chiara moramarcoSOPRATTUTTO COSA? SOTTOSOPRA!

Domanda e risposta:

Intruso: “Perché parti per l’Australia?”

Io conscio: “Perché voglio fare un’esperienza all’estero.”

Io inconscio: “Perché mi piace il nome. Mi piace che inizia con la ‘A’ maiuscola e finisce con la ‘a’ piccola, ma anche la ‘u’, lo ‘str’ e il ‘li’ son carini! Insomma mi piace il suono della parola, sia in inglese che in italiano.. e poi perché qui mi sento sbagliata. Sento di essere nata al contrario, è come se molte cose di me non funzionassero, sto a testa in giù. Sento che non digerisco bene, che faccio fatica a correre, ho sempre mani e piedi freddi e con tutto questo sangue al cervello vedo sempre le cose offuscate. E’ proprio un malessere fisico, capisci?! Devo curarmi.”

Intruso: “Non me la conti giusta.. non hai mai viaggiato in vita tua, non sai l’inglese, quindi perché andartene così lontano.. Vai in un paese europeo, no?!”

Io conscio: “Troppo facile. Se devo farmi male, mi faccio male sul serio.”

Io inconscio: “Troppo facile. Se devo farmi male, mi faccio male sul serio.”

Intruso: “Secondo me stai scappando da qualcosa… Non lo sai che il passato ti inseguirà sempre, anche a migliaia di chilometri?”

Io conscio: “Ehm.. no, non sto scappando.. però se mi sbaglio quando (se) torno ti darò ragione!”

Io inconscio: “Certo che sto scappando!!! Il tuo piccolo e fradicio neurone che molleggia nelle acque torbide del tuo cervello ha la più vaga idea di quanto sia frustante e deleterio per me rimanere in un posto così AMORALE, succhiasangue e putrefatto, così fottutamente imbottito di fantasmi chiacchieroni, di chimere cangianti alla stessa velocità di quanto non si cambino scarpe, borse e accessori 7×7 a settimana di 7 [blaterazioni varie sul calcolo] e asserragliati da un inquietante esercito di improvvisati psicologi e sbandieratori del ‘Io so quello che tu non sai’!? Qualsiasi individuo con intelligenza sana sull’orlo del misantropismo avvertirebbe la claustrofobica sensazione di essere avvinghiato da una catena di incontrollabili e disumani meccanismi sabotatori della Libertà. Quindi sì, scappo! ..perché ogni catena ha un anello debole, e io l’ho trovato.”

Ecco, più o meno è così il dialogo tra me e la gente intrusa che mi circondava, o tra me e il mio intruso interiore.

Mi chiamo Chiara Moramarco, ho 27 anni, sono pugliese e il mio percorso inizia dal di dentro, dalla pancia.

Non è stato il pessimismo italiano, la crisi economica o la lentezza burocratica ad avermi scrollato, bensì una vera e propria presa di coscienza del “Chi sono?”.|

Ho sempre pensato di aver vissuto cose carine: famiglia accettabilmente pedante, pacchiose serate estive nel centro storico della mia vecchia Altamura a bere Peroni, una boccata d’ossigeno di 5 anni nel Salento per via dell’accademia, un fidanzato ideale (-izzato), i miei disegni e le mie care poesie. Amavo sì, ero profonda certo, sorridevo e Dio se sorridevo.. insomma ero una favola! E le favole si sa, hanno il lieto fine… già, ed era appunto la parola “fine” che proprio non mi piaceva indossare!

Il 20 di Gennaio 2015, salvo dirottamenti e cataclismi, è previsto il mio arrivo a Melbourne.

Sopravvissuta alle pratiche per i vari documenti, al doppio lavoro, e molto spesso triplo (botte da 14/15 ore almeno 5 volte a settimana), alle crisi di panico in luoghi con un’alta percentuale di presenza di bipedi (la forma scritta è scherzosa, il ricordo delle sudorazioni alle mani e dei capogiri un po’ meno) e alle inevitabili trasformazioni dei rapporti affettivi, eccomi dunque al punto di partenza.

E’ da qui che voglio iniziare, da me, dal camminare piano per far snervare chi va veloce, al correre veloce con la mia bici in mezzo al traffico a  sbeffeggiare gli automobilisti imbottigliati; dal fermarmi quando voglio, anche se sono in ritardo; dal chiedere senza timore agli sconosciuti al dubitare del vicino di casa.

Voglio iniziare dall’inizio, voglio iniziare sempre dalle domande e guai a rimanerci senza! Ho capito che non riuscirei mai a vivere senza domande, mi piace addirittura la forma del punto interrogativo. Voglio chiedermi sempre “E poi?”.

“Possibile che non ci sia più nulla da scoprire? Dico in generale, non so di Marte o della superata Pangea, o di me..? Possibile che ho solo un’identità? E se provassi a fare la selvaggia nella giungla? E se non fossi un artista e provassi a fare la ragioniera? Magari scoprirei di essere brava in matematica.. E poi il passato quando passa dove va a finire? E non è che per caso il futuro è semplicemente un ologramma del passato?”.

Scoprire di non ricevere mai risposta a queste e ad altre domande non mi spaventa, mi basta avere le domande, mi accontento di poco. Andare per cercare chissaché non è il mio obbiettivo principale.

Perdermi nel deserto, essere morsa da un ragno velenoso, o morire di peste bubbonica abbandonando i cari non mi spaventa.

La mia paura più grande è quella di dimenticarmi di me.

Ora che sto iniziando a scoprire tante cose di me, di come funziona la mia mente e quella degli altri, di come ci proiettiamo all’ esterno e cosa assimiliamo dal prossimo, o di quanto uguali e diversi pensavamo di essere diversi e uguali dagli altri, ora che finalmente sto imparando a ringraziare sia il bene che il male, posso finalmente partire.

Iniziare a partire ogni giorno.

Un saluto che C’era una volta…

Chiara

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