Claudio Pelizzeni 2È strano come quando si è in viaggio ci si guardi molto meno allo specchio rispetto a quando si è a casa.
Fu uno specchio, una mattina di ormai quattro anni fa a regalarmi l’illuminazione che mi ha permesso ora di trovarmi qui, in un deserto di sale della Bolivia.
 

Avevo visto i chili di troppo sulla pancia, qualche ruga in più e soprattutto lo sguardo spento di chi ormai aveva rinunciato a Vivere. Avevo rivisto il mio me stesso adolescente guardarmi con quell’aria così delusa da farmi svegliare da quel torpore dettato dal lavoro, la casa, la macchina, l’iPhone, la famiglia, gli aperitivi, i calcetti…

Avevo deciso di prendere in mano la mia vita e l’ho fatto. In un uggioso pomeriggio di marzo avevo dato le mie dimissioni per rincorrere quel vecchio sogno nel cassetto, ovvero fare il giro del mondo, senza neanche un aereo.

Sono Claudio Pelizzeni e qualche tempo fa ho raccontato a Ornitorinko di come tutto ebbe inizio. E ora Eccomi qui, 22 mesi dopo. 653 giorni dopo. 

A guardare la mia faccia riflessa in un sottile lago in un deserto di sale. Qui sembra di stare sospesi nel vuoto a danzare con le nuvole. Tutto il cielo viene riflesso nel suolo e io sono lì nel mezzo.

L’immagine è nitida, vedo i capelli lunghi, ormai biondi per il sole e il vento, la barba arruffata e lunga anch’essa, peró corvina, chissà perché. Vedo fin qualche ruga in più, d’altronde il tempo passa anche per chi viaggia ed è nomade. Vedo cicatrici che raccontano la mia storia. Vedo un po’ di inchiostro in più nelle mia braccia. Vedo amuleti e cianfrusaglie alle mani, ai polsi, al collo. Tutto mi racconta una storia. 

Vedo i miei vestiti, gli stessi da così tanti giorni, ormai scoloriti, rotti, sfilacciati. 

Vedo i miei occhi, finalmente felici. Li guardo bene, intravedo gli altipiani della Mongolia e quelli della Bolivia, vedo l’Himalaya e vedo le Ande. Vedo il mare verde, smeraldo della Thailandia e quello azzurro dell’arcipelago di San Blas.

 

Rivedo i delfini che quella notte di luna piena danzavano tra il mare e le stelle di fianco alla barca, trainata solo dalla forza del vento.

 

Vedo i boschi dell’Alabama e poi quelli del Canada. Vedo i templi buddisti della Birmania, e quelli induisti nell’India del nord. Vedo i ganga aarti, le cerimonie sul fiume, vedo le cremazioni e poi vedo gli sciamani della foresta amazzonica.

 

Vedo il Machu Picchu e vedo Angkor Wat, lì in fondo scorgo pure Bagan, Tikal, Palenque e il Taj Mahal, tutti insieme. Vedo New York e Varanasi.

Intravedo il cielo blu, quel blu d’Australia, e il mare profondo, l’Oceano Pacifico, attraversato su un cargo mercantile per 26 giorni.

 

Vedo vulcani, fiumi, laghi e cascate. 

Vedo un ragazzino adolescente li in fondo godere di tutto questo. 

Stavolta non mi guarda deluso stavolta è sornione con la faccia soddisfatta. Mi strizza l’occhio, sorride e se ne va.

Ha ancora tanto da vedere grazie a quel giorno.

Alzo gli occhi, davanti a me le nuvole danzano e dipingono un quadro meraviglioso. 

Sono felice.

 

Un saluto che si riflette,
Claudio