Claudio PelizzeniMi  chiamo Claudio Pelizzeni, sono di Piacenza e da  250 giorni sono sulla strada.


Ho un sogno: fare il giro del mondo in 1000 giorni senza neanche un aereo.
 
Ero un bancario di 32 anni in carriera. Avevo una casa e un mutuo da pagare. Avevo l’auto che volevo. Non mi mancava nulla, ma non ero felice.

Il mio spirito, la mia anima e le mie passioni erano imprigionate in una gabbia in giacca e cravatta. Ero arrivato al punto di non ritorno. Mi sono guardato allo specchio, con la pancetta che si faceva sempre più largo e gli occhi malinconici. La domanda è stata semplice: “ È davvero questo quello che vuoi?”. La risposta è stata altrettanto semplice.

NO.


Nella mia vita ho incontrato innumerevoli persone e le uniche che mi sono apparse felici erano quelle che avevano scelto di vivere la loro vita in funzione di ciò che amavano più fare. Seguivano le proprie passioni e inclinazioni.
 
La mia più grande passione era viaggiare, scoprire il mondo e calarmi nelle realtà locali. Troppo poche tre settimane l’anno per coltivare questa passione.

Prima di addormentarmi, ogni notte mi immaginavo in un posto diverso, ma non come un turista con il cocktail in mano ad oziare su un amaca in spiaggia. Mi immaginavo su mezzi di trasporto improbabili con uno zaino sulle spalle. A ridere e scherzare con persone senza conoscerne la lingua. A contemplare un tramonto dalle montagne sopra la giungla.


A sedici anni avevo scritto un racconto che parlava di tre diversi stadi della vita ed ero arrivato ad uno di quelli, quello della disillusione. Durante l’adolescenza scrivevo di viaggi, di mondi lontani anche senza averli vissuti. Lavoravo di fantasia.



Allora allo specchio ho cominciato a parlare con il mio me stesso a sedici anni.


L’avevo deluso: “ma guarda come ti sei ridotto”.


Triste e malinconico avevo sacrificato gli anni più belli della mia vita per diventare un bancario. Ero diventato la mia stessa nemesi.
 
Ho deciso di seguire le mie inclinazioni e di realizzare il mio sogno.

Lo scorso aprile mi sono licenziato, ho venduto l’auto e messo in affitto casa mia.


Ho il diabete, ma questo problema anziché fermarmi, mi ha dato uno stimolo in più. I problemi e i limiti mentali che mi ponevo sono crollati come un castello di carte.


Sono partito. Ho lasciato amici, famiglia e affetti per ritagliarmi una piccola bolla. Questa piccola bolla, tanto fragile quanto magica, mi sta portando in giro per il mondo. Senza aerei perché voglio conquistarmi le terre che andrò a conoscere. Senza aerei perché voglio vedere il mondo dimenticato dai tour operator. Senza aerei perché attraversare le frontiere mi ha sempre stuzzicato la fantasia. Senza aerei perché quando guardo la cartina del mondo voglio sentire il brivido nella schiena che sto sentendo ora, a rivivere tutti i chilometri percorsi.
 
Ho ripreso a leggere, a scrivere, a realizzare video. Ho riscoperto le mie passioni.

Quando ho visto le Alpi all’orizzonte quel pomeriggio di maggio ho realizzato di essere finalmente libero. Le ho attraversate e poi ho attraversato anche gli Urali e l’Himalaya. Ora le montagne sono finite e mi manca il mare e i suoi oceani. Dopo la Russia, la Mongolia, la Cina, il Tibet, il Nepal e l’India mi dirigo verso il sud est asiatico. Arriverò quindi in Australia e in 28 giorni attraverserò l’oceano Pacifico, su un cargo. Mi aspetta il continente americano, prima, e poi l’Africa.

 
Ho riscoperto valori come l’uguaglianza, il rispetto, l’umanità, la fratellanza, la compassione.

Ho imparato a dialogare con il mio corpo e con la mia mente ascoltandone i ritmi e le necessità. Ho fatto un corso di meditazione che mi ha ripulito la mente.

Ho iniziato a praticare yoga per coltivare il mio benessere fisico. Ho imparato che la vita è meravigliosa e che non bisogna mai perdere la speranza. Ho imparato che i momenti belli finiscono così come quelli brutti.

Ho conosciuto persone speciali a cui ho dovuto dire addio, perché il viaggio è così. Ho imparato ad ammirare ogni alba ed ogni tramonto. Ho imparato ogni giorno a spostare la linea dell’orizzonte un po’ più in la.


Ho imparato che se credi in ciò che fai prima o poi ce la fai. Ho imparato a vivere con poco e quel poco mi è sufficiente per essere felice. Ho imparato a poter contare solo su me stesso, ma ho imparato anche che quando sei in difficoltà l’umanità prevale e l’aiuto arriva da chiunque.


Ho imparato che non sto più perdendo il mio tempo. Che il mondo e la vita sono la più bella televisione.
 
Ho imparato che l’unico modo per provare a raggiungere la felicità è inseguire i propri sogni e andarseli a prendere.
 
Mancano circa 750 giorni al mio ritorno a casa e non oso immaginare quanto ancora possa imparare.


Ma ora guardo lo specchio e vedo il mio me stesso a sedici anni guardarmi con ammirazione.

E sono felice.


Un saluto Trip Therapy,


Claudio

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