Letizia GiammorcaroMi chiamo Letizia Giammorcaro. Sono passati più di 10 mesi da quando ho deciso di trasferirmi a Londra: “mollo tutto e parto”.

Londra è davvero una città “magica”: t’incanta con le sue luci bellissime, i suoi parchi, i musei, tutto quello che ti serve lei te lo dà, ma nello stesso tempo ti toglie qualcosa.

Il 2 agosto 2013 sono partita con un biglietto di sola andata.  

Stavo fuggendo da Catania, una città dove ho passato 15 anni: ormai ero convinta che non mi avrebbe dato più nulla. Avevo bisogno di nuove emozioni, qualcosa che mi desse di nuovo la possibilità di ricominciare.
Ho Iniziato a lavorare in un club: era un lavoro semplice, senza nessuna responsabilità, proprio quello di cui avevo bisogno! Una padronanza scarsa dell’inglese non ti consente di aspirare a nulla se non fare la “glass collector” (meglio conosciuto come “Bar back”): nulla di particolare se non raccogliere bicchieri durante le serate notturne e rifornire i vari frighi di birre e succhi di frutta.

Cinque mesi, durante i quali sono riuscita a sopravvivere.

In casa, tutti Italiani, l’inglese non lo imparavo neanche a colpi di martello!

A volte, fai il minimo consentito per andare avanti, giorno dopo giorno, l’indispensabile: ti ritrovi a fare i conti con i fantasmi del passato. Se scappi da loro, prima o poi loro ti raggiungono, anche se vai dall’altra parte del mondo, anzi, forse arrivano prima di te  e sono là pronti ad aspettarti.

Sono andata via dall’Italia, credendo che ormai non potesse più darmi nulla: anni di studio gettati al vento per dover ricominciare interamente da capo facendo cose che mai avrei pensato di fare nella mia vita. Una volta avevo detto “preferisco fare un lavoro diurno, qualunque esso sia, piuttosto che lavorare di notte”! Era stato esattamente tutto il contrario, sballando completamente un bioritmo educato per bene negli anni.

Ma come ho imparato da questa esperienza: “mai dire mai”.

Per me Londra è stata uno specchio nel quale mi sono dovuta riflettere vedendo parti di me che non sapevo di avere, un lato nascosto, debole o forse troppo forte, tanto da non sapere chi realmente io fossi.

A 33 anni è strano chiedersi chi sono e cosa realmente voglio, ma soprattutto cosa ci facevo li. Era una cosa che dicevo di voler fare da quando avevo 20 anni, e finalmente la stavo facendo, ma con una consapevolezza e maturità differente di quella che si può avere a 20 anni.

Sono passati cinque mesi, tra lacrime, momenti di sconforto, ma ci sono stati momenti indimenticabili, dove ho capito e imparato nuovamente il valore dell’amicizia. Non tutti gli Italiani all’estero sono terribili, anzi! Proprio all’estero scopri quanta solidarietà esiste: è come se fossimo tutti nudi davanti ad uno specchio gigantesco e nessuno è diverso dall’altro. Chi c’è arrivato prima e chi sta imparando a camminare da solo per la prima volta.

Londra è una città “magica”, perché ha tutto quello che ti serve: serate, divertimenti, ristoranti, pub, piazze piene di gente, parchi, musei, tutto di più, ma la cosa che più in assoluto ti dà, è l’essere da solo, nonostante milioni di persone siano attorno a te.

Si! Avete capito bene! Come ci si può sentire da soli, con tutte quelle persone?! Quella sensazione te la dànno i londinesi, sempre di fretta, come se stessero scappando da qualcosa, ognuno di loro è troppo busy (occupato) per socializzare con il vicino sulla metro, in autobus, al pub, cuffie alle orecchie, un libro. Non si ha tempo da perdere, si perché a Londra non c’è tempo da perdere: la prima cosa che ti dicono è che devi saper essere organizzato, perché il tempo è denaro e se non sei in grado di saperlo fare, beh! Allora non sei in grado di viverci.

Ma aggiungo una cosa: a Londra c’è tanto disordine, sia lavorativo sia sentimentale. Alla fine ho capito come gli inglesi non siano in grado di godersi le piccole cose che ci circondano, gli unici che lo fanno sono i bambini: gli unici che ti guardano e ricambiano un sorriso!

Londra, mi ha regalato la cosa più bella che potesse darmi: la vista. Ho visto persone socializzare da ubriache perché altrimenti non si avvicinano, ho visto anziane ubriachissime. Ho visto ragazze giovanissime cadermi ai piedi, perché la droga appena presa, aveva fatto il suo effetto (magari pure male); gente piangere, ridere, fumare, vomitare e chiedere subito dopo un altro drink.

Insomma, posso dire di aver visto tanto. A dicembre sono tornata in Italia per le ferie natalizie dove sono rimasta per qualche mese visto che mi era capitata l’occasione di un lavoro; finito il quale, me ne sono tornata a gambe levate: questa volta con maggiore determinazione. Ho pensato: “basta! Mi trasferisco a Londra e non torno più”.

Ma come ho detto prima, mai dire mai! Infatti, Londra ha anche la capacità di cambiarti dentro: ti svuota, ti gira come un calzino, tutto così velocemente che non capisci nemmeno cosa stia succedendo.

Dopo una settimana avevo un lavoro, questa volta un lavoro con orari diurni, niente più notti. Il primo mese è andato bene ma se il manager non ti vede di buon occhio e’ la fine! Allora mi domando, “se non ti piace come lavoro, perché assumermi?” Sapete perché? Perché ti portano all’esasperazione tanto da dimetterti!

Quando lavori per una grande compagnia, non ti possono licenziare, ma ti portano ad andartene. E già, se sei bravo, esiste la meritocrazia, (esiste sul serio), ma se non vai bene, tragedia! Ti fanno esaurire talmente tanto che ti viene l’ansia da prestazione pure per versare del semplicissimo vino in un bicchiere, neanche stessi discutendo la tesi di laurea, (ne ho affrontate ben due, posso dire di avere una certa esperienza a riguardo anche a distanza di anni).

Mi sono licenziata.

Passavano i mesi e la sensazione di sentirmi fuori posto stava tornando: Londra o si ama o si odia. Forse io stavo davvero iniziando a provare odio, per l’Italia che non era riuscita a trattenermi a casa mia, e per Londra che mi rifiutava (o forse ero io che rifiutavo semplicemente di stare lì).

Non ho mai considerato Londra come casa mia realmente, solo un trampolino di lancio. Avevo messo da parte dei soldi, una volta che ero stata in grado di gestire ogni tipo di situazione, lavorativa, affettiva ecc… ero pronta a scoprire il mondo, con quei pochi soldi rimasti avevo deciso di andare ad Amsterdam e poi a Berlino.

Peccato, non sono mai partita per queste città! Ancora una volta Londra mi stava trattenendo: 4 giorni prima della partenza, ho ricevuto un’ offerta di lavoro: mi chiedevano se avevo una certa dimestichezza nel saper usare pennelli e colori per  dare una mano ad un pittore. Ovviamente sì, sono laureata in restauro e faccio questo mestiere da più di 10 anni. Così, un mercoledì inizia questa nuova esperienza.

Io Felicissima: Londra mi stava dando un’altra possibilità, finalmente quella di potermi inserire, non proprio nel mio settore, ma quasi.

Giorno 11 agosto di 2014 sono ripartita per l’Italia. Dall’esperienza in UK ho molto da ricordare, ma credo che ognuno di noi almeno una volta nella vita debba provare l’esperienza di uscire dai propri schemi e spostarsi ovunque si senta di farlo. Penso davvero che ciò che distingue noi Italiani è che siamo un po’ pigri, ma alla fine lavoratori.

Tornare a casa non significa aver fallito, ma aver capito cosa possiedo a casa mia e prima di gettare la spugna vorrei poterci credere ancora una volta in questo Stivale! Mi piace pensare che non sia la fine, o almeno, mi piace pensare che qualcosa o qualcuno possa ancora salvare questa nostra bella ma amara terra!

Nel frattempo sto già pensando al prossimo biglietto di sola andata…

Un saluto che “mai dire mai”!

Letizia

Segui le orme di Ornitorinko anche su facebook!