GretaMi chiamo Greta Joyce Fossati, ho 19 anni e sono di Milano.

No, non è possibile..O forse sì?
#Mammaadessounafotopropriono… venti luglio 2013. Aeroporto di Malpensa.

Ansia a mille, incazzata nera con me stessa per la maturità andata male e malinconica per i saluti appena dati a chi mi è stato vicino per diciotto anni.

E va bene facciamola questa foto con le due valige e lo zainone enorme in spalla (terrorizzata al pensiero di perdermi e di sbagliare a prendere l’aereo)…

Ma non ho sbagliato a prenderlo l’aereo fortunatamente e quando si decolla mi libero di tutto. Rinascita ed andrenalina non m’abbandonano per un secondo.

I miei primi mesi a Sydney. Esistono davvero l’Opera house e l’Harbour bridge. è tutto così immenso e bisogna aprire il conto in banca, avere una sim per il telefono, andrà bene con l’inglese?

Il mio primo lavoro non poteva andare peggio, ma dopo tre ore è arrivato il più bello del mondo come una vita nuova dove bisogna provare tutto quel che ho di fronte. So poi che veggies significa verdura e che si dice “G’DAY!”, “Hi mates” e ovviamente “NO WORRIES” anche se si parla di cose importanti...

Tutti sanno dove andare e che cosa devono fare, ma poi si è rilassati e..ma sono in maglietta ed è ancora inverno! M’abituo anche ai piedi nudi della gente nei supermercati. So anche che devo guardare a destra prima d’attraversare e.. un giorno riesco anche a dare indicazioni!

I mezzi sono puntuali, posso girare da sola anche di sera e le strade sono pulite.

Qualche volta la gente comincia a parlarmi sul bus e mi si chiede da dove vengo e se mi piace quel che ho attorno. E’ la cosa più strana del mondo dopo otto anni da pendolare a Milano...

Ovviamente è un sì convinto e mi piace poi essere sempre in mezzo a persone di tutte le etnie, religioni e culture. Ma come si fa a far andare bene il tutto?

All’inizio ho poche amiche, ma poi è come in Italia che si hanno tanti amici differenti e nei giorni liberi si va al mare. Una sera poi sono sul traghetto e sto per tornare in città e lì vi è una parte di me.

C’è qualcosa nelle strade di The rocks, nel botanic garden e nel cielo d’un blu magico.
Mi sento come se fossi a casa.

Imparo ad assaggiare qualsiasi piatto straniero, l’influenza orientale è forte qui e ci si sbizzarisce. L’orgoglio australiano culinario sta nella Vegemite mentre l’incontro con l’Italia ha prodotto curiose mescolanze come il famosissimo pollo alla parmigiana e la pizza con l’ananas, o con le barbabietole, o con gli spaghetti al pesto.

D’altra parte si può bere un bello smoothie a Bondi beach o il latte di cocco, l’avocado, la zucca e pesto saranno piatti quotidiani se non puoi partecipare ai barbeque.
Sydney la si ama e si odia, si ama per il senso di civiltà e per l’Opera house illuminata di notte, la si odia perchè è costosa, troppo veloce e tutti sono poi pronti a tutto pur d’arrivare in cima.

Sydney è la mia rinascita e freschezza, ma se non sei forte abbastanza ti può portare via e le strade pericolose sono tante specie per le donne senza testa sulle spalle e fragili.
S’annebbia la vita di prima: ho i capelli differenti, dieci chili in più e qualche amico della vecchia vita non c’è più.

E cos’ era la crisi? Tutti quei problemi e buffoni al parlamento? E’ difficile pensare a tutto questo tra case immense e la società ricca per la quale lavoro. M’era stato detto che l’Italia non s’abbandona perchè è troppo comodo andare dall’altra parte del mondo e dimenticarsi di quanto tutto sia difficile, ma bello e antico.

Il mio zainone era sempre vicino al mio letto, magari era il primo a sapere che niente è sicuro dall’altra parte del mondo e che sarebbe arrivato il momento prima o poi di ricambiare di nuovo tutto.

Ho un pò di soldi da parte, chi mi conosce dice che sembrava qualcosa d’improponibile ed “avevo valutato tutto quanto? Lo sapevo quanto chilometri sono?”

Era bello progettare e come sempre qui ad un certo punto succede che sono di nuovo su un aereo. Parto leggera: un’intera valigia di cose alle spalle. So solo che starò via per un mese e c’è un itinerario poco abbozzato.

Pazzia, ma non mi sentivo così quando sono atterrata ad Alice Springs ed è iniziato uno dei viaggi più belli della mia vita.

Lì non ci sono suoni, la civiltà o le case. C’è la terra ed il sole che si toccano grazie a questa immensa montagna ed ogni volta sembra la prima volta.

Noi però non siamo adatti a questa aridità, il caldo si fa sentire parecchio, ci sono le mosche e l’acqua è l’unica cosa che vuoi.

Come hann fatto a sopravvivere tutte quelle persone? L’Uluru ha i suoi segreti, le sue cave e risorse per chi lo conosce. L’arte prende vita con la terra e le forme attorno.

A nord troviamo cavalli e canguri selvatici.  La prima volta che dormo in tenda.  La prima volta che m’innamoro. Sembra di essere rimasti le uniche persone al mondo.
C’è poi un viaggio decisamente non turistico tra gli aborigeni per arrivare a Townsville. Seconda parte del viaggio subito dopo con gli stessi compagni di viaggio, macchina e tenda, ma ora c’è l’acqua e la barriera corallina.

Mi tuffo come se fosse la  prima volta nelle acque di Airlie Beach: è il 25dicembre e sono in costume da bagno a fare un picnic in spiaggia.

E poi è arrivata Melbourne, la città dove tutto è possibile e dove ho ricominciato tutto da capo. Nuovo lavoro ed amici, la città brucia e c’è la spiaggia di notte e quattro stagioni in un solo giorno.

L’Australia è quel magico posto dove convivono canguri, koala, pinguini, cammelli, squali, tartarughe,kingparrots, tarantole, serpenti, dingo, kokabarra e balene.

Si torna poi a casa, la mia quinta casa, i cinque traslochi e quattordici lavori tra ragazza alla pari, nanny, babysitter, insegnante d’italiano e kitchenhand.

Recentemente qualcuno mi ha detto che se sono riuscita ad arrivare fino a qui ho già vinto.

Magari è vero, non lo so, ma ho imparato a fidarmi e a fare la cosa più bella del mondo: viaggiare.

Non abbiamo bisogno di molto per essere felici e se si ha quel che ho avuto in questi mesi non si può chiedere di più.Non so poi come sarà tornare e come sarà immergermi di nuovo tra tutti i problemi che ci sono, ma continuerò a lavorare sperando nella meritocrazia che mi circonda ora.

Non mi dimenticherò poi di quanto sono viva ora e a tutto quel che ho imparato a fare ed a essere qui.

L’Australia è completa e la sua unicità ti prende a sè se saprai correre quando ce ne è bisogno e sopravvivere alle difficoltà della lingua e della lontananza. Allora poi ci saranno le soddisfazioni, la capacità di sentirsi ed ascoltare farà sì che vorrai solo il meglio per te stessa e questo meglio arriverà esattamente come speravi.

E poi basta ripetersi dentro di sè “no worries mate” e tutto andrà bene!

Un saluto che viaggia in Australia,

Greta

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