Teo CapraroMi chiamo Matteo Capraro, ho 30 anni  e sono di Milano. Nel 2010 comincio la mia esperienza da proiezionista in uno dei maggiori cinema della mia città. Il cinema è sempre stata la mia passione, perchè i film ti fanno riflettere, ridere, immaginare, vedere, sognare… il film è un viaggio che ti fa sperare, sognare anche se può essere finzione, almeno i paesaggi ripresi dalla telecamera, saranno li, da qualche parte!

E allora, perchè non andarli a vedere di persona? Ed è così, che dopo i miei contratti determinati a scadenza breve (per poi lasciarti a casa 20gg e  per poi riassumerti, o soltanto per un “le faremo sapere”), ho capito che il mondo del grande schermo non è proprio come l’illusione che avevo idealizzato, come in “Nuovo Cinema Paradiso”.

Dopo questa esperienza, ho deciso di riprendere la strada del viaggio, quella che avevo interrotto anni prima.

A 18anni, pronti via, Spagna! Ho raggiunto mio fratello a Madrid, vivendo la capitale iberica  per quattro mesi come esperienza. Sono convinto che i nostri cugini spagnoli ci somiglino un sacco, ma sono decisamente più rilassati rispetto a noi…

Poco più tardi, la Scozia, Edinburgo (Edimbra, come dicondo gli scozzesi), dove ho iniziato a lavorare come kitchen hand in una cucina di un ristorante italiano prima, e come commesso in un negozio di souvenir poi. Tra la vendita di spade tipo Highlander e Tshirt con l’effige del mostro di Lockness, ho vissuto due anni meravigliosi, intervallati da viaggi ripetuti tra le East e la West Coast in America. Già, gli USA… la prima volta a Los Angeles. Si ha la sensazione di essere minuscoli negli States… tutto è più grande, tutto alterato…  il mio “sogno americano” dettato dalla musica che ascoltavo all’epoca (2pac su tutti), si è rivelato in realtà una bolla di sapone… da italiano posso dire che le nostre culture sono distanti anni luce, senza sminuire o disprezzare nulla di ciò che ho visto (personalissimo punto di vista). L’America, secondo me, ha “l’apparire” come punto focale e come metodo di insegnamento alla società per le giovani generazioni.

Sono tornato in Europa, questa volta nel Sud della Francia e per un breve periodo. Aiutavo mia sorella (che all’epoca viveva li ed era incinta). Spiagge e baguette il ricordo più vivo, dato che ho passato li veramente pochissimo tempo.

2009, di nuovo Italia, provando a vedere se il mio futuro poteva svilupparsi oppure no…

Ci ho provato, ma è andata male.

Dopo la mia esperienza come proiezionista, come anticipavo all’inizio di questo racconto, ho pensato di fare il grande salto verso nuovi posti. L’Australia.

Perth. Ho vissuto li due anni, dal 2012 al 2014, lavorando sin da subito in cucina come aiuto cuoco. Una vita molto rilassata e piena di tempo da dedicare a me stesso, calcetto, lavoro e grigliate la Domenica. Vita bella, gente ok, clima fantastico. L’Australia è un’opportunità da non perdere… senza dubbio un posto che ti fa star bene e che ti mette in pace con te stesso.

Oltre a Perth, ho passato 3 mesi meravigliosi in Tasmania, per prolungare il visto grazie gli 88 giorni di lavoro in farm. Lavoravo a Hobart (la capitale), mentre vivevo a ridosso della città, in collina, in un vecchio scuolabus adibito a casa, con la corrente fotovoltaica, i servizi in giardino. Una sorta di “magic bus” alla Into the wild, un pò meno isolato però… ho preso parte al progetto WWOOF, occupandomi di accudire gli animali (maiali, oche, galline, capre) e di prendermi cura dell’orto. Annaffiavo le piante, curavo l’erba, raccoglievo la frutta e la mia vita scorreva tranquilla con queste mansioni in cambio di vitto e alloggio. Ancora ricordo il sapore delle patate arrostite nella cenere, che rimaneva per delle ore dopo che accendevamo il fuoco per bruciare le sterpaglie o per cucinare. Quell’esperienza a stretto contatto con la natura, mi ha fatto ampliare le vedute. Mi ha fatto capire di non dare mai nulla per scontato, di pensare, di approfondire anche quelle piccole cose che molto spesso passano inosservate.

Sono tornato a Perth, riprendendo la mia vita lavorativa cittadina e nella ristorazione. Alla scadenza del visto, lasciando la capitale del Western Australia a malincuore, mi sono ridedicato al viaggio: Cina (smog, confusione e verdura buonissima), New York (una meta da vedere assolutamente), Brasile (sorrisi, sole, samba, culi e riso e fagioli).

Un riassunto molto striminzito di quello che ho visto, che mi ha portato ad una nuova meta: la Nuova Zelanda (facendo un piccolo stop italiano per far vedere che ero ancora vivo…).

Oggi scrivo da Wellington. Dopo aver vissuto 5 mesi ad Auckland, ho deciso di continuare a viaggiare, passando per Wellington, la Capitale, dove conto di concludere questa esperienza a breve.

Prossimi progetti? Islanda, molto probabilmente…

Non c’è niente di meglio di lasciarsi catturare dalle emozioni della vita, di intraprendere nuovi percorsi, non inteso solo in termini di geografia. La routine, non è la sicurezza del proprio futuro, e questo, secondo me, addormenta le menti, il pensiero. Insomma, restando in tema di “animali strani”, concluderei con una frase di Darwin: “Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.

Un saluto predisposto ai cambiamenti,

Matteo

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