David SperaMi chiamo David Spera, ho ventisette anni e sono di Fiuggi, un piccolo paese in provincia di Frosinone.

La mia più grande passione è viaggiare, scoprire nuovi paesaggi, entrare in contatto con modi di pensare e culture differenti dalla mia, conoscerle, capirle, viverle. Il mio più grande sogno è non smettere mai di fare questo. Forse è soprattutto per tale motivo che mi sento un “animale strano”.

Ho cominciato a viaggiare nel 2011, partecipando al progetto Erasmus della mia università. E da quel momento, fondamentalmente, non mi sono più fermato. Perchè, molto spesso, quando parti una volta, poi vuoi rifarlo; e poi una seconda volta non ti basta e lo vuoi fare ancora, e poi ancora.

Ho trascorso cinque mesi in Svezia, nella periferia sud di Stoccolma. Per la prima volta nella mia vita ho vissuto da solo, all’estero e ho conosciuto persone da ogni parte del mondo, non solo europee. Ho avuto l’occasione di parlare e confrontarmi con ragazzi coreani, americani, pakistani, spagnoli, francesi, inglesi, tedeschi, lettoni. Un’esperienza importante e significativa che mi ha segnato, soprattutto perché è stata la prima. Sono passati più di tre anni da quei cinque mesi del 2011 e la differenza tra il prima e il dopo Erasmus ancora la sento tutta sulla mia pelle.

Prima della Svezia il solo pensiero di partire da solo per un paese straniero, lontano da casa, mi terrorizzava. Dopo la Svezia tutto è cambiato e adesso mi terrorizza il pensiero di non viaggiare per troppo tempo.

Dopo l’esperienza svedese mi sono fermato per circa due anni. Ho concluso gli studi e nel febbraio del 2013 mi sono laureato in Storia contemporanea. Nel frattempo però ho realizzato quanto viaggiare fosse diventato importante per me e quanto, dopo aver finito di studiare, sarei dovuto partire un’altra volta. E così circa dieci giorni dopo la discussione della tesi sono partito per Cuba.

Ho viaggiato per un mese, zaino in spalla, nella “Chiave dei Caraibi”, entrando in contatto con la popolazione e la cultura cubana, sostando sempre nelle “casas particulares”, ossia le abitazioni proprie che i cubani affittano a turisti e viaggiatori. Sono partito da solo, ma in quattro settimane ho avuto modo di conoscere tantissima gente, non solo del posto. A distanza di quasi due anni, quel viaggio non lo considero assolutamente una vacanza post laurea, bensì una vera e propria esperienza di vita.

Tornato da Cuba ho avuto un unico e solo obiettivo: partire di nuovo e trascorrere l’estate che stava per iniziare fuori dall’Italia. Dopo cinquanta giorni ho chiuso ancora una volta lo zaino e sono partito per Dublino con l’intento di migliorare il mio inglese e di trovare un lavoro che mi permettesse di trascorrere un periodo più o meno lungo nella capitale irlandese. Ho lavorato come cameriere in un ristorante italiano nel centro di Dublino e nel primo mese di soggiorno ho seguito un corso di inglese in un college, che mi ha dato la possibilità di vivere in un contesto molto simile a quello dell’Erasmus avendo la fortuna, anche lì, di conoscere persone da ogni parte del mondo.

Sono tornato in Italia nel settembre del 2013 e mi sono dedicato allo studio per diventare un insegnante di lingua italiana come seconda lingua e lingua straniera con un unico obiettivo: partire ancora. Dopo alcuni mesi di studio ho capito però che la strada dell’insegnamento non faceva per me. Ho iniziato a lavorare come portiere in un albergo di Fiuggi con l’intento di tornare a viaggiare.

Ho finito di lavorare lo scorso novembre e pochissimi giorni dopo sono finalmente ripartito. Questa volta la destinazione è stata El Hierro, la più piccola e la più occidentale delle Isole Canarie, dove mi trovo ancora adesso e da dove vi sto scrivendo. Dallo scorso 14 novembre vivo a Guarazoca, un piccolissimo centro del nord di El Hierro, vicino alla capitale Villa de Valverde.

Lavoro in una fattoria in cambio di vitto e alloggio, e sono diventato così, per la prima volta, un “Wwoofer”, ossia un partecipante al progetto Wwoof” (World Wide Opportunities On Organic Farms). Un’altra grande e significativa esperienza che mi sta permettendo di vivere a stretto contatto con la natura, conoscere la cultura e le gente del posto, capire cosa significa vivere in una piccola isola come quella di El Hierro con una popolazione complessiva di circa diecimila abitanti. Lavoro cinque, sei ore al giorno per cinque giorni la settimana e questo vuol dire avere a disposizione parecchio tempo libero da impiegare nella scoperta di El Hierro, un’isola per certi aspetti ancora selvaggia e dalle bellezze naturalistiche uniche e mozzafiato.

Anche qui a El Hierro ho capito quanto viaggiare per me sia fondamentale; quanto mi trasmetta sicurezza, mi consenta di crescere, di maturare, di cambiare e di migliorare come persona.

Lascerò questa sorprendente isola a breve. Ma prima di mettere il punto anche a questa esperienza, andrò alla scoperta delle altre isole Canarie, in particolare di Tenerife, Gran Canaria e Fuerteventura. Intanto però una parte di me è già proiettata  a quale sarà il prossimo viaggio, in quale parte dell’Europa o del mondo mi troverò, quale altra aria dovrò ancora respirare.

Un saluto “Wwoofer”,

David

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