Simona CurciMi chiamo Simona Curci, ho 26 anni e sono di Trani.

Questa non vuole essere una storia d’amore, una di quelle che finiscono con un “… e vissero felici e contenti”.

È la storia di una ragazza qualunque che decide di lasciarsi alle spalle tutte le sue certezze trovando dentro di sé il coraggio di sognare ad occhi aperti.

Nessuno ha delle certezze sul proprio futuro, si hanno solo delle speranze. Normalmente nel corso degli anni ci si abitua ad ascoltare la gente ripetere che le uniche cose importanti sono lavorare sodo e accettare il proprio destino.

Ho sempre cercato di evitare queste persone dallo sguardo spento, che ripetevano queste frasi perché loro non avevano avuto il coraggio di prendere in mano il proprio destino e quindi avevano bisogno di autoconvincersi di aver fatto la scelta giusta.

Al contrario sono sempre stata attratta dalle persone più stravaganti, quelle che non davano importanza ai giudizi della gente e che col passar del tempo avevano imparato a credere in sé stessi.

Quelle persone a cui piace viaggiare, conoscere altre culture, allargare i propri orizzonti, mettersi in gioco, quelle persone che si tuffano su una nuova possibile esperienza invece di chiedersi “e se va male?” si chiedono “e se va bene?”

Cambiare non significa perdere quello che si aveva, ma al contrario aggiungere nuove conoscenze e imparare a conoscere meglio sé stessi.

Questo è uno dei motivi per il quale sono finita a Siviglia. Dopo aver raggiunto il fatidico giorno della laurea l’unico pensiero fisso che avevo era che a partire da quel momento avrei potuto iniziare una vita in qualsiasi parte del mondo e che ormai non c’era più niente che potesse evitarmi di spiccare il volo verso la vita reale. Perché in fondo gli anni dell’Università, nonostante tutte le conoscenze acquisite e tutti gli aspetti positivi che possa avere, è soprattutto un’ancora di certezze con le tue scadenze, gli esami da preparare, le lezioni da seguire. Quando arrivi alla fine di quest’esperienza ti imbatti in un grande punto di domanda “E ora? Che faccio?”.

Le scelte possono essere varie: c’è chi continua con la vita accademica, chi passa la vita a fare un lavoro ordinario nel suo posto di sempre in attesa che prima o poi qualcosa cambi, c’è anche chi ha fortuna e riesce a fare quello che ha sempre sognato di fare e, infine, ci sono quelli che decidono di viaggiare per il mondo.

Io sono una di questi ultimi. Anche in questo caso si possono distinguere due grandi categorie di persone: quelli che per loro fortuna sono benestanti e si possono permettere di fare corsi di specializzazione supercostosi o viaggiare pesando sulle spalle altrui e quelli che non hanno un centesimo, ma in compenso hanno tanta voglia di scoprire quello che c’è fuori dal proprio guscio.

Così ho iniziato a inviare curricula per qualsiasi tipo di progetto che mi finanziasse per lo meno vitto e alloggio. Nel giro di qualche mese ero stata selezionata per uno stage della durata di tre mesi con destinazione Siviglia, dove tuttora vivo.

L’inizio di una nuova esperienza è sempre un po’ traumatico: devi ricrearti i tuoi equilibri e le tue cerchie di amicizie, cercare casa, imparare una nuova lingua. Ho avuto spesso voglia di mollare tutto e tornare a casa, finché col tempo ti accorgi che anche quel posto sta diventando la tua casa e che forse non hai più tutta quella voglia di lasciarlo.

Ma so che prima o poi ripartirò e inizierò un’altra avventura… c’è gente che purtroppo ce l’ha nel sangue…

Un saluto che crede in se stesso,

Simona

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