Mi chiamo Giulia Raciti, ho 35 anni e sono siciliana. Che fossi un animale strano mi è sempre stato detto dagli altri. I primi a farlo sono stati i miei genitori quando di fronte ai miei colpi di testa, definiti limite tra il genio e la follia, hanno alzato bandiera bianca e lasciato farmi quello che io ho sempre creduto fosse la cosa giusta senza sapere dove realmente stava portandomi. 

Ma di fronte ai genitori sempre preoccupati bisogna dimostrarsi decisi e motivati anche se in verità buona parte delle mie scelte erano dettate dall’istinto piuttosto che dalla concretezza. 



Come i gatti ho piu vite, mi sono reinventata piu volte e ho avuto il coraggio, per molti, e la necessita, per me, di lasciare momenti di stabilità, soprattutto lavorativa, quando animata da una rara ed incontenibile voglia di cambiare qualcosa che non andava, ritrovandomi piu volte a distruggere tutto quello costruito fino a quel momento, ma che non mi piaceva piu, piuttosto che cercare di cambiare piccoli dettagli. 



Sono una drastica in tutte le scelte, una drama queen per intenderci, e per questione di tempo, che sento sempre sfuggirmi dalle mani, ho spesso ritenuto che ricominciare da zero sarebbe stato piu semplice che cercare di rimettere i cocci assieme. E sempre le crepe ci avrei visto. 

Dalla piccola e deliziosa realtà di un paese in Sicilia, anomalo come anomala sono io, Taormina, a 18 anni mi sono trasferita in quella che per me era una grande metropoli, Roma. 
Non sono andata così lontana in effetti, ma 20 anni fa era impensabile andare oltre, Milano già era destinazione off limit. 
Ma per una siciliana incredibilmente territoriale, Roma era lontana abbastanza per essermi sentita abbandonata ad un destino incerto in cui per la prima volta mi sono trovata a dovermela cavare da sola. 



Segue l’iter classico di molti giovani. 
Università e ad un mese dalla discussione della tesi, con un colpo di fortuna, un incontro fortuito e casuale, trovo il primo lavoro nel settore del marketing che all’epoca era a gli albori e visto con molto sospetto. 

Dopo 5 anni di lavoro presso la stessa agenzia, che nel mentre cresceva di pari passo ad internet, decido che devo dare una svolta ad una vita perfetta in cui non mi mancava nulla. Anzi una cosa mancava. 
Non parlavo l’inglese, lingua che nel settore in cui stavo specializzandomi era di incredibile importanza.  Mi sentivo sempre l’ultima arrivata e non riuscivo a reggere le conversazioni in lingua, ma anni di scuola di teatro mi avevano insegnato a fingere. Sembrava che capissi tutto ma in verità capivo un buon 5% della conversazione appena tenuta. 



Lascio un contratto a tempo indeterminato e tutti i comfort di una vita stabile, tanti amici, una casa, una macchina, divertimento, quello tipico dei 20 anni, ed uno stipendio regolare, per trasferirmi a Londra ed imparare una volta per tutte l’inglese che mi sembrava ovvio avrei utilizzato piu del latino e del greco studiato per 5 anni a scuola. 

Comincia la seconda vita dell’”ornitorinko Giulia”.

E comincia dalle cucine di un ristorante lungo il Tamigi asciugando bicchieri e tentando le prime frasi in lingua anglosassone che mi ha creato tante vergogne e momenti difficili. Momenti resi ancora piu complicati da uno stipendio che riusciva a farmi pagare la camera, i mezzi e la scuola. Per il resto, una semplice birra, al tempo non avevo disponibiltà. Ma non ho mollato e stretto i denti per 1 anno.

 Si dice che l’impegno e la perseveranza paghino e così è stato anche per me. 
Esattamente 12 mesi dopo vengo assunta da una multinazionale nel settore marketing e Seo e nel giro di 3 mesi divento Seo Executive per il mercato italiano. Una prima responsabilità in un ambiente internazionale incredibilmente stimolante. 



E comincia la terza vita che è durata 3 anni, fino a quando un biglietto aereo low cost galeotto mi porta a Berlino. 
Il luogo che credevo non potesse esistere ed in cui nel giro di 24 ore mi sono sentita a casa. 
Decido di lasciare Londra per tentare la fortuna della capitale tedesca ma prima di farlo mi regalo 6 mesi di viaggio in Centro America Zaino in spalla. 

La fortuna aiuta gli audaci. Due giorni prima della partenza per La Habana, Cuba, con un biglietto one way mi viene proposto un lavoro come freelance ed in remoto da poter svolgere durante il viaggio senza obbligo di andare in ufficio. 
Nel 2011 mi trovo cosi a diventare uno dei primi casi di “nomadismo digitale” in Italia rappresentando ed incarnando un sogno di tanti: viaggiavo e lavoravo.



E arriva la quarta nuova vita che poco aveva a vedere con le precedenti.


I 6 mesi da quel gennaio 2011 mese in cui comincio tutto in verità non sono mai finiti e a parte una parentesi a Berlino, comunque questo sassolino dalla scarpa dovevo levarlo, ho viaggiato tra Asia, Oceania, Sud America ed Africa. E oggi sebbene abbia una base in Europa continuo a scoprire il mondo e lavorare senza recarmi in un ufficio e da freelancer per altri durante gli anni di viaggio ho inventato un lavoro. 



E siamo alla quinta vita dell’animale ormai davvero strano.

 Durante gli anni di viaggio comincio a documentare il giro del mondo in solitaria e zaino in spalla compiuto con un budget di 600 euro al mese. 
Con il tempo le cose cambiano, così il blogging e mi trovo in una situazione che non avevo preventivato ma che è stata motivo di riflessioni. 

Dopo quasi due anni in Latino America molti lettori del blog hanno cominciato a chiedermi aiuto per poter viaggiare in destinazioni complesse appoggiandosi ad operatori locali, cosa che potevo effettivamente fare visto i contatti che avevo sparsi per il mondo. 



La sesta vita comincia alle isole Galapagos, meta richiesta e anche una delle piu care del mondo. 

Negli anni ho cominciato a collaborare con un piccolo operatore locale creando itinerari di viaggio personalizzati in questa destinazione che oggi sta vivendo un momento di grande successo. 
E dopo le Galapagos le richieste sono arrivate per Peru, Agentina, Colombia, Marocco…. E si ero in grado di poter offrire esattamente quello che mi veniva chiesto.

Viaggiare-Low-Cost è così diventato, da giugno 2015, il punto di incontro tra operatori locali e viaggiatori in cui il turismo etico e solidale si può concretizzare rimanendo allo stesso tempo una risorsa sempre aggiornata per viaggi indipendente e zaino in spalla. 


Avevo creato un lavoro nuovo e che mai avrei potuto immaginare di poter svolgere, proprio perché nuovo non sapevo esistesse, ma soprattutto un lavoro che mi permette di viaggiare quando lo desidero e nei luoghi che desidero senza intaccare in alcuna maniera l’amore che nutro per queste esperienze intense e meravigliose. 



Ho trovato quello che mi piace fare: continuare a viaggiare e fare della mia esperienza di viaggio passata una professione che mi permette di finanziare i viaggi futuri che continuano ad essere con piccoli budgets, zaino in spalla e della durata di qualche mese. 




A Berlino per un anno ci ho vissuto. Fino a quando una sera di luglio ho comprato il biglietto aereo per andare in Etiopia. E li ho scoperto un nuovo continente. Quello nero. 
E qui è cominciata la sesta vita…

Un saluto a sei vite,

Giulia

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