Ciao di nuovo a tutti! Grazie infinite per continuare a seguire le piccole ma grandi storie che tento di raccontare, in questo caso anche grazie all’aiuto e interesse di Ornitorinko. Oggi presentiamo la quinta puntata della “fotorubrika” Maktub, che, a differenza delle precedenti, racconterà, attraverso le mie foto, un viaggio in treno tra gli affascinanti altopiani dell’Armenia.

Da Yereven, città ricca di storie e di tradizioni nonché capitale del Paese, il treno ci condurrà fino ai confini della Georgia, diretti verso Nord, superando rocce ed ampie vallate consumate dal tempo.

 

Partenza da Yereven

Partenza da Yereven (Armenia)

E’ giunta l’ora di partire! Una signora urla a sbatte i pugni contro la carrozza ormai in movimento. Ha perso il treno. Dalle guance rosse e le vene pulsanti sul collo sembra proprio che si tratti di una cosa grave. L’ultima cosa che colgo prima che il treno acquisti una velocità stabile, è un poliziotto con indosso uno di quei cappelli tipici delle vecchie guardie sovietiche farsi vicino alla signora cercando di calmarla. Pare inutile.

Una moltitudine di mani intanto salutano freneticamente i propri cari rimasti sulla banchina, che rispondono con sorrisi e facce buffe. La partenza è stata uno sferragliare di tubi, ingranaggi e rotaie cigolanti capaci, malgrado la lentezza, di creare una corposa folata di polvere e sassolini .

Vallate

Vallate

Sulla sinistra, gonfie nuvole e sporadici raggi di sole dipingono il cielo di uno spento color grigio – verde, mentre il treno scivola via nella notte che velocemente cala. Il fascino dei viaggi lenti. Gli odori
si mescolano, hai tempo per pensare, conoscere, capire, leggere e scrivere. Vedere la geografia mutare e i dialetti acquistare nuove sfumature.

Superiamo cimiteri in marmo, fabbriche abbandonate invase dai nidi di gru: animale che qui assume un forte significato migratorio legato alla diaspora del popolo armeno.

Fiancheggiamo per un tratto il confine turco. Anche qui, a sprazzi, le zone sono minate ma non c’è anima viva, solo oleodotti e isolati cavi elettrici mangiati dal tempo. Il treno sembra un oggetto estraneo, arcaico, capace di viaggiare nel tempo tagliando a metà questa terra aspra e secca.

Treni, rocce ed ampie vallate. Il mio viaggio continua. Conosco le mie nuove compagne di cuccetta. Una signora anziana, una donna sui quarant’anni ed una bambina di circa otto. Presumo che sia una nonna con figlia e nipote al seguito.

Quando gli spazi sono ridotti, in genere, si evitano i convenevoli ed in meno che non si dica si stringe la mano ai nuovi compagni di viaggio, familiarizzando in pochi minuti. Questa è una di quelle volte.

Timidamente il trio mi fa spazio. La giovane mamma mi allunga un piatto colmo di cibo, invitandomi, più a gesti che a parole a pranzare con loro. Cetrioli, pomodori, formaggio, carne, peperoni, patate, pane e acqua fresca. Tutto senza olio ne sale, ma ovviamente, preso dalla bellezza del momento e non ci faccio neppure caso. Ripulito il mio piatto fino all’ultima briciola ringrazio e sprofondo sopra il materasso del mio lattino. La via ferrata scorre sotto le rotaie, il mondo scivola fuori dal finestrino, la bambina mi fissa incuriosita e gli occhi sono pesanti (foto in basso).

Il viaggio in treno prosegue

Verso sera un uomo alto e grosso che mi ricorda vagamente un enorme bufalo peloso, mi offre una piadina con arrosto, sorride e si richiude dentro la cuccetta. Quanta gentilezza in un solo giorno! Gli scompartimenti sono inondati da canzoni tradizionali trasmesse da un paio di piccole casse acustiche in legno d’ebano. Una bambina, rannicchiata su se stessa, colora lentamente un disegno da lei realizzato poco prima (foto in basso). Chissà che pensa, smarrita nella sua nuvola di fantasia? Superiamo nuovi confini.

Viaggio su un treno armeno.

Bambina armena disegna in treno

Vicino alla dogana un poliziotto georgiano ci chiede di compilare un modulo dove confermiamo di non essere in possesso di droghe, armi o uranio. Due ragazzi iraniani vengono tempestati di domande poi come se nulla fossa successo il treno riparte, ignaro, scivolando nella bocca nera della notte.

E nel dubbio, il viaggio continua…

Continuiamo a raccontare.
Matthias Canapini

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