letizia schieraMi chiamo Letizia Schiera ho 26 anni e sono di Como.

La mia storia non è tra le più eccitanti o avventurose tra le storie che si possono sentire da persone che vivono lontano da casa ma nel mio piccolo mi sento una di quelle emigrate che bene o male ce l’ha fatta.

Parto da Como alla volta di Auckland sapendo vagamente dove si trova, il tutto per un semplice e banale motivo: un uomo!

Ho appena finito l’università e sono una dottoressa della comunicazione con poche idee chiare e ancora meno certezze, una famiglia numerosa e “coinvolgente” e una vita monotona che a volte mi sta stretta.

Mi si presenta l’occasione di fare qualcosa di nuovo ed eccitante che mette alla prova il mio coraggio e le mie certezze; l’occasione si chiama Marco che conosco solo da qualche mese ma ha già un biglietto di sola andata per la Nuova Zelanda.

Non sono mai stata una persona particolarmente avventurosa o intraprendente ma sento che questa  è la mia chance, la devo cogliere e farla fruttare al meglio o so che me ne pentirò nei secoli! Ok, dai, ho deciso: non avendo niente da perdere compro anche io un biglietto di sola andata e vado a cercare fortuna nella terra dei Kiwi.

Arrivo ad Auckland in un pomeriggio inverale tipico, fatto di pioggerellina perfida e vento artico che permette subito ai miei dubbi sulla partenza di insinuarsi nella mia mente.
Complice il fuso orario e le giornate corte faccio del gran dormire e in un attimo senza troppo rendermene conto sono già due anni che vivo ad Auckland.

La mia giornata tipo non è molto diversa da quella di altre persone in qualunque città del mondo ma il fatto di essere dalla parte opposta di quella che sento come casa mia mi fa sentire costantemente sotto sfida per un motivo o per un altro.
Non faccio niente di speciale se devo essere onesta, ma tutto quello che ho l’ho ottenuto solo grazie alle mie capacità e competenze e senza aver ma chiesto nulla a nessuno.

L’aver lasciato casa e la mia comfort zone mi sta facendo crescere ogni giorno e lo ammetto, a volte mi sento un po’ una come una saputella che dall’alto del mio monolocale e della mia macchina di 20 anni può dare qualche dritta alla gioventù italiana per mollare mamy e papy e farsi una vita!

Vivere in New Zealand per me significa prima di tutto aver aperto gli occhi su una realtà che non avevo mai sperimentato prima, qui i ragazzi, appena possono, mollano tutto e viaggiano, sperimentano, provano e decidono sulla loro pelle dove e cosa fare. In Italia ho sempre sentito persone lamentarsi della loro situazione senza fare nulla per cambiare o giudicare il proprio paese senza nemmeno averne varcato il confine.

Essere uscita di casa mi ha trasformata in un adulto da un giorno all’altro e non necessariamente perchè vivo lontano dall’Italia ma perchè ho dovuto imparare a cavarmela da sola e ingegnarmi per sopravvivere in un paese che non parla nemmeno la mia lingua e senza nessuno che mi copra le spalle.

Questo paese e l’esperienza che sto facendo mi sta insegnando ogni giorno che questa non è l’Italia (nel bene e nel male!), funziona tutto in modo un po’ diverso e più meritocratico, ti viene offerta la possibilità di fare qualcosa se dimostri di avere voglia di farcela.

Nessuno sa chi sei, da dove vieni, chi sia tuo padre o quale scuola hai frequentato e francamente…non importa a nessuno! Qui chi vuole fare carriera si rimbocca le maniche e ce la fa, da solo.

Una delle cose che mi ha colpito di più è forse proprio questa, che nulla è impossibile da raggiungere anche se sei un povero immigrato arrivato con qualche migliaia di euro e 23kg di vita in valigia.

Detto ciò mi tocca dire che non è tutto rosa e fiori….non avere la propria famiglia e gli amici spesso fa calare un sipario nero di tristezza anche sul più bel tramonto sull’oceano. Come si dice qui però : NO PAIN, NO GAIN!

Cerco di raccontare la mia vita in un blog, nel quale scrivo più o meno tutto quello che mi passa per la mente principalmente per esorcizzare la solitudine che ogni tanto mi piomba addosso ma anche sperando che qualcuno leggendolo si possa ritrovare in qualcuna delle mie esperienze.

Un saluto che impara dai Kiwi,

Letizia

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