorinko anche su facebook!