IMG_1192Questa è la storia di un viaggiatore, un pioniere delle traversate a due ruote.

Antonio Noce, classe ’49, oggi vive a Scandale, un piccolo centro in provincia di Crotone (Calabria).

Da piccolo, avvia la carriera verso il sacerdozio, ma dopo qualche anno, capisce che non fa per lui. Figlio di una famiglia numerosa, non ancora maggiorenne, nel 1966 decide di andare all’avventura nel Nord Italia: Milano prima, Genova poi.

Il senso di irrequietezza, cresce in lui col passare degli anni: Antonio decide di emigrare in Australia. E’ il 1970, tanti sogni e un biglietto in tasca di sola andata, pagato dal governo australiano, che oggi sarebbe il sogno di qualsiasi ragazzo che parte con il working holiday visa!

Il sogno si infrange quando a Genova, una scena al porto lo emoziona. E’ la scena di chi parte per tentare fortuna veso l’ignoto, lo stesso destino che sarebbe toccato anche a lui se si fosse imbarcato verso il sud del mondo. Così, abbandona quell’idea, ma non quella del viaggio…

Corre l’anno 1973 e Antonio vive ancora a Genova. Ogni giorno va a lavoro con il suo inseparabile ciclomotore. Proprio quell’anno gli capita di frequentare un corso da disegnatore meccanico a Pisa. Da qui l’idea di andare da Genova a Pisa con il suo inseparabile Ciao.

L’impresa riesce a pieni voti reggendo anche le ardue salite del Passo del Bracco! Antonio decide di estenderla anche al Meridione. Da Nord a Sud dello stivale a bordo di un ciclomotore 48cc. Un’idea originale che Antonio paga interamente di tasca sua. Il viaggio dura un mese circa e suscita la curiosità di tantissima gente.

La sua idea non ha limiti. Antonio Noce decide di affrontare anche il vecchio continente! Ben quattro mesi e mezzo in giro per l’Europa da Genova. Al tempo delle frontiere, il suo percorso attraversa Francia, Spagna, Inghilterra (via traghetto), Olanda, Belgio, Germania, Danimarca, Svezia, Polonia, Unione Sovietica, Ungheria, Cescoslovacchia, Jugoslavia e Svizzera, dove, con l’occasione, riesce a riabbracciare anche diversi compaesani emigrati.

La sua passione per il viaggio a due ruote non si ferma e lo spinge alla fiera dei ciclomotori di Milano. Proprio lì, riesce a intavolare contatti con diversi sponsor che gli permetteranno di coronare il suo sogno: il viaggio delle “Tre Americhe in Moto”. Un’idea bella e geniale quanto folle, tanto che, i giornali del settore, gli affibiano l’appellativo di “matto a due ruote” (foto).Un Matto a due ruote

Siamo nel 1978 e il giro dell’America (da marzo a novembre) inizia dalla terra del fuoco (Argentina), fino a San Francisco. Il viaggio sarebbe dovuto arrivare fino in Alaska, ma in moto, sarebbe stato un suicidio vero e proprio… (a ottobre faceva troppo freddo e il suo viaggio in Harley termina in California).

A dicembre del 1978 torna nel suo paese natio, in Calabria, dove si innamora e mette su famiglia.

Oggi Antonio Noce vive a Scandale, il suo paese d’origine, dove ha rilevato l’attività di famiglia e vive insieme a sua moglie e ai suoi due figli.

Casa sua, ricorda una sorta di museo dei suoi viaggi, dove conserva i diari, le foto e ovviamente, i mezzi delle sue fantastiche imprese (foto in Basso).Noce 1

Intervista ad Antonio Noce

1. Perche avevi pensato all’Australia come meta della tua emigrazione?
1. C’erano molte richieste all’epoca: ti davano tutto, sapevi già come era fatta la tua casa (una volta a destinazione). Partivi con la nave (una volta fatto il passaporto per andare in Australia).

2. Viaggiatori si nasce o si diventa?
2. Si diventa! Basta essere curiosi per conoscere il mondo con occhi propri e non con quelli della tv!

3. Come era il tuo rapporto con la famiglia all’epoca dei tuo viaggi?
3. Non ho mai scritto ai miei genitori per non farli stare in pensiero…

4. Sei partito con la conoscenza di una sola lingua: l’italiano. Come facevi a comunicare all’estero?
4. Gesticolavo. Non ho mai trovato difficoltà e poi, gli italiani sono dappertutto…

5. Qual e’ stata la tua esperienza piu bella?
5. In California, tramite un’attrice ho visitato hollywood, il mio sogno. Inoltre, il viaggio in se, quella è la vera esperienza.

6. Negli anni ’70 non esistevano i bancomat. Come hai risolto questo problema?
6. I soldi li cambiavano solo ai consolati italiani in giro per il mondo. La lira non stava troppo simpatica all’epoca…

7. Hai qualche rimpianto?
7. Si. In Argentina, durante il mio viaggio c’era la dittatura. Una donna di 80 anni mi ha chiesto di portarla con me in viaggio. Ero in moto ed era impossibile ovviamente. Avrei potuto fare qualcosa per lei e regalarle gli ultimi anni in Italia, ma la burocrazia non me lo ha consentito.

8. Pensi mai a ripartire?
8. Certo! Mi piacerebbe visitare l’Asia, ma questa volta in Aereo!

Dome Aiello

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