Simone RiginelliMi chiamo Simone Riginelli, ho 38 anni e sono di Roma, ma vivo a Wellington. Lavoro come VFX ARTIST, detto in parole povere, mi guadagno da vivere lavorando con il cinema, in vesti di artista degli effetti visuali.


La mia storia in questo mondo, inizia nel 1996, quando, all’Università (La Sapienza) ero iscritto al corso di informatica, con l’obiettivo di specializzarmi in effetti visivi. Purtroppo, quel corso, nonostante comparisse tra le liste, non avrebbe avuto mai inizio.

Mi suggerirono di proseguire gli studi in Informatica Generale, per soddisfare le richieste di mercato e per avviarmi ad una carriera da sistemista informatico. Assenza di creatività, ma con un posto sicuro. Non era quello che volevo!

Fu così che per quel diverbio in segreteria, decisi di provare strade alternative per  realizzare il mio sogno. Non mi diedi per vinto, mi informai, arrivai persino in Australia (a Wollongong), dove trovai una scuola che facesse al caso mio e che mi avrebbe fatto continuare il percorso universitario intrapreso. Al mio rientro a Roma, spiegai la situazione in segreteria. Di nuovo, un acceso dibattito era il risultato di tanta burocrazia che mi negava il nullaosta per i miei nuovi piani in Australia.

Scoraggiato, ma non arreso, decisi di cercare una nuova soluzione senza allontanarmi troppo da casa. Fu la RAI ad accogliermi, che finanziò un corso per la mia formazione. Avevo 20 anni e un posto sicuro, ma quando fui faccia a faccia con il tipo di lavoro che mi aspettava, mi resi conto che per me era troppo statico. Ringraziando per l’offerta, rifiutai anche questa volta. Non era quello che volevo!

Quando lo seppe mio padre, fu una tragedia! Voleva che mi sistemassi e non la prese per nulla bene… decise di non finanziarmi più e da li capii che avrei dovuto cavarmela da solo. Continuai a sognare contando sulle mie forze.


Nel 1999 iniziai un Master all’Upgrade di Milano in computer animation. 4 mesi intensi. Finalmente avevo trovato quello che cercavo. Appena conclusa la formazione, lavoravo in stage per la Green Movie. Come da prassi, rimborso spese di 500mila lire al mese (una sistemazione me ne costava 400…). Dopo sei mesi fui assunto con un contratto a tempo indeterminato e con un ottimo stipendio nelle vesti di 3D Generalist (un tutto fare del 3D).

Ero contento, ma a metà. Nel 2001, dopo circa un anno e mezzo, lasciai quel lavoro a tempo indeterminato per accettare l’offerta di una startup. Ero il primo assunto di una nuovissima azienda, la EDI, effetti digitali italiani. Firmai con loro un contratto CO.CO.CO. Scommessa o pazzia, lo feci. 

Lavoravo tantissimo, tanto da tornare a casa 3 volte in 2 mesi, dormivo li. Una volta lavorai per 72 ore di seguito, senza dormire. L’ufficio di Via Monterosa era diventata casa mia, e anche se il contratto non predeveva il pagamento degli straordinari, finalmente, avevo trovato quello che mi piaceva fare!

Ero convinto che anche in Italia si potesse portare il mondo degli effetti speciali ai livelli di Hollywood. Era il mio sogno, la mia visione. Idea che ho portato avanti fino a quando mi scontrai con la triste realtà lavorativa italiana. Quando le agenzie pubblicitarie e le grosse aziende, hanno soldi da investire, vanno a Londra o all’estero.

In aggiunta riuscire a farsi pagare  è più difficile del lavoro stesso. Tra fatture a novanta o 180 giorni, ritardi nei pagamenti o pagamenti inevasi riuscire a tenere in piedi un azienda è assulutamente un avventura, anzi un’impresa. Ne ho avuto la conferma lavorando su un film italiano che non ha rispettato gli accordi contrattuali. Il tribunale ci diede ragione, ma l’azienda che avrebbe dovuto elargire il compenso pattuito, decise di fallire, per poi rinascere con un altro nome, lasciando alla società per la quale lavoravo, un debito insoluto di svarate decine di migliaia di euro.

Nel frattempo avevo messo su famiglia e comprato casa a 40km da Milano. Facevo il pendolare. Mio figlio cresceva, ma aveva spesso problemi ai bronchi. Il dottore ci disse che l’unica soluzione era cambiare aria. Fù sufficiente per farmi tornare a casa da Barbara (mia moglie), e dirle “ce ne andiamo!” (lei stava attaccando l’ultimo quadro alle pareti di casa…).

Non sapevo la destinazione, e iniziai a mandare il mio curriculum in giro per il mondo: Canada, Usa, Nuova Zelanda e Australia.

Tanti contatti e interessamenti da parte delle aziende, ma nulla di concreto. Partii lo stesso, famiglia al seguito ovviamente. Destinazione Sydney.

Era il 2009, l’Australia mi sorrise e dopo pochissimo trovai lavoro nel mio settore. Dimosravo giorno dopo giorno quello che sapevo fare. Passare dalla grigia tangenziale di Milano per finire a fare il pendolare su uno dei traghetti che da Manly ti porta dall’altra parte della baia di Sydney è davvero un’esperienza fantastica.

Uno sponsor mi permise di vivere in downunder e incominciai il mio dispendioso iter verso la residenza australiana. Tutto procedeva bene fino a quando, l’azienda fallì. Nel 2012 il dollaro australiano aveva raggiunto cifre da record e il cambio non favoriva il mercato con gli Usa. Dei signori in giacca e cravatta dissero a me e agli altri dipendenti di prendere le nostre cose e andarcene. Fu una sensazione terribile. Poco più tardi, l’azienda fu acquisita da una multinazionale e riprese a funzionare. Io ripresi a lavorare. Stessa scrivania, stesso monitor, stessi colleghi, l’unica cosa che cambiò fu la partita iva dell’azienda. Una tragedia per me, perchè quella stringa di numeri, era legata al mio visto e alla mia pratica di permanenza in Australia. Significa che avrei dovuto cominciare da capo.

Avevo lavorato sodo in Australia. Il mio nome comparve tra la lista del VES Award, la massima onoreficenza nel mio lavoro: una sorta di premio Oscar per gli effetti visivi. Non vinsi, ma fui notato da WETA, il colosso creato da Peter Jackson, il celebre regista del Signore Degli Anelli.

Salutammo l’Australia. Wellington ci accolse con i suoi paesaggi da libro fantasy, il suo mare cristallino, la sua calma. Vivo qui da 2 anni ormai e sono felicissimo di questa scelta. Sono molto soddisfatto del mio lavoro in WETA. Qui lavoro come compositor. In poche parole, ricreo gli effetti speciali dei film assemblando tutte le scene già elaborate, mettendole insieme, cercando di renderle il più reale possibile.

Il 2015 mi ha premiato con il VES Award, traguardo che ho sfiorato qualche anno fa. Ricevere questo premio a Los Angeles è stato il risultato di anni di duro lavoro e tanta passione.

Per ottenere un risultato bisogna essere tenaci, credere nelle proprie capacità e non darsi mai per vinti. Come direbbe Steve Jobs “L’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo troverete. Non accontentatevi. Siate affamati. Siate folli!”.

Un saluto da premio Oscar,

Simone

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