Claudia AriciMi chiamo Claudia Arici e se chiedete a mia madre probabilmente vi dirà che fin da bambina ero incontrollabile.

Sono nata selvaggia. Sono un sagittario, segno di fuoco, con mentalità aperta che spinge a viaggiare, vivendo con entusiasmo ma senza troppo radicarsi nelle esperienze.

E così ho sempre cercato di prendere il largo, scoprire, fare esperienza.

Milano mi è sempre stata stretta, non mi sono mai ritrovata nella frenesia e caos della città, e così mi sono messa a cercare nuovi orizzonti. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha dato tantissimo, sia a livello materiale, che di supporto.

Oltre a viaggiare tanto insieme, mi hanno permesso di spiccare il volo da sola quando avevo solo 16 anni, con un progetto di scambio scolastico.

Grazie all’associazione no-profit AFS/Intercultura, ho potuto frequentare la quarta liceo in una High School americana, a Port Townsend, vicino a Seattle, nello stato di Washington. L’impatto che questa esperienza ha avuto sulla mia vita é stato devastante: da aspirante medico che ero, sono finita poi a iscrivermi alla facoltà di Scienze Politiche, corso di laurea in “Scienze Internazionali e Istituzioni Europee”.

E non mi sono più fermata. Durante l’ultimo anno di triennale ho partecipato al progetto Erasmus per un semestre di studio allo IEP di Grenoble, nel sud-est della Francia. E’ stata un’esperienza molto interessante, che è andata a completare quella in America, seppure molto diverse tra loro. Quel semestre in Francia mi ha permesso di conoscere una diversa realtà universitaria, ma, cosa molto più importante, una diversa realtà umana.

Se il mio anno negli USA era stato incentrato sulla realtà americana, il semestre in Francia è stato decisamente dedicato alla multiculturalità. C’era un gran bel numero di studenti da tutto il mondo, dal Messico al Canada, da praticamente ogni paese d’Europa, dall’Asia all’Australia. Ed è proprio lì che ho conosciuto il mio Amore, brillante studente australiano di scienze politiche, francese e giurisprudenza.

Per amore suo ho cominciato a fare la spola tra Milano e Adelaide, dove lui viveva. Prima come turista e poi come studentessa, tramite un programma di scambio della mia università con l’University of South Australia. Infine, nel giugno 2011, terminata la mia laurea specialistica in “Relazioni Internazionali” a Milano, ho deciso di emigrare in Australia per amore, per avere più opportunità di lavoro e una qualità di vita migliore rispetto all’Italia. Ho lasciato la mia Milano con un biglietto di sola andata e tante speranze nella valigia.

Sono arrivata down under con il classico visto vacanza lavoro, e sapevo che mi avrebbe aspettato un anno non facile dal punto di vista lavorativo: la clausola dei 6 mesi massimi per un singolo datore di lavoro è sicuramente una spina nel fianco per chi vuole trovare un lavoro che non sia nel mondo della ristorazione! Ma come tutte le persone di buone speranze, sono arrivata fiduciosa, fantasticando che avrei trovato un lavoro decente. Eppure, nonostante la conoscenza di 3 lingue, le lauree e le esperienze all’estero, dopo centinaia e centinaia di curriculum inviati e application compilate, tutto quello che sono riuscita a trovare sono stati due lavori in bakeries (bar/panetteria/pasticceria), per 6 mesi alla volta e un posto come insegnante di italiano e francese in una scuola privata di lingue per altri 6 mesi.

Di certo non quel che si dice lavori gratificanti! E così, dopo circa un anno e mezzo dal mio arrivo in Australia, stanca e amareggiata dall’assenza di reali possibilità lavorative, soprattutto nel mio campo di studio, ho deciso di tentare la strada della ricerca.

Avendo già completato una laurea specialistica in Italia, ho deciso di fare il passo successivo e provare con un dottorato di ricerca. Nel mondo anglosassone questo titolo di studio è molto più ricercato e prestigioso. Il che forse ne spiega il costo: per gli studenti stranieri, un anno di dottorato presso l’University of Sydney costa la bellezza di 33.000$ E il dottorato ne dura almeno 3 di anni! Per fortuna ho vinto una borsa di studio all’University of Sydney che mi ha evitato di sborsare quella cifra enorme… e mi ha permesso di avere anche uno “stipendio” settimanale per le spese quotidiane.

E così quasi 2 anni fa abbiamo noleggiato una macchina, caricato tutti i bagagli e affrontato 3 giorni di viaggio fino a Sydney, dove abbiamo cominciato una nuova fase della nostra vita. E finalmente 15 mesi fa ho cominciato il mio dottorato in giurisprudenza, sul tema dei bambini soldato, un argomento delicato e ambizioso, ma che mi appassiona molto da quando ho affrontato la questione per la tesi di specialistica. 

Mi appassiona molto l’ambito dei diritti dei minori e spero che questa nuova esperienza di permetta di entrare in quel mondo e fare qualcosa di concreto per garantire un futuro migliore a quanti più bambini possibile. La vita da ricercatrice però non si è rivelata tutta rose e fiori: passo le mie giornate da sole, a casa, a leggere e scrivere. Il che può essere davvero alienante, soprattutto considerando che questa sarà la mia vita per 3 anni. Comunque sia, ho la soddisfazione, in poco più di due anni, di essere passata dal preparare il caffè e servire il pane, dallo spazzare per terra e insegnare l’italiano, a fare ricerca in un’ottima università con un contratto di almeno 3 anni. Finalmente qualche soddisfazione!

Sono ormai 3 anni che chiamo Australia “casa”, e dopo tutto questo tempo il mio bilancio è sicuramente positivo, ma non è tutto oro quello che luccica! L’Australia non è il paradiso terrestre come pensano tutti. Lo può essere. È un paese che offre tantissimo a chi se lo merita, a chi lavora sodo, a chi si adatta, a chi apre la mente e il cuore a tutto quello che questa nazione ha da dare. Ma non regala niente.

Un consiglio a chi pensa di fare un’esperienza in Australia: siate pronti a qualsiasi tipo di lavoro, siate umili e flessibili. Se volete farcela in Australia, un modo lo troverete, ma ricordatevi che non esistono scorciatoie!

Un saluto che sa reinventarsi,

Claudia

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