Laura Papavero

Mi chiamo Laura Papavero e sono un animale strano. O, meglio, mi considero tale perché l’anno scorso ho deciso di andare contro corrente, di non seguire quello che le persone mi dicevano ma di sperimentare qualcos’altro.

Vengo da un paese di diecimila anime (che non mi è mai piaciuto) poco distante dalla Svizzera Italiana e sono di origine meridionale. Mi sono sentita molte volte dire: “Ti laurei e poi vai a lavorare in Svizzera, come tua sorella!”. Oppure: “Ti laurei e vai a lavorare in ufficio!”. Ero stufa di sentirmi dire questi “consigli”, stufa di dover entrare per forza in un sistema e sentirmi comunque la pecora nera del gruppo.

Avendo studiato lingue straniere ma non avendo mai avuto l’opportunità per causa fondi e tempo (lezioni, esami!) di andare all’estero (ho solo potuto ascoltare i racconti di chi ha la fortuna di andare in Erasmus senza pensare a borse di studio, senza pensare che i tuoi genitori ti hanno dato tot euro e hai solo quelli) ho pensato di andarci dopo essermi laureata.

Purtroppo ho notato che anche la borsa di studio non sarebbe comunque bastata e quindi, dopo aver smanettato in rete per settimane, ho scoperto il Servizio Volontario Europeo. Il cosidetto SVE è un programma finanziato dalla Commissione Europea che consente a giovani dai 17 ai 30 anni di trascorrere un periodo all’estero che va dai due ai dodici mesi.

Per partire bisogna avere una Sending Organisation, ovvero un’organizzazione che manderà e formerà il volontario e fornirà sostegno al volontario durante il suo servizio. Occorre una Hosting Organisation, cioè l’associazione ospitante dove il volontario “lavorerà” e una Coordinating Organisation, che si occuperà di coordinare il progetto. Esiste un database ufficiale con i progetti (ambiente, musica, cultura, bambini, disabili…) e le organizzazioni: spetta al volontario candidarsi a quelli a cui è più interessato. Lo SVE si può svolgere non solo negli Stati dell’UE ma anche alcuni al di fuori (Russia, Messico…) ed è praticamente gratis: al volontario verrà fornito un pocket money mensile, rimborsato il 90% delle spese del viaggio di andata e ritorno, avrà un alloggio spesato e potrà frequentare un corso di lingua.

Dopo un incontro con la mia Sending Organisation, 40 cv mandati in tutta Europa e un colloquio via Skype con la Host Organisation, a luglio 2013 arriva la notizia: a settembre si parte per un anno per l’Austria!

Generalmente quando si pensa all’Austria si pensa a Vienna. Io sono capitata a Villach, a 4 ore di treno dalla capitale austriaca, in Carinzia. Questo Bundesland non ha niente a che vedere con Vienna. Le montagne non mi sono mai piaciute, ho sempre preferito il mare: vivo infatti da un anno circondata dalle montagne, con un sacco di neve nei mesi invernali (1 metro a febbraio!!!) e più di una volta ho visto le nuvole dall’alto. Devo però ammettere che qui le Alpi sono spettacolari. Ancora una volta il mio destino è vivere vicino al confine con un altro Stato: questa volta, però, è il mio di Stato che confina con la mia nazione ospitante. Non ricordo con quale coraggio salii sul treno per Mestre (poi da lì un pullman per Villach) quel 5 settembre 2013 alle 8,20 circa del mattino. Salutai mio padre, che mi portò la valigia pesantissima sul treno, e piansi.

Più di un anno è passato da quel giorno e il mio progetto è terminato a fine agosto. Mi occupavo di intrattenere i ragazzi che venivano nel centro giovanile della città, giocando a biliardo, biliardino, parlandoci… Ogni mese organizzavo anche un mio workshop (fimo, trucco di carnevale, tornei, karaoke…) e partecipavo agli eventi organizzati dal centro e dalla città. Ho conosciuto qui un sacco di persone, provenienti da quattro continenti, ma anche qualcuno che vive qui.

Adesso vivo con lui e sto cercando lavoro.

Quando feci un corso accelerato pre-partenza, mi dissero che chi torna dallo SVE non è mai la stessa persona che è partita. E’ così, sono cresciuta e di strada ne ho ancora da fare.

Volevo uscire da un sistema che mi sembrava essere troppo programmato e mi sono ritrovata in un altro che lo è ancora di più. Quando torno a casa, però, mi rendo conto del perché non vivo più lì e sento nostalgia di tutto il verde che c’è qui.

Un saluto SVE,

Laura

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