Francesco Wandering Wil GrandisMi chiamo Francesco Grandis. È il 2009. Agosto.

Hai presente quella sensazione al mattino, quando ti alzi e pensi: “Ma chi me lo fa fare?”. Anzi, peggio. Ti svegli, e nemmeno ti ricordi l’ultima volta che lo hai fatto sorridendo. Vorresti solo tornare a dormire, perché l’idea di prepararti per andare a lavoro, salire in macchina, infilarti nel traffico, e poi affrontare altre otto nove dieci ore delle stesse rotture di coglioni, sempre quelle…

Ecco, questo sono io, stamattina.

Mi guardo allo specchio, e… cazzo… ma ero così vecchio l’ultima volta? Ho solo 33 anni… E questi capelli bianchi da dove arrivano? Dove sono stato finora, cos’ho fatto? Perché non me lo ricordo? Ricordo solo un sacco di gente che continua a ripetermi sempre la stessa cosa, come una litania. Mi dicono “tieni duro, vecchio, perché è così che va, devi avere pazienza… devi avere pazienza…”.

Pazienza per cosa? Per una pensione che arriverà quando avrò settant’anni? E se non ci arrivo a settant’anni? Perché con questa vita che faccio, non so mica se ci arrivo. Magari avete pure ragione voi, ed è colpa mia. Forse sono io il disadattato, il diverso… ma io non ce la faccio a tenere duro. Non ce la faccio ad avere pazienza. Mi avevate promesso benessere, serenità, e io sono qui, con la faccia tra le mani, a piangere perché la vita mi sta sfuggendo tra le dita… basta…

“Ma sei un ingegnere, hai un buon lavoro! Ma cosa ti salta in testa? Vuoi mollare? Siamo in crisi economica! Sei matto a pensare di lasciare adesso, tieni duro, abbi pazienza…”

NO!

NO, BASTA! VAFFANCULO!

Vaffanculo il lavoro, vaffanculo la pazienza, vaffanculo anche la crisi!

IO. VOGLIO. VIVERE. ADESSO!

Ed è così che mi licenzio. Mi sento solo, ho tutti contro, e ho paura, ma so che quello che sto facendo è giusto. Per me, almeno. Ho dei soldi da parte. Ci faccio il giro del mondo. Sei mesi. Mi riprendo la vita che non ho avuto il tempo di vivere prima.

In viaggio riscopro quello che sono. Qui conosco per la prima volta la libertà, e – credetemi! – è pura ambrosia, cibo degli dei. Non ne potrò più fare a meno, lo so. Questo è il punto di non ritorno. Sto bene.

Comprendo solo ora con chiarezza cosa voglio fare del resto della mia vita. Voglio che la mia intera esistenza sia dedicata a una magnifica, epica e avventurosa ricerca della Felicità. Nient’altro e niente di meno. Io sarò l’eroe di quella storia, della mia storia. Tutto il resto può bruciare. La carriera, il lavoro, le mode… tutto quello che mi avete insegnato a volere, ma che alla fine della giornata non conta un cazzo.

Poche cose valgono davvero nella vita, e nessuna di queste ha un prezzo.

Torno dal viaggio, e sono una persona nuova. Ho un piano. Mi servono dei soldi, ve lo concedo. Ma non vi concedo più il mio tempo. Non vi concedo più la mia vita.

Mi avevate illuso, e mi ero infilato in una gabbia. Vi avevo creduto. Mai più.

Ci sono delle regole da seguire? Beh, io le userò a mio vantaggio, perché ora le conosco. Ero un programmatore, ora sono anche un freelancer, un professionista. Ho dei clienti americani, che finalmente mi pagano per quello che valgo. Lavoro da dove mi pare e solo venti ore a settimana, mi basta e mi avanza per vivere. Sono io che uso il sistema adesso, non viceversa. Do inizio alla mia ricerca.

Riprendo a viaggiare, portando il lavoro con me: Sudamerica, Europa, Asia. Mesi di viaggio, di esperienza, di crescita. Mi avvicino sempre più alla felicità.

Dopo quattro anni di questa vita mi sento pronto per il prossimo passo. È il 2013 e dico “basta” un’altra volta.

“Sei matto, un lavoro come quello? Ma dove lo ritrovi?”

Tacete. Fate silenzio. Avete già detto la stessa cosa quattro anni fa, e avevate torto.

“Ma non è meglio avere pazienza?”

Fate silenzio, ho detto! Io so qual è la mia strada, e niente di quello che direte mi farà cambiare idea.

Io voglio scrivere. Voglio condividere la mia esperienza con tutti coloro che si sono sentiti soli come me. Mai più nessuno dovrà sentirsi diverso, per aver desiderato vivere. Mai più nessuno dovrà sentirsi disadattato, perché non ha voluto avere pazienza. Mai più.

Sarà il mio modo di fare del bene al mondo. Userò le mie parole come una lama, straccerò il velo di illusioni che mi ha tenuto lontano dai miei sogni di bambino. Volevo essere uno scrittore, ma sono stato derubato della mia fantasia. Ora io me la riprendo.

Lo so, magari non ci riuscirò mai a scrivere davvero, a essere felice. Ma sono qui, che accarezzo quel sogno con la punta delle dita, lo sfioro, e penso che non ci sono mai stato così tanto vicino.

Questa mattina mi sono svegliato, e sorridevo. Ho preso in braccio mio figlio. Non ha ancora due giorni. È innocente, inconsapevole. Dio, quanto è bello…

Guardo il mio cucciolo, i suoi occhi blu che ancora non mi riconoscono, e gli parlo. Lo so che non può ancora capirmi, ma lo farà.

Gli dico: “Mai, amore mio, mai nessuno ti metterà in una gabbia. Mai nessuno ti illuderà per imprigionarti. Tu sarai un uomo libero, e io proteggerò i tuoi sogni con ogni goccia del mio sangue. Ti farò vedere il mondo, e lo esploreremo assieme. Ti insegnerò tutto quello che conosco, e tu mi mostrerai di nuovo le cose che ho dimenticato. Saremo gli eroi di una grande storia. Ti porterò sul sentiero della felicità, e lo percorreremo mano nella mano. Fino alla fine. Liberi.”

Cosi gli ho detto.

Liberi.

Un saluto che profuma di libertà e di nascita.

Francesco Wandering Wil Grandis, 37 anni, veneto.

Segui Francesco sul suo sito “Wandering Wil” e sulla sua fanpage!

Segui le orme di Ornitorinko anche su facebook!