Alessandro CaponioLa domanda più difficile alla quale rispondere è stata, ed è: “Perchè?”

Perchè partire con una bicicletta pesante (una normalissima Trekking Bike in acciaio), in solitaria, a gennaio, dalla Puglia fino alla Polonia nel cuore freddo d’Europa, per portare una piccola (ma resistente) piantina di ulivo da regalare al Memorial Museum di Auschwitz-Birkenau?

Probabilmente, non c’è ancora una risposta definitiva ed assoluta, forse la risposta la troverò con il tempo o forse non ci sarà mai. Ma volevo e dovevo farlo, per me stesso ma anche per tutto ciò che sta accadendo in Italia, in Europa, nel Mondo. Un piccolo gesto, un progetto semplice ma con un messaggio forte, che arrivasse dritto al cuore ed alla mente di chi mi ha seguito: una bicicletta, un piccolo ulivo, la musica, un viaggio e la determinazione di arrivare alla meta possono smuovere alcune coscienze, possono provare a cambiare qualcosa, anche se infinitamente piccolo.

Il tempo mi dirà se ci sono riuscito e se il seme sta germogliando.


Mi chiamo Aessandro Caponio ho 46 anni e ho fondato il progetto Puglia to Auschwitz. E’ nato in autunno (del 2015), coinvolgendo alcune organizzazioni della mia regione, la Puglia ed in particolare dell’Alta Murgia: la scuola di musica “Piccolo Conservatorio” di Cassano delle Murge, l’Asd “Nordic Walking Sud” (con il Presidente Paolo Racano che mi ha supportato in ogni modo) e la rete di “Cammini di Puglia”.

In un momento storico in cui l’intolleranza, l’indifferenza,la chiusura delle frontiere, l’innalzamento delle barriere (di ogni genere) ed il decadimento culturale sembrano crescere ogni giorno di più, abbiamo voluto manifestare i valori positivi in cui crediamo attraverso la condivisione del progetto.

A fine dicembre sono partito con la mia bici, in traghetto da Bari, alla volta di Bar (Montenegro). Da lì, lungo la costa fino a Dubrovnik e Spalato con scenari mozzafiato, tra mare, isole e montagne; abbandonata la costa, l’itinerario risale la Croazia fino a Zagabria, poi verso la Slovenia (passando per Maribor), in Austria (Graz e Vienna le città principali attraversate), in Repubblica Ceca (Brno ed Ostrava) e, finalmente, in Polonia, con l’arrivo “innevato” a Cracovia il 24 gennaio 2016 ed Auschwitz il 27 gennaio 2016, giorno della Memoria.

Sette paesi toccati (compresa la Bosnia, per 15 km sulla costa), 1500 km circa, meno di 1 mese di viaggio, 2 forature (in totale) nello stesso giorno: questi, in breve, i numeri del viaggio; ma, in realtà, essi possono raccontare ben poco di questa esperienza, tanto dura quanto intensa.

Gli incontri, come sempre, sono l’essenza e l’anima di ogni viaggio vero, di ogni viaggio lento in cui ti avvicini ad un luogo, alla cultura ed alle persone che vi abitano con rispetto, in punta di piedi, con tutti i sensi pronti a recepire ed accogliere il minimo dettaglio, suono, profumo, paesaggio, gusto, ecc.

Ho scelto di affidarmi al caso ed alla sorte, pianificando solo il viaggio di andata in traghetto ed una direzione: Auschwitz. Questo mi ha permesso di dormire in piccoli e grandi ostelli, dove ho incontrato il mondo, con storie e persone provenienti da tutti i continenti; sono stato ospitato da abitanti delle città e villaggi in cui mi fermavo, attraverso il sito COUCHSURFING.COM, condividendo la mia esperienza con le persone che mi hanno accolto in casa; ho cucinato per loro ed ho assaggiato i piatti ed i prodotti locali.

E’ incredibile quello che ti accade quando improvvisi giorno per giorno il viaggio, seguendo il tuo istinto e la curiosità, ma con la meta finale sempre in testa a farti da guida e bussola.

L’accoglienza a Cracovia, poi, è stata tanto inaspettata quanto emozionante: un Concerto nella sede di Radio Krakow, il 26 gennaio, con una ventina di musicisti professionisti coinvolti da Kasya Cygan, una straordinaria donna e singer di Cracovia che, solo con un contatto Fb, ha organizzato questo evento in pochi giorni, per celebrare il mio arrivo e l’idea del viaggio: un ulivo e la musica quali strumenti di pace e speranza. Mi ha raggiunto, per l’occasione, un amico fraterno e grande contrabbassista Jazz, Giuseppe Bassi, con sua moglie Sceru, che hanno suonato e condiviso la musica con gli altri musicisti.

IL giorno dopo, il 27 gennaio, finalmente, la fine del viaggio, la meta tanto desiderata e sognata: Auschwitz, l’incontro emozionante con il Direttore del Museo dell’Olocausto, al quale ho consegnato la piccola piantina che ha resistito alla neve ed al freddo e che, spero, cresca rigogliosa nella città di Oswiecim (il nome reale, polacco, di Auschwitz), diventata da tempo Città della Pace. Potete immaginare, per chi ci è stato, lo stato d’animo e le sensazioni provate nel visitare quello che fu, dal 1940 al 1945, un luogo di torture, di atrocità inimmaginabili e di sterminio per oltre 1 milione di persone.

Il rientro a casa, dopo 1 mese di viaggio, è stato bello quanto difficile, con un ritorno alla quotidianità che ti sta stretta e dalla quale vuoi fuggire.

Ma il bello dei viaggi è anche in questo, nel ritornare in un porto sicuro per poi sognare e progettare nuove mete; nella mia mente c’è già la prossima destinazione, ma questa è un’altra storia.

Un saluto che porta speranza,

Alessandro

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