Cabiria MagniFin da piccola sono stata quella strana, a partire dal nome: tanti mi chiedono “ma Cabiria è vero o te lo sei inventato?”.

È vero, nessuna invenzione, in realtà sono i miei genitori quelli con tanta fantasia, o forse più semplicemente la stranezza è un affare di famiglia.

Ho 33 anni e sono una di quelle a cui piace viaggiare zaino in spalla, mi diverto a disegnare itinerari tortuosi e spesso mi prendo le maledizioni di chi ha deciso di seguirmi; l’ultima volta che ho rischiato la vita è stato a Batad, nelle Filippine, dopo un trekking di otto ore sotto la pioggia, in mezzo a quelle che finora sono le risaie più belle che abbia mai visto: in effetti solo un santo avrebbe potuto appoggiarmi in una situazione del genere.

Però credetemi, quando a dirvi che un posto è meraviglioso sono delle persone che l’hanno visto sotto un diluvio… allora è meraviglioso davvero (insomma, se vi capita andateci).

Ecco, le risaie: ne vado pazza.

Più che viaggiatrice, che è troppo impegnativo, potrei definirmi cacciatrice di risaie: datemi un terrazzamento e sarò la persona più felice del mondo! Difficile che manchino nei miei viaggi, sarà per questo che finisco sempre in Asia?

I primi terrazzamenti che mi hanno incantata sono stati quelli di Kastala, nella zona est di Bali; un’estate memorabile quella, ho preso il mio zaino e sono partita da sola per l’isola degli dei, dove sono rimasta più di un mese: lì per forza di cose nessuno mi ha minacciata durante il trekking!

Bali, in particolare Candidasa, è diventata la mia casa fuori da casa mia: è un po’ contorto, ma è proprio così; dal mio primo viaggio laggiù, oltre che cacciatrice di risaie, sono diventata cacciatrice di storie: mi piace fermarmi ad ascoltare quelle della gente che incontro per strada.

Amo i lunghi viaggi in pullman, quelli della speranza: anche loro nei miei itinerari non mancano mai; saranno anche scomodi, ma è bello entrare in una nuova realtà scoprendola poco per volta, permettendole di sollevare il sipario nel momento in cui lo ritiene più opportuno.

Non fa niente se poi su questi aggeggi dannati c’è immancabilmente un’aria condizionata che sfiderebbe anche l’attrezzatura del più preparato dei montanari; un’amica una volta mi ha suggerito di portarmi sempre appresso un rotolo di scotch di quelli da imballo: niente di più efficace per far tacere un bocchettone, da quel momento la qualità della mia vita ha fatto un grosso passo avanti.

Adesso penserete che probabilmente non hanno torto a dire che non sono troppo a posto, ma guardate che alla fine le cose importanti sono queste: nei viaggi, come nella vita vera, a fare la differenza sono sempre i dettagli, quelle cose a cui prestano attenzione in pochi e che invece magari cambiano una giornata.

Forse sono strana anche perchè recentemente, quando ho avuto la possibilità di fare della mia passione un lavoro, ho detto di no.

Avrei potuto vivere di viaggi, in effetti, ma ho rifiutato: sono stata tentata e al pensiero ci ho buttato parecchie ore, lo ammetto (ok, qualche giorno, forse più di una settimana, ma non tutta insieme), ma alla fine ho capito che per quanto mi riguarda la passione non si può vendere, o meglio, io non sono capace, quindi lascio fare a chi è più bravo.

C’è chi mi ha dato della pazza e c’è chi mi ha detto che ho fatto bene: è troppo presto per dire chi ha ragione, so solo che ho fatto la scelta che mi assomiglia di più e a me basta così; se c’è una cosa che ho imparato in quella prima estate balinese è di cercare sempre la mia strada, anche a condizione di essere capita poco e male.

Se siete arrivati fin qui, vi sarete resi conto che la mia storia non è di quelle che insegnano “come farcela”.

Non ho ricette, ma se c’è qualcosa che la mia esperienza mi ha insegnato finora è che il primo passo per capirsi è quello di stare ad ascoltarsi perchè ciascuno, a modo suo, ha la fortuna di essere unico nel suo genere.

In fondo, siamo tutti animali strani, è che tante volte preferiamo adeguarci piuttosto che ad accettarci, perchè si fa meno fatica, e non c’è niente da spiegare.

Non c’è da spiegare perchè si preferisce passare una giornata nel fango piuttosto che sopra una spiaggia bianca, o perchè si continua a tornare in un posto piuttosto che mettere bandierine altrove, ma questi sono giusto due esempi stupidi, le questioni importanti sono ben altre.

Come quella di avere dello scotch in pullman ad esempio, o un rotolo di carta igienica dentro lo zaino (fondamentale, chi ha provato lo sa bene).

Dettagli, appunto, finiamo sempre lì.

Sono queste cose fondamentali nella vita di tutti i giorni che ci fanno capire che alla fine davvero vale tutto, ma soprattutto, che quelli che valgono siamo noi.

Valiamo la fatica di scegliere di essere chi vogliamo essere tutte le mattine, senza troppi compromessi.

Adesso mi viene quasi un dubbio: che sia forse questa la ricetta per farcela?

Onestamente non lo so, ma se per caso ce la faccio, ve lo dico! E se vi va, potete seguire quello che mi succede nei viaggi anche sul mio blog.

Un saluto che va a caccia di risaie,

Cabiria

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