Massimo Lo BiancoMi chiamo Massimo Lo Bianco, ho 23 anni e sono toscano. Apparentemente sono un ragazzo come tanti altri, forse un po’ più barbuto dei miei coetanei, ma spensierato per scelta.

Mi capita spesso di parlare con amici, conoscenti, parenti, o addirittura sconosciuti, e sentire in loro quel senso di rinuncia, quell’arrendersi alla realtà che li ha ingabbiati, che gli ha portato via i sogni di una vita.

Alla fine poi, anche se, difficilmente vorrebbero ammetterlo, il rimorso è così grande, che solo il pensiero è così incredibilmente doloroso. Lasciano così viaggiare la mente, cercando di girare intorno a tutto quello che potrebbe essere la svolta della loro vita. E se provi a raccontargli il tuo punto di vista, ti rispondono semplicemente che tu sei pazzo. Alla fine dei conti, se essere pazzi significa godersi la vita, credo di non volere mai smettere di esserlo come in questo momento.

Oggi, sono cinque mesi esatti, è stato solo un puro caso questo, niente è stato programmato, niente nella mia vita lo è mai stato, così come quello che mi è successo durante gli ultimi 150 giorni della mia indimenticabile vita.

L’ultima volta che avevo messo mano a questo scritto, lo ricordo bene mancavano giusto un paio d’ore a chiudere per l’ultima volta la porta di casa.

Tante cose sono cambiate, e non sto parlando del cambio dell’auto ad esempio, ho detto basta con i programmi; basta agli aerei che ti tappano le orecchie e che ti schiaffiano in un battibaleno dal grigio di Londra all’incredibile sabbia dorata del deserto marocchino; basta con i treni che dividono i passeggeri in pima o seconda classe a seconda di quanto vogliono coprire ai tuoi occhi la bellezza degli incredibili paesaggi là fuori.

E basta puntare sempre al successo in tutto quello che facciamo, tutto quel mondo irreale, creato a misura di macchine da soldi che ci circorda, abbiamo già distrutto il mondo intero, ed allo stesso tempo ci stiamo lentamente autodistruggendo fino a crollare a terra come fiori appassiti.

Pensate al mondo come ad una gabbia, dove ogni giorno ci viene chiesto di volere entrare a farne parte o meno, con l’unico intoppo che una volta dentro si rischia di non trovare più una via d’uscita, al suo interno tutto sembra così apparentemente perfetto, sembra non mancarci niente, eccetto la libertà. L’unica via per uscirne indenni è quella sempre illuminata verso i vostri sogni, e quello che segue è un assaggio del mio, dal quale ancora non riesco a svegliarmi.

Pensate, ad esempio, per un attimo al Bene, e non al male. Non saprei bene come descriverlo a parole, potrei dire che il bene si trova nella felicità, ma poi dovrei dirvi cosa è questa e diventerebbe ancora più difficile. Però vorrei farvi notare che Felicità e Bene non sono termini oggettivi, non sono vaccini preparati in laboratorio, e visto che non sono materiali, possono esistere solo nella nostra mente. Quindi se vuoi essere felice cambia il tuo modo di pensare.

Riguardando le foto degli ultimi cinque mesi quasi non ci credo, credevo che fino ad allora tutto questo godere fosse impossibile da raggiungere, ed ora davanti ai miei occhi scorrono immagini di quel mio sorriso, che giorno dopo giorno cresceva a dismisura, nonostante la fatica e la sofferenza dei primi momenti, le lunghe camminate in solitaria in distese incontaminate nel nord della Spagna. Ed è quì, che ho imparato a confrontarmi con me stesso, a viaggiare in direzione delle mie paure, a scavalcare qualsiasi barriera mentale, e scaricare passo dopo passo tutte le paure che mi sono portato dietro per ben 850km, così ogni ostacolo insormontabile, diventava per me un nuovo costante punto di partenza.

Ricordo perfettamente quando ho lasciato il messaggio più incredibile che il primo mese di cammino mi ha offerto: DON’T FORGET TO SMILE. Sembrava essere incredibile tutto quel paradiso dove un semplice gesto come quello del sorriso, potesse dare ed allo stesso tempo offrirti tanto come mi stava accadendo. Sembrava di essere in un sogno. Il più bello della mia vita. Fino a che non ho scoperto che tutto quello che avevo accanto, era tutto fottutamente reale.

Ho sempre voluto uscire dagli schemi giusto per qualche giorno, giusto per qualche chilometro, giusto per riassaporare la vita che amavo tanto quando vagabondavo in giro per l’Europa, e giusto perchè questo periodo di stop mi ha saturato da tutti gli stimoli immaginabili che potessi trovare qui, e l’unica medicina a tutto questo è solo ripartire, però questa volta senza limiti né di tempo, né di soldi, lasciando a casa i pregiudizi, i vizi e le abitudini, destinazione Africa prima, e resto del mondo poi, cercando di non staccare mai i piedi per terra, calpestano quante più di quelle frontiere immaginarie che dividono il più numeroso agglomerato di culture al mondo.

Perché proprio l’Africa e perché ora? I motivi di questa scelta non nascono per caso, non sono studiate a tavolino, non c’è nessun premio in palio, sono semplicemente impulsi che ti arrivano dal profondo del cuore, e che coltivi con il passare del tempo. Quel tempo in cui arrivi a capire che possiamo resistere alle tentazioni del benessere, a rifiutare la felicità impacchettata, a rinunciare a volere solo ciò che ci fa piacere. E dove la strada che ti rimane da prendere diventa quella più spontanea, quella di una vita più naturale, dove desideri sempre di meno, amando di più. Bisogna, quindi, passare a quella dimensione della nostra vita più introspettiva, scrutando quello che ci circonda a rallentatore, capire cosa è davvero importante tenere, e cosa mettere da parte, diventare meno egoisti e dedicarsi più al bene comune.

Dobbiamo dimenticare poi, che quello che abbiamo ce lo siamo meritato veramente, che quando accade qualcosa di terribile siamo obbligati preghiamo un dio, in cui alle volte nemmeno crediamo. E pensare che forse siamo semplicemente nati nella parte giusta del mondo, e non dovremmo quindi tirare un sospiro di sollievo per essere scampati ad una vita di stenti, ma dovremmo ogni giorno pensare che ognuno di noi può fare qualcosa per gli altri e per se stesso. Non dovremmo continuare ad aspettare che accada qualcosa che ci faccia capire di essere fortunati, che ci faccia vedere la vita da un’altra prospettiva, ma dovremmo invece cercare di vedere la vita da più punti di vista, capire gli altri per capire noi stessi, aiutare gli altri perché quegli altri potevamo essere noi.

Ed alla fine ti aspetti di aiutare gli altri, di aiutare le persone che hanno davvero bisogno d’aiuto, o questo è quello che credi inizialmente, perchè tutti ci hanno sempre insegnato ad attribuire la povertà a chi vive per strada e la ricchezza a chi viaggia con macchine di lusso, e senza rendertene conto sono loro che in un modo differente aiutano te, e ti cambiano per sempre, così come hanno fatto con me ogni giorno, fin da quando ho messo piede in quel continente, che mi ha succhiato fino all’ultima goccia di felicità, ed a cui mai e poi mai potrò smettere di dire GRAZIE.

Se vi va, potete continuare a seguire il mio cammino sul mio sito oppure attraverso la mia fanpage.

Un saluto che vive spensierato,

Massimo.

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