Lino BanfiBene, bene!! Eccoci di nuovo insieme, cari lettori di Boomerang! Settimana scorsa vi avevamo salutato con un consiglio: imparare l’inglese prima del grande salto verso l’Australia.

Tuttavia, se odiate i corsi intensivi o siete troppo pigri per cimentarvi con una nuova lingua, beh… potreste sempre provare con una gita a Lourdes (e non certo per imparare il francese!). 😀

Umorismo (britannico) a parte, oggi, vogliamo affrontare un tema serio, ovvero quello del lavoro in downunder.

Chiunque abbia vissuto in un Paese anglosassone, potra’ confermare che, quello che vi aspetta sara’ un sistema basato su un gran bel via vai di soldi: a meno che non sia il bancomat del vostro “caro papi” a sganciare moneta al posto vostro, avrete bisogno di un lavoro quindi.

L’Australia offre tante opportunita’ (inteso anche come possibilita’ lavorative). E’ altrettanto vero che (specie negli ultimi anni), una forte immigrazione, fa aumentare una concorrenza spietata: tutto cio’, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe non garantirvi un lavoro (di qualsiasi natura) una volta arrivati a destinazione (specie nelle citta’ piu’ sputtanate: Sydney e Melbourne in primis).

Non vogliamo scoraggiarvi, vogliamo solo mettervi in guardia su come arrivare preparati alla realta’ australiana di oggi.

Per farlo, abbiamo ipotizzato 4 tipologie possibili di lavoratori che hanno deciso di emigrare:

1) Il professionista: ha alle spalle anni di esperienza nel suo campo ed e’ scattata in lui la molla di andarsene dall’Italia perche’ ha capito che all’estero, quello che fa, viene pagato di gran lunga meglio. Un detto inglese recita: “If you pay with peanuts, you can expect monkeys!” (se paghi in noccioline, non pretendere che le scimmie!): macachi e babbuini a parte, restera’ nel suo ramo (scusate la battuta). Molto probabilmente trovera’ un impiego (e un visto serio) prima di mettere piede sull’aereo, lasciandosi alle spalle una Jungla che non sente piu’ sua. – Esigente.

2) Il precario: ha una buona cultura, una laurea, un master, parla piu’ lingue di Papa Francesco, ha un CV chilometrico in formato “stage” e si e’ reso conto che la sua vita somiglia sempre di piu’ ad uno yogurt: ha una scadenza a breve termine. L’acidita’ inizia a dargli problemi di stomaco e, metafore a parte, vuole concedersi un “gap year” (anno sabbatico) per andare a vedere che aria tira altrove. Magari andra’ bene e le miriadi di esperienze (lavorative e non) accumulate, di sicuro gli avranno garantito una flessibilita‘ in stile “Tiramolla”: non avra‘ difficolta‘ ad adattarsi anche in contesti molto differenti ai quali appartiene…  – Sempre in fermento.

3) Il viandante:  …un giorno crescera’ e nel sole della vita volera’… Pooooiiiiii… (ok, ok… basta cosi’!). Avete capito no?! Ama viaggiare e non si formalizza troppo sulla mansione che svolgera’, perche’, comunque, non sara’ per troppo tempo. La strada e’ lunga, il cammino faticoso, e lui, non ha paura di sporcarsi le mani: e’ convinto che la vita sia un viaggio e non una destinazione! – Duttile.

4) Il cretino: e’ attratto dai posti esotici e dai “fenomeni di massa” (e non ci riferiamo ai suoi contatti facebook che vivono vicino Carrara). Crede che andare in Australia sia una vacanza: ha comprato il biglietto con soldi che non si e’ sudato e ha incaricato la sua mamma di registrare tutte le puntate di “Uomini e Donne” durante la sua assenza. Non ha voglia di rimboccarsi le maniche e, quando si presentera’ l’opportunita’ di un ‘trial” (una prova – non retribuita per il piu’ delle volte), improvvisera’ malamente quello che gli verra’ proposto, proprio come il personaggio del video:

Vi riconoscete in qualcuna di queste tipologie? Beh, speriamo solo che non sia l’ultima del nostro elenco…

Insomma, per concludere questo secondo post di Boomerang, il messaggio che vogliamo trasmettervi e’ questo: se siete diretti in Australia, assicuratevi di avere esperienza nel vostro mestiere, o almeno, di essere delle persone sveglie, flessibili, ma soprattutto, con una gran voglia di lavorare!

Arrivederci al prossimo post!

Un saluto “con humor!” (un goccio…),

Ornitorinko

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