Sara Vig Sono in volo sul deserto del Sahara o forse sul Kilimanjaro, non lo so, da qui su non si vede niente.
Di fianco a me un ragazzo conosciuto su facebook, da domani vivremo insieme, non so ancora come andra’ ma sono carica di speranze e di illusioni.
Piango, certo che piango, ho appena lasciato la mia famiglia, i miei amici, la mia Sardegna.

Ed io che pochi mesi fa pensavo di riscrivermi all’Universita’ a Sassari per prendere un’altra laurea, magari in un ramo diverso, per arricchirmi, ma certi treni passano una volta sola, ed il mio era destinato ad andare lontano, molto lontano; ho mollato tutto e ho deciso di saltare in carrozza, vada come vada, anche se sembra una pazzia, portero’ la mia vita dove altri non osano, vedro’ cose nuove, imparero’ ad essere cittadina del mondo, avro’ tante storie da raccontare ai miei nipoti, un giorno. Porto con me quel poco che posso e che mi servira’ da coperta di Linus: qualche foto, “Un Posto nel Mondo” di Fabio Volo, i cd di Ligabue.

All’anagrafe Sara Viglietti, su internet Sara Vig, per alcuni amici in Facolta’ “La Giunonica Von Vigliett”, per chi mi vuole bene Sara, Sarina o Saretta, classe 1984.
Sono quella che ama viaggiare, che ha fatto il Linguistico, che voleva partire con l’Intercultura e che non vedeva l’ora di andare in Erasmus.

..Quella un po’ strana che ha sempre qualcosa da raccontare.

Piango sull’aereo che mi porta alla mia nuova vita.
Mamma e papa’ mi hanno accompagnata all’aeroporto. Solo pochi mesi fa ho detto loro di essermi innamorata davvero, di un ragazzo sudafricano, mulatto con gli occhi verdi, che vive a Cape Town e loro mi hanno appoggiata. Hanno visto che sono felice con lui.

Piango perche’ finalmente tutta la tensione accumulata per mesi inizia a sciogliersi, perche’ organizzare e spiegare un trasferimento cosi’ estremo, salutare tutti e non dimenticare niente puo’ succhiare parecchie energie. Ora sono sospesa, non importa se ho dimenticato qualcosa, non sono piu` in Italia, non sono in ancora in Sudafrica e tutto sembra fermo. Speravo che a Charl piacesse volare intercontinentale tanto quanto piace a me, ma vabbe’, ha mille altri pregi, lasciamolo in pace. Ha avuto una settimana davvero intensa, fatta di presentazioni, terzi gradi, prove di forza, intimidazioni e infine l’incarico di grandi responsabilita’.

Non sono partita per lui, sarei partita comunque, avrei vissuto da qualche altra parta, non so per quanto. Amo la mia isola, ma ho sempre sentito il bisogno di sbirciare oltre l’orizzonte.
Cio’ che ho fatto per Charl e’ stato assecondare la destinazione, trasferirmi in Sudafrica e accettare l’idea che potrei vivere qui per sempre. Il che non e’ da poco.

Conosco l’inglese, sono spigliata, sorridente e gentile, ho una Laurea in Comunicazione che forse all’estero varra’ qualcosa di piu’. Non ho un’azienda di famiglia da gestire, non ho un mutuo da pagare, ho 25 anni e non ho paura. Fra dieci giorni iniziero’ a cercare un lavoro, una cosa semplice che mi aiuti a rispolverare l’inglese e a perfezionarlo. Poi alla prima occasione mi lancero’ alla ricerca di un lavoro migliore. Charl ed io ci registriamo come Coppia di fatto e riesco ad ottenere un permesso di soggiorno di due anni per il ricongiungimento al partner.

Inizio a lavorare come cameriera in una pizzeria fuori citta’, vicino alla casetta che abbiamo affittato, i colleghi mi vogliono bene, i clienti mi adorano. Nessun contratto, solo le mancie dei tavoli che servo, nessuna stabilita`, solo un dare ed un avere immediato. Lavoro doppio turno quasi tutti i giorni per tirar su al massimo l’equivalente di 600 euro al mese, perdo un sacco di kili a correre da un tavolo all’altro ed anche perche’ le nostre possibilita’ economiche sono molto ridotte. E’ la prima volta che faccio la cameriera e mi diverto da matti!
Il ragazzo della mia collega lavora in citta’ e mi convince a tentare la carta Call Center: il lavoro e’ molto piu’ stabile, e’ un contratto a tempo indeterminato, con visto di lavoro e assicurazione medica, si guadagna di piu’ per lavorare di meno e poi si tratta di una compagnia aerea, imparo un sacco di cose interessanti, sono brava in quel che faccio e ancora una volta mi diverto e faccio nuovi amici.

Sto bene in Sudafrica, ma ogni tanto la nostalgia e’ canaglia, il classico senso di colpa da assenza prolungata si insinua, se non fosse per la relazione stabile con Charl e per la bellissima sensazione di indipendenza raggiunta a Cape Town sarei tornata al nido senza pensarci. Il mio ragazzo e la mia famiglia mi aiutano a tentare il rientro lavorativo in Italia, scopro che assumono in una grande azienda, faccio domanda e mi presento ai colloqui, volo su e giu` spendendo una fortuna per accaparrarmi un posto in terra madre. A quanto pare sono fortunata e passo tutte le selezioni, poi pero’ con la faccenda degli esodati tutto si blocca e non se ne sa niente per mesi. I miei genitori vengono qui in vacanza per la prima volta e si innamorano del luogo, inizio a fantasticare su un loro futuro trasferimento stagionale in terra africana.

Nel frattempo, nell’attesa di ottenere il lavoro in Italia e di stravolgere la vita al mio fidanzato (a questo punto sono arrivati proposta ed anello) decido di rivolgermi al sociale, cerco di capire come collaborare con associazioni umanitarie o culturali, Non Governative, No Profit o simili ed un mio collega del Call Center mi dice che la Scuola Italiana di Cape Town ha bisogno di una nuova segretaria. La paga non e’ il massimo perche’ e’ una No-Profit, ma i turni sono stabili e le ferie flessibili. Conosco un sacco di italiani, faccio nuovi amici e allevio il senso di colpa da emigrante assente. Ho modo di collaborare a dei progetti culturali, organizzo corsi di lingua e di cultura italiana sia per bambini che per adulti, interagisco con il Consolato, sono fiera di cio’ che faccio e mi sento molto “No-Profit” da brava ragazza di Lettere e Filosofia. Qui a Cape Town ci sono migliaia di italiani, molti vengono qui con il sogno di una vita nuova, e molti passano almeno una volta per l’associazione culturale La Dante per raccontare la propria storia.

Dall’Italia arriva l’email di assunzione da parte della famosa azienda. Data la crisi l’unico dipartimento in cui possono assumere giovani in questo momento e’ il Call Center di Roma. Tutto cio’ rende la mia decisione molto piu’ facile: lavorare in un Call Center a Roma non mi avvicina abbastanza ne’ alla mia famiglia, ne’ alla mia ambizione professionale. Chiedere al mio fidanzato di lasciare tutto per seguirmi a Roma, una fra le citta’ piu’ costose in Italia, per vivere di uno stipendio da Call Center mi sembra una follia. La mia famiglia ancora una volta appoggia la mia scelta e declino gentilmente l’offerta lavorativa italiana.

Con Charl va sempre meglio, decidiamo di sposarci, prima in Sardegna e poi in Sudafrica. Sposare un extracomunitario in Italia non e’ facile: documenti su documenti da richiedere, moduli da compilare, certificati da far tradurre dal traduttore giurato, da far apostillare in Tribunale, timbrare in Consolato e da spedire attraverso mezzo mondo sperando che arrivino sani, salvi e in tempo non e’ una passeggiata. Se poi si aggiunge che in pochi mesi ci scaricano due preti, che sopraggiungono problemi buracratici di tutti i tipi, che si tratta di un matrimonio misto per via delle differenze religiose, che i sei testimoni (i nostri migliori amici storici) vivono piu’ o meno stabilmente sparsi per il mondo (Canada, Emirati Arabi, Giordania, Sudafrica, Spagna, Francia, Inghilterra), che gli invitati dello sposo hanno bisogno di visti e di alloggi, che devo organizzare il tutto a distanza e scegliere il ristorante e i fiori grazie alle foto su internet, che devo trovare il vestito da sposa in due giorni e fare in modo che Charl impari l’italiano, si capisce perche’ in questi casi ci voglia una dose extra di amore e determinazione!
Un bellissimo matrimonio sardo in una giornata di caldo africano (42 gradi)! Poi la riconferma delle promesse, su una spiaggia sudafricana al tramonto, in stile Kumbaya sulla sabbia con le chitarre, ma in quel giorno d’estate africana il caldo non si e’ visto, siamo stati avvolti da una sorta di fitta nebbia padana… i casi della vita!

Quasi arrivata alla soglia dei trenta vengo presa dai dubbi esistenziali: Dove sono arrivata professionalmente? Come posso migliorare la mia situazione? Riprendo gli studi? Se si’ in quale campo? Prossimi progetti? Casa-Figlio-Cane, Cane-Casa-Figlio, non so, temporeggio. Il mio problema e’ che non ho mai capito esattamente cosa avrei voluto fare da grande! Una malattia molto diffusa a quanto pare. Ricordo che quando ero piccola volevo essere Nelson Mandela, ora vivo nel suo Paese e grazie alle sue idee oggi posso stare con il mio amore “colorato”.

Ho 29 anni e vivo in Sudafrica da quasi cinque anni, la mia esperienza e’ certamente positiva.

Dell’Italia, oltre agli affetti, mi manca la Sardegna, le tradizioni, il mare, i sapori, le rocce, il profumo dei cespugli mossi dal vento.
Qui in Sudafrica ho trovato mille culture diverse e ne sono affascinata, ma sono e mi sento sarda e italiana e questo non cambiera’ mai.
Questo Paese non e’ perfetto ma e’ unico nel suo genere, per la sua bellezza naturale, per la sua storia e per le persone che credono negli ideali di Mandela.
Questa e’ la nazione arcobaleno, in cui si mescolano colori, lingue, culture, religioni, sapori, usi e costumi.
Gli italiani sono molto apprezzati qui, il fascino del Made in Italy resiste!

Un giorno tornero` in Italia… ma non so ancora bene come e quando.

Un saluto sudafricano,

Sara

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