Sergio LolliniMi chiamo Sergio Lollini, ho 39 anni e sono toscano di Montecatini Terme.

Era il 2010 quando partii ma… in realtà, gia all’età di 25 anni, maturai l’idea di partire vedendo un’Italia statica e morta.

Una volta infatti, su un cantiere, conobbi una persona di una certa età, “un maestro nel proprio lavoro” e mi fu proposto proprio da quest’ultimo di andare a lavorare con lui sei mesi l’anno a Los Angels. Si si, proprio nei mitici States, ma come dire… avevo 25 anni, lavoravo in proprio e le cose non erano poi così male. Ecco, quella fu la peggio decisione che potevo prendere: rimanere in Italia.

Il tempo passa e all’età di 27 anni realizzai un sogno, quello di fare il commerciante: ci riuscii grazie all’aiuto di altre persone esperte nel settore ed avviai il mio piccolo commercio.

Le cose andavano bene e dopo due anni mi trasferii in un mega capannone di circa 2500mq: ero super contento. Avevo il mio Mercedes, un bellissimo appartamento in città  e insomma mi sentivo realizzato. Al tempo stesso, per motivi di lavoro (perché in Italia per condurre un’attività in proprio bisogna diventare avvocati, commercialisti, avendo a che fare con lo Stato…), mi appassionai al diritto civile e penale, nonchè quello che concerne la ragioneria, l’economia e le leggi bancarie.

Poco più avanti mi servirono molto queste conoscenze! Insomma… mi sentivo super realizzato! Ma una Domenica mattina, mentre bevevo il mio caffè sul balcone di casa, ammirando i parchi sottostanti, pensai:

“Oggi io sono come quelle piante: sono lì, immobile!”  

Lo pensai con una certa amarezza! Premetto che ero già stato in diverse parti nel mondo per vacanza o per lavoro (per fare un passo indietro me ne andai un mese in America). 

Ma l’America la sentivo troppo grande e poi diciamo la verità: non parlavo inglese e mi sentivo a disagio! Ma da quel momento, da quella mattina, non so perché, ho guardato tutto con occhi diversi, con gli occhi di chi sà che quello che ciò che vede non è reale. Che si è in quel punto solo perché abbiamo creato una serie di cose che non ci permettono di andare a fare ciò vogliamo realmente.

Mai! E dico mai, privarsi della possibilità di scegliere! Chi non ha scelta è schiavo! In pratica, mi ero incatenato con le mie mani. Realizzai che dovevo andarmene, che facevo parte di un sistema che conoscevo benissimo… nulla e nessuno avrebbe apportato delle modifiche o una soluzione!

Decido di partire! Si ma dove? Mio fratello viveva in Uk e magari avrebbe potuto aiutarmi. Si, ma a Londra ci sono stato molte volte e… non mi piace il clima… secondo me non è il massimo e poi troppa ma troppa gente! Allora?? In America?? Si, ok, l’America… bella, ma è troppo ma troppo grande…

Ed ecco che penso all’Australia! Ma perché l’Australia? Beh… il motivo fu semplice. Per prima cosa avevo un “amico” (ma era meglio se non l’avevo), secondo motivo, grazie alle mie conoscenze  sull’economia, ho capito che l’Australia è un continente enorme, con molte risorse e poca popolazione. Tradotto, significava un’economia in salita costante nel tempo. Questi i due motivi della mia scelta.

Mollo tutto e parto.

Nelle varie ricerche su come fare, quale visto poter utilizzare ecc, la scelta fu obbligatoria: STUDENT VISA.

Nel marzo del 2010 vendetti e svendetti tutto quello che avevo e una volta liberatomi da quelle catene da me create, pagai la scuola, il visto, l’assicurazione sanitaria e il 10 ottobre del 2010 arrivai a Melbourne.

Era una giornata nuvolosa, “strano”… ma appena uscii dall’aeroporto pensai…. si qui mi piace! Nessun paese visitato prima di allora mi aveva dato questa sensazione.

Dopo pochi giorni mi resi conto che la persona che si offrì di ospitarmi era un mega complessato e pur essendo nato in Australia odiava questo paese (e più avanti vedremo il perché).

Abitavo a circa 20 km dalla città ma come si sa, tra tram e autobus che non arrivavo mai, alle 8.30 dovevo essere a scuola. Dunque mi alzavo alle 5.30/6, per partire alle 6.45!

La mattina facevo circa 15 minuti a piedi per prendere l’autobus con un clima perennemente piovoso e freddo (quell’anno fu veramente il peggiore)… ma chi me lo ha fatto fare (dicevo tra me e me!)?

Trovai una spiegazione a tutto questo pensando che fosse una punizione divina in quanto in Italia ero così… come si dice… con la puzza sotto il naso (soldi, macchine, alberghi, viaggi, aziende ecc danno alla testa). Dunque pensai che prima o poi le cose sarebbero andate meglio ma non fu esattamente così.

All’epoca non usavo molto, o meglio, per niente, Facebook o i vari social. Dunque non conoscevo (se non per caso) altri italiani (persone con cui poter parlare o anche bere solo un caffè. Quei pochi che riuscii a conoscere erano completamente fuori di cervello e non avevano un obbiettivo se non quello di cercare l’erba…).

Ero solo e non nascondo che una volta piansi. Allora aspettavo le 5 del pomeriggio per telefonare ad un “amico”. Si, un amico da osteria di quelle amicizie che durano “finché c’è vino” per sentirmi meno solo, ma… vi ricordate il tipo Italo-australiano che pur essendo nato in downunder odiava l’Australia? Bene peggio che andar di notte! Lui che mi rovesciava addosso i sui pensieri negativi e complessati. Io che mi sentivo sempre più solo, visto anche la non conoscenza della lingua inglese.

In più ero provato dallo “studio” in quanto non ci capivo niente. L’incapacità di trovare un lavoro (avendo sempre lavorato in proprio). Insomma, una serie di cose negative, ma presi il tutto come una punizione da dover scontare. Contattai mio fratello (che parla un ottimo inglese) e gli chiesi consiglio. Mi scrisse come fare un cv in inglese. Detto, fatto! Partii alla ricerca di un lavoro.

Qui fu tutto un ridere tant’è che pensai: “ma sta gente si droga??”. Da quello che diceva “…mmmm che visto hai? Student?? ah no cerchiamo working visa!”. Da quello che mi chiese se avevo esperienza a lavare i piatti, a quello che… “mi dispiace ma non parli inglese!”.

Alla fine? Alla fine pensai: “beh, Sergio, i problemi sono i seguenti: non hai un lavoro = no soldi, non parli la lingua = non puoi comunicare e in + , abiti con una testa di piffero = sei in un bel casino!”.

Mi sembra evidente che l’equazione non faccia una grinza, ma ricordativi sempre, la notte per quanto lunga sia, il sole risorgerà sempre.

E infatti… mi trovavo in un bar parlando con un amico dei miei disagi e il caso volle che una coppia di Italo-australiani seduta vicino a noi, ascoltando la conversazione, mi suggerì di andar a cercare lavoro nel bar più vecchio di Melbourne. Sempre il caso volle che il nome del bar fosse lo stesso del bar dove andavo in Italia.

Vado di corsa! Mi presento! Chiedo di parlare con un responsabile. Arriva il padrone che dopo le domande di rito “di dove sei, quanti anni ecc” mi domanda se ho esperienza. La mia risposta fu no, ma al tempo stesso gli dissi se mi poteva dare la possibilità di provare e così fu. Insomma ero assunto. Ero super felice perchè avevo un lavoro,dunque potevo fuggire dal tipo Italo-australiano.

Mi misi alla ricerca di una sistemazione, in chat, cercando qualcuno che parlasse italiano. Sempre il caso volle che una donna rispose. Parlando, mi chiese come si chiamasse il nome del paese dove sono nato. Grande fu la sorpresa, quando, mi disse che sua zia abitava proprio nel mio paese! Per poter darle maggior fiducia le dissi, di domandare a sua zia se conosceva la mia famiglia. Il giorno dopo questa donna mi chiamò e disse: -“Sergio chiedi pure per qualsiasi cosa hai bisogno ti aiuto! “.Cosi fu. Mi presentò un signore italiano che affittava dei monolocali. Quando gli dissi dove lavoravo, la sua risposta fu… – “ok, non ci sono problemi! mi puoi pagare quando vuoi!”. 

Finalmente avevo tutto! Lavoro = stipendio = casa. Equazione perfetta!

Gli anni passano tra scuola lavoro/lavoro e scuola. Mentre camminavo, guardavo i palazzi intorno a me pensando che pure io un giorno sarei andato a vivere in uno di quei palazzi. Dopo un anno fu così infatti: vivevo in un bellissimo e nuovissimo appartamento in centro città!

Dopo tre anni che ero qui, sempre il caso volle che incontrassi anche l’amore, colei che da li a breve diventò mia moglie, e dopo?

Ssono riuscito ad aprire la mia piccola attivà e a fare tantissime altre cose! E adesso stiamo pensando di comprare casa!

Con questo breve riassunto della mia esperienza in Australia, voglio dare un consiglio a tutti quelli che pensano di espatriare, facendo riferimento ai punt che seguono:

1) L’artefice del vostro destino siete solo e soltanto voi stessi.
2) Non basate le vostre capacità a seconda di chi conoscete, ma prendete coscienza che potete fare meglio, mentre studiate gli errori di chi vi sta accanto.
3) Se perdete tempo ad ascoltare gli altri diventerete come loro, dunque fate molta attenzione a chi ascoltate.
4) Il libro di voi stessi lo potete scrivere soltanto voi, non permette ad altri di scriverlo al posto vostro!

Se tornerò mai in Italia? No! Perché l’Italia è un paese rimasto lì fermo come gli alberi che osservavo quella mattina mentre bevevo il caffè.

L’Australia? Fino ad oggi mi ha dato tanto, molto di più di quello che avrei immaginato! Il segreto? Evitate chi fa le cose facili perchè di facile non esiste niente!

Circondatevi sempre di persone che hanno e dimostrano delle capacità, soprattutto di persone che ne sanno più di voi! Potrete solo imparare cose nuove! Cercate sempre un punto di vista diverso dal vostro e fatevi una vostra opinione! Vostra e non quella degli altri!

Se avete deciso di partire, partite! Non chiedete consiglio a chi non si è mai mosso da casa.

E soprattutto, prima di fare una domanda, cercate su Google, altrimenti rischierete di finirre su Bambocci in Fuga!

Un saluto che ha imparato dai propri errori,

Sergio

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