11015759_10206355093498979_1615593491_nMi chiamo Michael Di Pietro, sono di Venezia ma ho origini siciliane. E tutto inizia più o meno così: -“Ma tu cosa vuoi fare nella vita?”.

E’ il 3 dicembre 2014 e questa è una delle domande più difficili che mi sia mai stata fatta da quando sono nato.

A farmela è il titolare dell’agenzia di comunicazione di Bologna in cui lavoro. Lo guardo e mi metto a ridere. Non è una risata naturale, è quasi forzata, nervosa.

Lo guardo ma non riesco a rispondere alla sua domanda, mi accorgo che ho 27 anni, sono dove pensavo di voler essere e sto facendo quello che pensavo di voler fare nella vita. La risposta sarebbe la più semplice del mondo, ma è davvero così? Facciamo qualche passo indietro.

Ho 22 anni e decido di andare via di casa con un biglietto di sola andata per Londra. Ci sto sei mesi e questa esperienza mi cambia. Ora sono una persona molto diversa, molto più forte, con idee chiare e la voglia di spaccare il mondo. Ma Londra non mi basta più, io non mi basto più, mi serve un piano. Decido di continuare a studiare e lo faccio a Bologna perché penso che sia la città italiana meno italiana delle altre.

I due anni di studio a Bologna sono stati fantastici, ma sento che manca qualcosa. Qualcosa dentro di me mi dice di scappare. Decido di farlo per l’Australia ma i piani si complicano, arriva l’offerta della Ducati. Ho 25 anni e adoro le moto, come posso rifiutare? Quello che non sapevo però è che quella scelta avrebbe messo in pausa la mia vita per accettare la vita che ti chiedono di fare gli altri.

I due anni successivi sono stati una rincorsa di quello che pensavo avrei voluto dalla vita, un lavoro in un’agenzia, stabilità, uno stipendio fisso. Milano, Venezia e di nuovo Bologna. Con molta fatica ci sono arrivato. Ora ho un lavoro fisso, uno stipendio fisso e un capo che vuole darmi una promozione. E i miei sogni? L’Australia? No, non posso accettare più quello che mi chiedete. A vent’anni appena avevo 200€ mollavo tutto e partivo per qualche giorno. Ora i 200€ si sono moltiplicati, ma il tempo per andare dov’è finito? Io non voglio la promozione, non voglio le catene ai polsi per il resto della via vita, voglio tornare a quando con 200€ ero il ragazzo più felice del mondo, perché mi bastavano per scoprire il mondo.

“Non lo so cosa voglio dalla vita, ma so che non voglio questo!”

Sarebbe stato facile accettare la promozione, un nuovo ruolo in agenzia, una vita comoda che comodamente ti usura la tua. Ho due migliori amici: il barista per le birre post lavoro, l’unico momento di svago della giornata e il farmacista che mi rifornisce di gastro protettori.

No, non posso accettare questo a 27 anni. Non so cosa andrò a fare, non so se un giorno riuscirò a trovare quello che cerco nella vita, il mio posto nel mondo, oppure un angolo di felicità, ma sicuramente ci posso provare. Tanta confusione in testa, ho mollato tutto e non so cosa fare. Mi isolo, ho bisogno di silenzio.

L’Australia è sempre il primo pensiero, ma una serie infinita se ne accumulano uno sopra l’altro, finché non mi accorgo che cercare risposte a forza non aiuta. Ho bisogno di ascoltare quei piccoli segnali che in mezzo alla confusione riescono a regalarti un sorriso. L’incontro inaspettato con una persona mi ha dato qualche risposta in più, ma ancora è presto per dire chi è.

Sul mio blog, “Tacos a colazione” cercherò di farvi scoprire qualcosa in più del Messico.

Non so come andrà, non so quello che farò, al momento so solo che dall’11 di marzo 2015 mi trovo a Città del Messico, il resto è un enorme punto di domanda… però come dice il titolo di un film di qualche anno fa: “Io, speriamo che me la cavo”.

Un saluto che va in Messico,

Michael

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