Jonathan PochiniMi chiamo Jonathan Pochini, ho 40 anni e sono di Carrara. Questa dovrebbe essere la mia storia e di come sono diventato nomade digitale.

E come ogni storia anche questa dovrebbe avere un inizio, uno svolgimento e una fine, in altre parole dovrebbe avere un percorso lineare.

Ma cari lettori, io non mi sento arrivato per niente alla “fine” di questa storia, di fatto io non mi sento proprio “arrivato” da nessuna parte.

E quindi preferisco dare alla mia storia un percorso un po’ circolare, un po’ a spirale: un inizio, un giro di volta, un nuovo inizio e così via.

 

Mi chiamo Jonathan Pochini e “sono” un nomade digitale. In realtà preferisco dire che “faccio” il nomade digitale o, meglio ancora, che al momento sto esplorando lo stile di vita nomade digitale.

Questo perché non mi piace l’idea di finire incastrato in una definizione e per quanto liberatoria possa essere quella del nomade digitale pur sempre una definizione è: crea delle aspettative, ti condiziona, ti limita.

Scommetto infatti che vi aspettereste da un nomade digitale una vita in continuo movimento, una settimana da una parte, la settimana dopo dall’altra… invece no.

Se mi trovo bene in un posto ci sto a oltranza, spesso dei mesi e spesso sono talmente pigro come viaggiatore che mi dimentico pure di fare i soliti tour che i turisti invece, con i loro giorni contati, non si lascerebbero scappare per niente al mondo.

E ho pure una base, un “nido”, che al momento è Las Palmas de Gran Canaria: è lì che passerò gran parte di quest’anno e mi preparerò per la mia prossima “migrazione”, per il mio prossimo viaggio, per la mia prossima workation (neologismo inglese che deriva dall’unione delle parole “work” e “vacation”).

Eppure pensare di passare anche solo qualche anno in un posto preciso, pensare di dire “vivo a” senza premettere un “al momento”… non credo che faccia per me… almeno per il momento!

Posso “fare” il nomade digitale essenzialmente per 2 motivi: lavoro su internet e sono un freelance.

Nello specifico mi occupo di SEO e Online Marketing, ho i miei clienti online e ho anche qualche bel progettino personale che mi piace coltivare e che mi dà qualche rendita passiva.

Tutto sommato potrei ritenermi una persona fortunata, posso lavorare da dove mi pare, posso scegliere i miei orari, godo di una certa libertà.

Ma attenzione! Non mi ritengo affatto fortunato. Di fatto ritengo di aver fatto delle scelte che la maggior parte delle persone… semplicemente non avrebbe fatto!

E poi diciamocelo, se fosse solo fortuna allora dovrei essere costantemente terrorizzato da eventuali (e spesso inevitabili) rovesci della stessa (leggi “sfiga”); se invece mi prendo le mie responsabilità… allora il potere torna nelle mie mani, la mia situazione di vita presente e futura è un qualcosa su cui ho un certo controllo e lo sforzo per mantenere sostenibili le mie scelte di vita e per dirigermi verso quelli che sono i miei sogni e i miei obiettivi… è uno sforzo che posso rinnovare ogni giorno, è un qualcosa su cui posso lavorare.

Quali scelte ho preso?

Innanzitutto nel lontano 2009 ho scelto di rinunciare ad un contratto di lavoro a tempo indeterminato per andarmene in Australia. L’ho fatto per una serie di motivi, il più importante forse era quello che avevo proprio bisogno di una “botta di vita”.

Ho scelto quindi, se mi permettete di esprimermi così, la “vita” piuttosto che la “sicurezza” di un contratto a tempo indeterminato (l’amico che oggi mi scrive scherzosamente su facebook che non sopporta più di vedere le mie foto del mio ultimo viaggio in Sud Est Asiatico… in realtà mi confida che questa scelta lui non l’avrebbe presa).

Fatto sta che l’Australia è stata una delle mosse più azzeccate che abbia mai fatto: non senza turbamenti mi sono rifatto una vita, ho imparato l’inglese come si deve, ho trovato un lavoro come contractor e gradualmente, senza quasi accorgermene, nel corso di qualche anno sono diventato freelance.

L’Australia mi ha anche regalato per un anno e mezzo la bellissima sensazione di sentirsi nel posto giusto, nel posto dove avrei voluto essere in quel preciso momento. Ed è una bellissima sensazione.

Ma durante i miei 4 anni in Australia avrei potuto prendere un’altra decisione: farmi assumere e iniziare un percorso per diventare “australiano”, guadagnare un sacco di soldi (ottimi stipendi in Australia).

Ma avevo già qualche cliente online e se mi fossi fatto assumere avrei dovuto rinunciare a questi e ad ogni prospettiva di vita da freelance (che era il mio vecchio sogno, prima di partire).

Quindi ho continuato a scegliere, non senza fatica, la vita da freelance.

E infine quando ho lasciato per sempre l’Australia ho preso un’altra decisione: quella di gettarmi nuovamente nell’ignoto per esplorare lo stile di vita nomade digitale, mollare le piccole sicurezze dei miei contatti di lavoro australiani per fare affidamento esclusivamente sui miei clienti online.

Adesso mi sembra incredibile ma le paure prima di fare il passo per lanciarsi nel nomadismo digitale sono davvero assurde e vanno dalla paura di non sapere dove lasciare il computer quando si viaggia alla paura di non riuscire ad essere sufficientemente disciplinati nel proprio lavoro.

Era il Febbraio 2013 quando sono arrivato a Chiang Mai – Thailandia – la “capitale dei nomadi digitali” per iniziare la mia esplorazione dello stile di vita nomade digitale. E l’esplorazione è andata bene: sono ancora nomade digitale (o meglio, sto ancora “esplorando lo stile di vita”) e da quella volta ho vissuto a…

  • Chiang Mai,
  • Koh Phangan,
  • Italia,
  • Fuerteventura,
  • Gran Canaria,
  • di nuovo Chiang Mai,
  • Pai
  • e Bali. (video in basso)

Non troppi posti in oltre 2 anni. Ma come vi ho detto prima sono un po’ pigro come viaggiatore e quando sto bene in un posto… chi me lo fa fare di levare le tende?

E oggi? E domani?

Oggi non vi nascondo che sono un po’ in difficoltà.

Nella mia ultima workation ho dato priorità ad altri aspetti di me che vanno ben oltre il mio lavoro: aspetti importanti, importantissimi, che riguardano la mia realizzazione “umana” e personale oltre che professionale.

E’ un po’ questione di equilibrio forse e nei mesi che hanno preceduto il viaggio ho calcato troppo l’acceleratore sull’aspetto professionale trascurando tutto il resto.

Fatto sta che ho subito dei colpi negli ultimi mesi, ho commesso forse degli errori, ho perso qualche lavoro e soprattutto ho perso un bel po’ di entusiasmo…

Sono un po’ preoccupato: veramente dopo oltre 2 anni di rodaggio non ho più la forza, la disciplina e la passione per nutrire la sostenibilità della mia vita nomade digitale?

Oppure…

Oppure si avvicina il momento di fare un’altra scelta.

Non certo quella di mollare uno stile di vita che mi permette la libertà di vivere e lavorare da dove mi pare!

Ma forse quella che mi costringerebbe a lasciar andare ulteriori sicurezze e a buttarmi a testa bassa in direzione dei miei sogni.

Siano questi fatti dalla voglia di realizzare i miei progetti personali o dalla voglia di fare la differenza nella vita delle altre persone (al momento il mio lavoro consiste nel fare la differenza nei “business” delle altre persone).

Oppure dalla voglia di creare una comunità di nomadi digitali e di persone con una sensibilità diversa e decisamente non “mainstream”… magari un bel coworking space con tanto di coliving in qualche isoletta sperduta in una fattoria con wifi e vista mare (scelta che, capisci, sarebbe un po’ meno nomade e un po’ più “stanziale”).

Come accennato all’inizio, non sono “arrivato” da nessuna parte e questa non è sicuramente la “fine” di questa storia.

E cari lettori, che siete arrivati gloriosamente fino a qui…

chissà che tra i percorsi di un eventuale nuovo inizio non ci sia anche un pezzo di strada da fare assieme

che sia per la realizzazione di un qualche ambizioso progetto…

o per bersi una Bintang (Bali) o una Tropical (Canarie) o chissà quale altra birra in qualche altro angolo del mondo…

a me farà senz’altro piacere quindi mettetevi in contatto con me e lasciatemi un commento qua sotto…

Un saluto che cerca un nuovo inizio,

Jonathan

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