Letizia Cassetta Ero lí, con il culo appoggiato su quel sedile blu metallizzato, con il naso spiaccicato sul finestrino a pregare Dio, Budda, Allah o chiunque avesse intenzione di rispondere alla mia domanda “ma chi me lo sta facendo fare?”.

La risposta un po’ la sapevo già: ero io che non ero più felice a Barcellona, ero io che mi ero licenziata, ero io avevo comprato il biglietto sola andata per un continente sconosciuto, ero io che sono montata su quell’aereo, ero io che avevo trascinato Rober in quella nuova avventura. Ero io.
Però la colpa era di una moneta…

Mi chiamo Letizia Cassetta, sono friulana di nascita, padovana d’adozione, spagnola per passione e travelholic volente o nolente.

Son troppo contenta di poter raccontare la mia storia qua, perché sono un po’ ornitorinko (soprattutto rinko!).

Cosa c’entra la moneta? Ah si, ecco! La moneta…
Dimmi una cosa: quante probabilità ci sono di trovare davanti a casa tua, in una città come Barcellona con più di 1.619.337 abitanti, un baht tailandese (che mancava solo che il Re Bhumibol mi facesse l’occhiolino e una danza tipica per chiamare l’attenzione!).

Chiamatemi pirla o semplicemente “raccatta-palle-al-balzo”, ma l’ho voluto vedere come un segno: mollo tutto e me ne vado in Asia!

Non vivevo male a Barcellona eh: lavoravo nelle risorse umane in un’importante azienda di moda, ero circondata di amici, vivevo in un appartamentino semplice ma carino, nutella, polpette e tortillas de patatas non mancavano ma non ero del tutto felice.
Se c’è chi riceve una chiamata di Dio io ho ricevuto la chiamata del baht e con lei è arrivato l’impulso ad iniziare un viaggio che mi ha cambiato la vita.

Sono cosí iniziati mesi di preparativi, vaccini, grandi risparmi, guide, libri e un blog di viaggio (www.mochileandoporelmundo.com) che anche se all’inizio lo seguiva solo mia mamma, poco a poco mi ha fatto conoscere tantissime persone travelholiche e rinko come me!

Il giorno della partenza ero un fascio di nervi: l’adrenalina, l’impossibilità di comprendere che il giorno X era finalmente arrivato e un po’ di cagotto mentale non mi hanno abbandonata fino all’arrivo.

Quando sono scesa dall’aereo però, zaino in spalla, mano in mano alla mano di Rober e l’Asia mi ha accolto con la sua aria appiccicosa, caldissima, profumata di gelsomino e pollo fritto ho realizzato che l’avventura della mia vita non era più a fare compagnia all’omino del cervello: era reale.

Dopo i 9 mesi nel sudest-asiatico son ri-tornata a Barcellona, ho ri-lavorato, mi sono ri-immersa nella (ex) zona di comfort, mi sono ri-ribellata e sono ri-partita per una nuova avventura: 4 mesi in India, Sri Lanka e Maldive, 1 mese in solitaria in Malasia e una nuova vita in, valga la ridondanza, Nuova Zelanda.

Qua ho deciso (per la gioia dei miei che stavano pesando in un google-translatoricidio e per l’orrore degli amanti della buona grammatica) aprire un blog italianissimo: www.diariodiunatravelholic.com

Viaggio perché mi rende felice e facendolo mi sento la protagonista di una vita, che se 6 anni fa mi avessero detto sarebbe stata la mia, mi sarei scompisciata sotto dalle risate. Isteriche.

Grazie a quella moneta mi son sentita minuscola a Bagan, ho mangiato cibi deliziosi e altri piccantissimi, ho nuotato in mari cristallini, mi son fatta rubare la moto in Vietnam, mi sono innamorata di Bali, certe notti ho dormito con bedbugs, rane, scarafaggi e sanguisughe e altre le ho passate in hotel incantevoli, ho scoperto che alle 5 stelle preferisco la via Lattea, ho trovato la mia isola che non c’è in Cambogia, un serpente mi ha spiato mentre facevo pipì e quasi ci rimango secca, ho navigato nella Bahia di Halong, ho imparato a vivere con meno e a viaggiare slow, ho comprovato che il mondo non è giusto, ho camminato sulla muraglia cinese, e viaggiato 48 ore in una barca nelle Filippine, mi sono ubriacata in Laos, mi son sentita come in casa a Aurangabad quando Anita e Om mi hanno aperto porta di casa e cuore.

Ho parlato con monaci buddisti in Birmania e ho conosciuto l’ospitalità musulmana in Malasia, ho scoperto che viaggiare non è caro, andare in vacanza lo è,  ho mangiato pasta alla carbinora, al pagú e alla napulisana, mi son persa i primi passi dei figli delle mie amiche ed ho capito che nemmeno i viaggi sono perfetti, ho scalato un volcano in Indonesia, ho riso, ho pianto, mi è mancata casa, mi son mancati i miei, ho fatto autostop e confidato in perfetti sconociuti che mi hanno dimostrato che il mondo è un posto molto più bello e buono di quanto ci fanno vedere tv e giornali, ho amato i treni indiani, il mal ho scoperto che la vita è migliore se vista da un’amaca, ho dormito al raso nel deserto e ho imparato che se di giorno fa un sacco di caldo, di notte si gela, son tornata padrona del mio tempo, ho dimenticato in che mese vivo e ho iniziato a ricordare i giorni come “il giorno in cui ho conosciuto il monaco happy-happy” per dirne uno e mi sono addormentata un capodanno perché non mi ricordavo che era capodanno.

Mi son sentita fortunata ma poi ho capito che ognuno la fortuna se la deve andare a cercare e mi son sentita meno colpevole, ho visitato grotte con vermi fosforescenti,  guidato in una spiaggia immensa, mi sono accorta che ho un sacco di storie da raccontare ai miei nipotini (e senza aver fatto il militare!), ho fatto corsi di cucina e sognato la lasagna di mia mamma, mi son persa i matrimoni di due grandi amiche e mi è dispiaciuto un sacco, ho cercato di ricordare che la distanza è solo spazio, ma a volte ci vuole un bell’abbraccio, mi son sentita un hobbit a hobbiton ma senza piedi pelosi eh, ho fatto razzia di coccole a gatti e cani grazie all’ housesitting, ho visto lo stupore nel viso dei miei a vedere cose nuove per la prima volta come loro lo avevano visto nei miei quand’ero piccola, ho viaggiato in moto per il sur dell’India, mi sono commossa davanti al Taj Mahal, ho scritto tanto e pensato di più.

Ho capito che i viaggi sono le persone, che ogni viaggio è un mondo e a volte mi chiedo quante cose mi son persa nel cammino.
Ho scoperto che sono un’idealista vecchio stampo ma che potrei avere un diploma in “arte di sapersi arrangiare”, ho confirmato che sono più formica che cicala ma son convinta che la vita è qui ed ora.

Ogni tanto Spesso mi chiedono cosa succederà nel mio futuro “perché prima o poi le energie finiranno e ti verrà voglia di tornare”.
Allora rispondo che quando succederà tornerò a casa, felice di aver vissuto ciò che ho vissuto, felice di rivedere persone e posti che amo e felice di ricominciare una nuova avventura.

Tornare non è assolutamente una sconfitta, anzi è una nuova opportunità di ripartire.
Un po’ però mi mordo la lingua: ogni tanto spesso mi piacerebbe riproporre la stessa domanda, perché -ditemi se sbaglio- vivere una vita più ordinata-regolare-normale non ti da la sicurezza sul futuro… lo diceva già la mamma di Forrest “la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai quello che ti capita”

E comunque, caro Ornitorinko, quando sei travelholic ci sei dentro fino al collo, mica colpa mia, è stata la moneta!

Un saluto travelholic,

Letizia

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