Yari SaccoMi chiamo Yari Sacco, ho 27 anni, sono calabrese e faccio il fotografo.
Ho avuto modo di viaggiare fin da quando ero piccolo, grazie alla mia famiglia, specialmente mio padre, che ne ha da sempre la passione.

Anche se sono nato in Italia sono figlio e nipote di emigranti.
Parto col mio fidato Volkswagen e così la mia prima esperienza da non turista, ce l’ho in Spagna nel 2010-2011: mi trasferisco a Granada per seguire un corso post-laurea in una scuola di fotografia.
Questo luogo meraviglioso, oltre ad aprirmi moltissimo la mente, mi da tanta ispirazione per diversi progetti artistici, ma purtroppo, ne’ un buon lavoro o tanti soldi.
E’ così  che decido di partire per Toronto a gennaio 2012: sono spinto dalla voglia di conoscere la cultura del Nord America, la lingua inglese e forse, il sogno di vivere in un luogo freddo ma onesto.

Inizio subito a darmi da fare cercando casa e lavoro. Mi trasferisco da subito vicino l'”art district” situato lungo Queen St. West., cuore pulsante dell’arte e dei locali giovanili, nonché sede dei musei d’arte contemporanea di Toronto.

A livello lavorativo, nemmeno qui la vita è facile: pagamenti in ritardo o a volte assenti del tutto: sopravvivo con dieci dollari al giorno! Utilizzo tutto il mio tempo libero per occuparmi in ogni modo, dai mercati d’arte al vendere le foto al parco, (a Toronto è legale, tempo permettendo). La burocrazia non è cosa semplice, così anche se il tempo primaverile rende tutto più sopportabile comincio a pensare che non è posto in cui posso vivere.

A Toronto si trova di tutto: gente e cose da tutto il mondo! Il mix culturale è talmente fitto che un senso d’identità è completamente assente. Chiunque raggiunge il sogno americano (lavoro, casa, bella macchina e rispetto del vicino), si sente appagato, ma non è questo che interessa a me! La vita per come la conosco io, là mi sembra assente.

A settembre 2012 riprendo il mio Volkswagen, direzione Svizzera, mi fermo un mese a Ginevra, poi Francia verso Lille ed infine Parigi: la follia della ricerca della casa diventa un incubo.

In Francia, lavoro in un ristorante tunisino ed imparo il francese, ma senza mai perdere di vista qual’è il mio vero obiettivo: fotografare.

Un piccolo colpo di fortuna lo ricevo quando riesco a trovare uno stanzino sotto-tetto definito “studio” in pieno centro città (hotel de ville).

Passo li due mesi e a dicembre 2012 riparto per un’isola delle antille francesi per quattro mesi come fotogiornalista: no! non è così figo come pensate… perchè un periodo così lungo in un luogo così piccolo può risultare davvero pesante…

Alla fine di questa esperienza, continuo il lavoro  per la stessa agenzia che mi sposta al festival di Cannes prima e a Saint Tropez poi fino al giorno in cui decidono di non pagarmi piu’. Riparto, facendo l’autostop, camminando sotto il sole cocente, arrivando in una stazione, proseguendo verso casa.

Alla fine di ogni esperienza, si mettono tutti i pesi sulla bilancia e si valuta cosa è meglio e cosa è peggio.
Io ho lasciato ricordi, amori, libri, orme e respiri ovunque sono stato. Cosa cercavo? Non era il sogno americano che volevo, e neanche vivere troppo a lungo su un isola tropicale, che per quanto mi riguarda, è risultato essere uno dei posti più noiosi che abbia mai visto.

Torno in Italia, assorbendo i contro di questo paese ed i suoi drammi, tanto ce n’è ovunque.
Si possono trovare mille motivi per non farsi andare bene un luogo e viceversa, ma la risposta sta alla domanda “cosa cerco veramente?”

A Firenze vivo bene, sono sempre un libero professionista, lavoro di quello che mi piace, affiancato da un amico e socio affidabile con il quale abbiamo fondato il nostro marchio di produzione.

Forse qui mancano i grattacieli, i ristoranti esotici e qualche palma, ma in fondo, cosa importa… quei luoghi saranno sempre meta per altri viaggi e tanto, accontentarsi per me è impossibile!

Se si hanno le condizioni giuste per essere ispirati e motivati, le barriere cadono tutte da sole e il gioco è fatto.

Forse le esperienze all’estero mi sono servite per accettare i difetti del mio paese, senza farmi mai mancare la giusta motivazione per migliorarli.

Un saluto che sa quello che cerca,

Yari

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