vittorio viarengoNascere in una famiglia di panettieri, a Genova, equivale a dire “focaccia”. Lo sa bene Vittorio Viarengo, che nonostante abbia seguito una strada diversa da quella dei suoi genitori, ha saputo magistralmente mischiare questa tradizione ligure alla sua passione per il web e per il mondo della tecnologia.

Il tutto, infatti, dà vita ad un blog molto conosciuto (VivaLaFocaccia), anche se la sua professione è di fatti un’altra. Oggi Vittorio vive negli Stati Uniti: lui è un supermanager della Silicon Valley.

La sua storia ci insegna che innovazione e tradizione non sono due concetti opposti e che una giusta dose di questi elementi riesce a dar vita ad una ricetta davvero straordinaria.  Ornitorinko lo lo ha intervistato per i suoi lettori:

Chi è Vittorio? Ci faresti una presentazione di te stesso?

Mi chiamo Vittorio Viarengo, sono nato a Genova ed ho 50 anni. Sono cresciuto nel panificio di famiglia dove ho imparato dai miei genitori il valore del sacrificio, la passione per la qualità ed i clienti. Poi nella vita ho fatto tutt’altro ma ho mantenuto l’arte bianca come hobby che oggi trova sfogo nel mio blog, VivaLaFocaccia.com. Ho fatto sport a livello dilettantistico, ma sempre competitivo per tutta la vita. Prima praticando il calcio come portiere e ora giocando a tennis. Lo sport mi ha insegnato altre importanti lezioni che uso nella vita e nella mia professione, come il lavoro di gruppo, competere senza fare il furbo, lavorare sodo e non mollare per vincere. Infine, sono un musicista mancato, ma non frustrato. La musica mi ha insegnato a stare sul palco di fronte a tante persone, una competenza che mi serve tantissimo nel iavoro che pratico adesso, ma soprattutto studiando musica al conservatorio ho imparato il valore dell’esercizio sistematico e continuo per migliorarsi. Ho fatto della life-long-learning una vera filosofia di vita.   

 Ci racconti di come sei finito negli USA?

Nel 1995 con alcuni amici ingegneri ho fondato a Genova ViVi Sofware, una piccola software startup che abbiamo poi venduto nel 1997 ad una azienda Americana. Nel 1998 ci siamo trasferiti a Boston, dove ho iniziato la mia carriera nell’high tech Americano. In quegli anni ho conosciuto Adam Bosworth, allora braccio destro tecnico di Bill Gates, che mi convinse a trasferirmi sulla costa ovest, prima a Seattle con BEA Systems e poi in Silicon Valley dove ho lavorato per alcune aziende di grande successo come Oracle, VMware e ora MobileIron.

E’ stato difficile ambientarti?

L’ambientamento è stato molto facile per due motivi. Per primo, l’appoggio e il supporto incondizionato di mia moglie Paola che è stata al mio fianco fin da quando avevamo 16 anni. Il secondo, è l’eccitazione, le opportunità e l’entusiasmo legati al lavorare nel mondo high tech Americano che ti fanno passare in fretta la nostalgia per il caffè buono, la pasta non scotta e le altre cose Italiane che ti mancano all’inizio.

 Quali sono le differenze più eclatanti che noti tra l’Italia e il posto dove vivi?

Ce ne sono tante. La prima è quanto sia più semplice la vita qui in America (nel mio ambiente senza dubbio privilegiato). La burocrazia è quasi inesistente specialmente per chi è abituato all’Italia e più in generale al sud Europa.

E poi le innumerevoli opportunità di crescita e l’apertura verso tutto quello che è nuovo e giovane, specialmente qui in Silicon Valley, la culla mondiale dell’innovazione.

Infine, tutte le altre cose di cui ho parlato nel mio videomessaggio rivolto al Premier Renzi sui Segreti della Silicon Valley (video in basso)

Certo, non è tutto perfetto. A parte la famiglia, dell’Italia mi mancano la spontaneità, la facilità di socializzazione, l’approccio più bilanciato tra lavoro e vita privata.

Il tuo videomessaggio è arrivato a destinazione: hai avuto modo di parlare di persona con Matteo Renzi circa la situazione fiscale in Italia e la fuga dei cervelli. Riassumeresti questa tua esperienza? Come nasce questa tua idea?

Ho avuto modo di parlare a Renzi solo per pochi minuti. Le cose importanti che volevo comunicargli le ho registrate nel video sopra. Nel mio intervento live, gli ho solo detto come sia facile creare un’azienda in USA e quali sono livelli di burocrazia e tassazione accettabili per investire ed assumere in Italia. Forse richieste irrealizzabili vista la realtà Italiana.

Che consiglio daresti a un giovane che oggi vive in Italia?

1, diventare molto, ma molto bravi a fare qualche cosa di utile realizzando che diventerà comunque inutile in futuro.  In altre parole imparare ad imparare.

2, imparare benissimo l’Inglese

3, fare un’esperienza all’estero

4, rischiare tanto, specialmente all’inizio della carriera. Il mondo è capovolto. Quello che era sicurezza in passato come il posto fisso in una grossa azienda, ora è nella migliore delle ipotesi un’incognita. Quello che in passato era rischioso, come aprire una propria azienda, ora è opportunità di crescita anche quando non si ha successo.

5, Abbandonare ogni speranza, in ogni situazione, e passare a piani concreti.

…e leggere “The Dip” “Talent is overrated”, “So good they cannot ignore you”

Torneresti a vivere oggi in Italia?

No. Forse qualche mese l’anno quando andrò in pensione.

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