Matthias CanapiniMi chiamo Matthias Canapini, sono un ragazzo di 23 anni e sono di Fano. Mi piace molto il colore giallo, leggere i libri, trascorrere quanto più tempo possibile coi bambini e giocare a rugby. Potrei iniziare questa riflessione, lettera o storia, descrivendo cosa combino, le attività che porto avanti e i mille progetti che ho in mente, ma per questa volta, partirò raccontandovi un semplice aneddoto, per poi continuare a raccontarvi come si è evoluto il tutto!

Vi porterò in giro per il mondo attraverso le mie fotografie, grazie allo spazio concesso da Ornitorinko: “Maktub” è infatti il nome della mia “foto-rubrika”. Ma iniziamo con ordine.

Circa quattro anni fa, il giorno di Natale, ero intento a spazzolare via cappelletti e salsicce, pasticciata e piadine, quando, sorto dal niente, i miei genitori e parenti si sono trovati a dialogare in merito al conflitto in Bosnia scoppiato nel 1992. Io nascevo in quell’annata, figurarsi se ricordo qualcosa a riguardo! Sta di fatto che le parole di mio zio, quella volta, mi hanno lasciato un segno dentro che capirò solo più avanti. “Quella guerra mi ha fatto talmente tanto schifo che spegnevo la tv pur di non guardare”. Come saprete è stato una guerra brutta e violentissima … come tutte del resto … ma al contrario di altre era molto vicina a casa. L’Italia intendo. Ero già molto sensibile all’argomento, e già all’epoca passavo le giornate a divorare libri di Tiziano Terzani, Gino Strada o Ryszard Kapuściński.

Cosi, quel giorno, seduto a tavola ho maturato lentamente l’idea di partire… zaino in spalla, macchina fotografica, quaderno degli appunti e un misto di passione e rabbia salirmi da dentro.

Per quanto riguarda il viaggio e lo zaino in spalla, beh, in un certo senso ci sono cresciuto. Ero preparato. All’età di 5 anni ho cominciato a girare e rigirare l’Europa in macchina insieme ai miei genitori e fratelli, quindi, in un certo, la porta di casa è stata sempre ed è tuttora un “valico” molto facile da sorpassare o riaprire. Ma la voglia di raccontare storie, ostia!! Questa era nuova in famiglia!

Tentare di capire, sentire il dolore e la bellezza di questo mondo. Confrontarsi con realtà difficili, il più delle volte dimenticate e documentarle. Riportare a casa testimonianze, volti, nomi, sensazioni. Sensibilizzare persone verso ciò che ci circonda e far sapere che dietro i numeri, le percentuali e le statistiche che ogni giorno sentiamo alla tv ci sono sempre persone esattamente come noi, che racchiudono un nome, un volto, una storia. Ora, a distanza di tempo, credo anche che malgrado tutto sia molto importante continuare a raccontare l’umanità del mondo, per avvicinare le persone e capire insieme che il mondo di cui sentiamo parlare è lo stesso che calpestiamo ogni giorno, semplicemente certe storie sono lontane migliaia di km da noi. Ma è un motivo valido per rimanere indifferenti? Continuo a sperare di no.

Sono partito per vedere lo schifo che ci circonda. Oggi continuo a vederlo, ma col sorriso… perché forse ho visto e capito che anche nelle situazioni più drammatiche esiste sempre una sorta di umanità che sopravvive. E questo è un buon motivo per sorridere e coltivare del bene. A prescindere da quanta merda c’è intorno.

Quindi eccomi qua, a distanza di quattro anni circa. Oggi vi scrivo da una terrazza affacciata sulla città di Saigon, sud del Vietntm. È quasi il tramonto. Che ci faccio qui? Vi racconto questa storia … Quando posso viaggio qua e là nel mondo, e pure in Italia, con lo stesso scopo con cui ho iniziato questa nuova vita o percorso. Ricordate i cappelletti di qualche natale fa vero? Comunque … raccontare storie, come semplice testimone, nulla di più e nulla di meno.

Tuttora non mi reputo un reporter, ne un giornalista ne tantomeno un fotografo. Sono un ragazzo come tanti, forse troppo caccianaso, come dicono dalle mie parti. Curioso direbbero altri … non so! So solo che guardare indietro nel tempo fa strano. In questi circa tre anni di vagabondaggi tra i Balcani, il Caucaso, l’ Est Europa ed il vicino Medio Oriente, grazie all’aiuto di associazioni locali e internazionali, ho potuto documentare tantissime realtà diverse, come le mine antiuomo in Bosnia, i campi sfollati in Siria, le proteste di Gezi Park in Turchia o il mondo delle adozioni in Kosovo, portando avanti nel frattempo anche mostre fotografiche, conferenze, attività legate all’infanzia. Zone di conflitto dove ogni giorno persone come noi, ripeto, scappano da bombe e spari, dalla loro casa ridotta a pezzi. Scappano nell’indifferenza del mondo sperando di potersi ricostruire una vita migliore. Senza tralasciare quelle tipologie di guerre che si consumano ai margini della società, magari a 200 metri dalla nostra casa, capaci di consumarsi giorno dopo giorno. Questione di prospettive o punti di vista forse. Vicino e lontano.

Raccontare quello che ho visto, per me è importante ed è per questo che nasce Maktub, la mia collaborazione con Ornitorinko. Ah, perché il nome Maktub?

Nella cultura araba il termine Maktub designa il fatto che nella nostra vita tutto è scritto. Seguiamo un filo invisibile già tracciato e non esistono coincidenze … possiamo solo andare avanti e seguire ciò che ogni giorno ci capita e vivere profondamente. Forse è questa la chiave?

Grazie mille a tutti per aver letto queste righe e spero tanto che seguiate con passione questo mio nuovo progetto!

Un saluto Maktub,

Matthias

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