Marco MassarottoIl Giappone è una terra magica, un luogo incantato che riesce ad affascinare sotto tantissimi aspetti.

Arte, cultura, storia e tradizione si intrecciano minuziosamente per dare sfogo a veri e propri miti, oggi, universalmente riconosciuti.

Dai manga al sushi, dai samurai alle arti marziali, questo Paese ha sempre mantenuto un’identità ben marcata e che ha saputo appassionare nel tempo svariate generazioni. 

Ma come nasce questo amore per il mondo nipponico? Cosa scatena tanto entusiasmo verso il Paese del Sol Levante? 

A tal proposito, abbiamo chiesto il parere dell’”italiano più giapponese di tutti”.

Ornitorinko ha infatti intervistato Marco Massarotto che, oltre ad essere un guru della comunicazione in Italia (19 anni di esperienza nel settore, 10 nella sua agenzia di comunicazione digitale HAGAKURE, rinominata poi in DOING dopo una fusione con altre due agenzie) è anche fondatore e Presidente de La Via del Sake, un’associazione culturale dedita alla promozione dell’enogastronomia giapponese e asiatica. Inoltre, è anche ambasciatore culturale della città di Kyoto.


Ciao Marco! Quando nasce il tuo amore per il Giappone e perchè?
Sin da bambino ho letto libri sullo Zen e sulla cultura giapponese, da cui sono sempre stato affascinato. Ho praticato per diversi anni arti marziali (Karate, Aikido). In età adulta, dopo un viaggio ho capito che volevo conoscer meglio questo Paese e dopo qualche altra esperienza ho capito che doveva essere parte della mia vita. Oggi lo è in molti modi: vari clienti, un progetto (La Via del Sake), una famiglia.

E cosa ti affascina maggiormente di questa cultura, molto distante da quella occidentale?
Del Giappone la pulizia (fisica e estetica), la gentilezza, il senso di collettivo. Delle culture asiatiche in generale mi affascinano i punti di vicinanza con la nostra cultura occidentale, che sono più di quanti pensiamo. E forse anche più di quelli di diversità.

Parliamo ora di personaggi. Qual è il personaggio nipponico che ti affascina di più e perchè?
Ce ne sono vari. Hanako Miyazaki per la dolcezza e la fantasia. I personaggio degli “anime” (Goldrake, Lupin…) perché sono il nostro immaginario dell’adolescenza. Sen No Rikyū, il creatore della cerimonia del tè per la maestria e la diplomazia. Yamamoto Tsunetomo per averci lasciato quell’opera eccezionale che è l’HAGAKURE, il codice d’onore dei samurai.


Nella tua vita, il Giappone ha avuto ripercussioni anche sulla tua carriera lavorativa. Hagakure, oltre ad essere il codice etico dei Samurai, è stato per anni il nome della tua digital agency, fiore all’occhiello in Italia in questo settore. Come mai hai scelto proprio questo nome?
Io e il mio socio avevamo un server dove sperimentavamo progetti web, da indipendenti e coraggiosi, un po’ samurai e il server si chiamava… Hagakure. Da lì è nato tutto, ci siamo ritrovati in questa filosofia che ci siamo “trovati addosso” e chi lavora nella nostra agenzia ha dentro lo spirito dei Samurai, che vuol dire servitori: prima di tutto il cliente.

Viaggi spesso nel paese del Sol Levante. Qual è la tua città preferita?
Ho un conflitto tra Tokyo (una metropoli eccezionale, una NY grande tre volte NY con lo charme di Parigi e la pulizia della Svizzera) e Kyoto, l’antica capitale di cui ho l’onore di essere ambasciatore culturale e che è un luogo davvero magico.

Durante i tuoi viaggi, hai incontrato molti italiani che vivono in Giappone?

Pochi. Ma felici. Credo ci siano straordinarie possibilità per chi va a vivere a Tokyo, ma anche molte difficoltà di integrazione, specialmente all’inizio.

Ci racconti l’esperienza più bella e quella più brutta che ti è capitata in Giappone?

La più bella sicuramente avere la fortuna di sposare une meravigliosa ragazza giapponese, Yoko, che oggi è mia moglie.
La più brutta: ripartire ogni volta che devi andartene. Scherzi a parte, ogni tanto la burocrazia fa impazzire.

Come già accennato, sei stato nominato da alte cariche giapponesi come ambasciatore della città di Kyoto. Spiegheresti meglio questa onorificenza?
Durante EXPO 2015 ho avuto la fortuna di poter aiutare il sindaco di Kyoto, Daisaku Kadokawa, durante una visita ufficiale di una delegazione della città di Kyoto a Milano. Ho contribuito a fargli incontrare il nostro sindaco e la comunità milanese. Kadokawa “sama“ ha voluto farmi l’onore di conferirmi questo titolo, di cui cerco di essere all’altezza offrendo consigli agli italiani che vogliono recarsi a Kyoto.

Restando in tema di cultura e tradizione, il cibo non può passare inosservato. Infatti, sei un grande estimatore delle pietanze nipponiche. Qual è il tuo piatto preferito?
È una cucina talmente varia che è difficile sceglierne uno. Amo moltissimo l’Ikura (uova di salmone), il tè matcha e le sue infinite applicazioni e anche il sushi, molto mediterraneo, di sardine (Iwashi): delizioso.

Da qualche anno ti sei sposato. Yoko (tua moglie) è giapponese. Ci racconteresti un aneddoto curioso che anticipa le nozze secondo la tradizione nipponica?
Si parla spesso della difficoltà di convincere la famiglia a lasciarti sposare la figlia. Nel nostro caso, vivendo a distanza di 10.000km c’è voluta un po’ di pazienza. I genitori di mia moglie giustamente avevano mille domande e preoccupazioni. A un certo punto ho preso un aereo solo per andare due giorni a incontrare suo padre. La cosa lo ha molto colpito. Complessivamente devo dire che è amore e attenzione verso la propria figlia, alla fine sarebbe stato più difficile convincere i genitori di una ragazza italiana a sposare uno straniero.

Arigatou Gozaimasu Marco! 🙂

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