diego albertinMi chiamo Diego Albertin e sono di Padova.

Viaggiare nel mondo è sempre stato un mio sogno fin da quando ero ventenne, ora ho 38 anni, e speravo di riuscirlo a fare prima o poi…

Ma rimandavo sempre l’organizzazione per paura. Paura di non avere più un lavoro e quindi di non avere più soldi. Paura di prendermi qualche malattia. Paura di deludere la mia famiglia. Paura di fallire, in qualche modo.

Tutti condizionamenti che vengono dalla società e di conseguenza anche dalla famiglia.

Poi tutto è finito nel dimenticatoio assorbito dalla routine che tutti conosciamo e dalla vita mondana. Fino a quando, circa quattro anni fa, mi resi conto che la vita che stavo facendo non aveva più senso. Ho cominciato ad osservare tutti i miei automatismi.

Ho eliminato la maggior parte dei vizi, di fare festa ogni week-end, ho cominciato ad imparare qualche tecnica di meditazione e di rilassamento e mi sono interessato di ricerca interiore. Poi ho deciso di andare in India.

Non era il primo viaggio da solo perchè ero già stato, un paio di anni prima, in Brasile. Ma l’ India può metterti alla prova più di qualsiasi altro paese.

Il viaggio in India ha contribuito a rafforzare il mio desiderio di esplorazione interiore e di cambiare vita, ma anche a farmi vedere che so adattarmi a certe circostanze, sapendomi allontanare dalla mia  zona di confort.

La conferma la ebbi quando un anno dopo feci un viaggio nella foresta Amazzonica peruviana.

Rimasi li un mese con degli sciamani e mi capitò di incrociare un paio di viaggiatori che vivevano alla giornata: nessun lavoro fisso. Giravano zaino in spalla con il sorriso stampato in bocca…

In quel momento feci un click.

Mi venne in mente, forte più che mai, che quello di viaggiare in quel modo, per me selvaggio, era il mio sogno da ventenne e che ora era alla mia portata… Quando tornai a casa dall’Amazzonia cambiai tutti i vari progetti che avevo e mi dedicai per un anno all’organizzazione del viaggio nel mondo.

Consisteva nel mettere via più soldi possibile e imparare meglio la lingua inglese, niente altro. E così fù…

Quindi lasciai l’appartamento in affitto e il mio ottimo lavoro che da 22 anni scandiva quasi tutte le giornate e vendei la mia bella macchina.

Il mio viaggio comincia dall’Italia con la prima vera sosta in Turchia. Per poi proseguire in Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Kyrgystan, Cina, Tibet, Nepal e India.

Senza aerei, zaino in spalla e con molti interrogativi poco prima della partenza ma senza esigenze di particolari risposte.

La vita è ora, non domani. Decisi di rispondermi passo passo scoprendo che molte domande sarebbero scomparse.

Comincia una nuova esperienza. Non avevo mai viaggiato più di un mese in passato. Parto nel settembre 2014 e la sensazione di libertà che ho provato è stata senza precedenti.

Ufficialmente non sono più collocato, sono un nomade disadattato alle regole convenzionali che vagabonda dentro casa sua. Non mi accontento più di chiamare casa le quattro mura del paese dove vivo in Italia. Il pianeta Terra è casa mia, l’umanità è la mia famiglia. Quando senti questo dentro, nessun luogo della Terra che desideri visitare o essere umano con cui puoi stare può spaventarti.

Sai che troverai sempre qualcuno disposto ad aiutarti se ne avrai bisogno, perché anche tu sei disponibile ad aiutare gli altri in modo naturale. Indipendentemente dai vestiti, il colore della pelle, la lingua parlata, la cultura e religione. Ecco uno dei motivi per cui il mio viaggio nel mondo l’ho chiamato “Attraversando Casa”. Vedo il mondo senza confini e distinzioni di nazionalità. Vedo nel mondo casa mia e la casa di tutta l’umanità.

I primi 40 giorni di viaggio si è scatenato di tutto: diarrea, dolori cervicali, dolori ai denti, raffreddori. Tanto è stato lo stress e il tumulto di emozioni per le nuove condizioni di vita; soprattutto nel tentare di arrivare in Cina via terra prima che scadesse quel visto. Tutto di corsa! Eppure l’umore era sempre alto!  Fino a toccare l’apice arrivando in Tibet, con l’opportunità di attraversarlo, seppur velocemente e godermi il suggestivo paesaggio e la cultura tibetana. La città di Lhasa, i monasteri tibetani buddisti, la catena montuosa dell’Himalaya, il monte Everest… Mi vengono i brividi al pensiero di quanto ho potuto ammirare.

Poi il bel Nepal delle gente cordiale, montagne, valli, fiumi…(video in basso)

L’apprendimento della tecnica di meditazione Vipassana in un corso intenso di undici giorni a Kathmandu. Una delle esperienze più profonde e introspettive di tutta la mia vita. 

E poi la difficile, generosa ed incredibile India dove ci sono rimasto più di quattro mesi. A respirare lo smog e la polvere della strada, gli inconfondibili odori del cibo e dello sporco che il vento amalgama. Ad imparare le basi dello yoga. Ad osservare come un miliardo e duecento milioni di persone vivono semplicemente con quello che hanno a disposizione.

Arrivi da una cultura diversa, e quello che vedi in India è la terra delle contraddizioni. E se decidi di vivere in strada, zaino in spalla, l’unica cosa intelligente che puoi fare è lasciarti andare, seguire il flusso, ammalarti anche, oppure tornare a casa. In tutto il mondo che ho visto fino ad ora non c’è nulla che assomigli all’India. Dall’approccio alla vita ancora molto religioso e molto sentito che hanno gli indiani, alle contraddizioni delle caste.

Una vacca “sacra” può fermare il traffico ovunque distendendosi in mezzo alla strada per riposare; ma tutto può diventare sacro: un fiume, un animale, un essere umano, il cibo, un sasso, un movimento. Una parola può diventare un nuovo mantra. L’India con più di venti lingue diverse riconosciute, dove si convogliano quasi tutte le religioni esistenti, dove da nord a sud e da est a ovest l’atteggiamento delle persone può cambiare molto. L’india del clima freddo e torrido. L’India dei grandi sapienti e dei grandi ignoranti, del ricco e il povero, dell’abbondanza e della carestia, della vita e la morte a braccetto e in continua esibizione. Dai cani randagi alle scimmie aggressive. L’india che ti insegna se stai attento. Oppure ti può fare perdere tutto se dormi troppo! 

Poi, mentre ero nell’ est di questa splendida nazione, tra la regione del Sikkim e il West bengal, ricevevo la notizia che mio padre era venuto a mancare. E così, lo scorso 30 aprile  2015 tornai in Italia, consapevole di quanto dovevo fare: interrompere il viaggio e tornare dalla famiglia.

Sette mesi di viaggio che hanno contribuito, anche, a prepararmi a questo avvenimento e a trasformare il dolore di una perdita così importante in ulteriore forza e compassione per me, per questa umanità che meglio ho compreso viaggiando, per avere ulteriori stimoli per migliorarmi.

Sono rimasto in Italia fino a metà ottobre 2015, e poi ho ripreso da dove ho lasciato. La destinazione successiva dopo l’India sarebbe stata il Myanmar e così è stato. Ancora carico di entusiasmo e di buoni propositi mi avventuro in un viaggio di 23 giorni per conoscere un po’ anche la cultura birmana che ancora conserva, ai miei occhi, una certa innocenza; e dei luoghi che mi hanno incantato per bellezza e naturalezza.

Ora sono da pochi giorni in Thailandia per imparare l’arte del massaggio tradizionale e poi non so, non ci sono programmi se non quello di continuare a viaggiare ancora accanto al mio “migliore amico” che è lo zaino.

C’è tanta voglia di conoscere e di vedere il Mondo e di mettermi alla prova. Di apprendere dalle nuove culture e tradizioni che incrocerò nel mio cammino. Sentire la loro parte saggia, amorevole e coraggiosa.

Se volete saperne di più, ho anche  un blog dove pubblico foto e racconti.

Un saluto a forma di zaino, 

Diego

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