Laura CostadoneMi chiamo Laura Costadone, sono di Torino, ho trentacinque anni e penso di poter tranquillamente definirmi un classico esempio del “sogno Americano”! La mia è la solita storia di una ragazza partita cercando altrove quello che l’Italia non offriva, con la differenza che ho provato a tornare dopo anni a casa per rimanere profondamente delusa ed essere costretta con grande amarezza a ripartire.

Iniziamo dal principio.

Dopo aver conseguito una laurea a pieni voti in Scienze Agroambientali, ho trascorso un paio di anni sognando di diventare una ricercatrice lavorando come borsista in uno dei migliori dipartimenti dell’Università degli studi di Torino.

Non ci ho messo tanto a capire che, purtroppo, a causa della totale assenza di meritocrazia che domina negli ambienti universitari italiani, non avrei mai avuto l’opportunità di lavorare e ottenere il giusto riconoscimento. Cosi, nonostante i legami famigliari, ho deciso di investire il mio talento altrove.

Avevo venticinque anni e tanta voglia di lavorare, imparare e dimostrare il mio valore.

Il mio sogno nel cassetto era di vivere negli Stati Uniti o almeno fare un’esperienza in quello che tuttora è il mio paese preferito. Premetto che all’epoca il mio livello d’inglese era piuttosto scarso avendo sempre studiato francese. Tuttavia non mi sono persa d’animo e con il prezioso aiuto di una zia interprete ho iniziato a mandare curricula nei vari dipartimenti delle principali università americane.

Nel giro di un paio di settimane ho ricevuto l’offerta da parte di un professore della Washington State University di entrare a far parte del suo gruppo di ricerca!
Facile immaginare il mio entusiasmo. Avevo la possibilità di ottenere una full-ride scholarship…l’unica cosa che dovevo fare era ottenere l’ammissione all’università passando la serie di test standardizzati che tormentano qualunque studente americano. Ho studiato giorno e notte e con il supporto della mia famiglia ho superato qualsiasi sconforto. Ho passato sia il famigerato GRE sia il TOEFL al primo colpo e sono stata ammessa all’università. Avevo realizzato un sogno che sembrava impossibile!

Ovviamente come tutte le cose anche i sogni hanno un prezzo. Non è stato per nulla semplice adattarsi a vivere in un paese cosi diverso, lontano da tutti gli affetti più cari ma, un passo alla volta, sono cresciuta imparando da tutte le differenze che mi circondavano. Attraverso la rottura di quelli schemi di routine che vivevo ogni giorno ho imparato una flessibilità e un’apertura mentale che non credevo di poter possedere. Ho imparato a stare da sola e ho imparato a vivere circondata da culture ad abitudini diverse.

In due anni sono riuscita a completare un percorso che mi ha portato a conseguire un Master of Science e l’ammissione in una delle più prestigiose università’ americane per un PhD di ricerca. Ho trascorso tre anni a lavorare su un progetto di ricerca, ma poi come capita spesso nella vita, qualcosa non ha funzionato. Ho capito di aver perso l’entusiasmo per il lavoro che stavo facendo. Cosi, all’età di trentatré anni, ho deciso di cambiare carriera. In fondo la mia filosofia di vita è sempre stata quella di seguire il mio istinto senza aver paura di rischiare imboccando una strada nuova quando quella vecchia non funziona più.

Ammetto che non è stato facile ma proprio in uno dei momenti più difficili della mia vita mi sono resa conto della distanza culturale tra gli Stati Uniti e l’Italia! Grazie al dinamismo americano un passo alla volta sono riuscita ad iniziare un nuovo percorso. Ci e’ voluto tempo per capirlo ma soprattutto ci e’ voluto uno scontro durissimo con la realtà italiana, quando, travolta da grandi cambiamenti, ho sentito il bisogno di tornare a casa. Pensavo che gli anni di esperienza professionale e personale maturata all’estero e la perfetta conoscenza dell’inglese avrebbero fatto la differenza.

Dopo anni vissuti negli States l’impatto culturale con l’Italia e alcuni aspetti dell’italianità è stato brutale. Dopo l’iniziale incertezza e innumerevoli curriculum inviati, grazie a delle conoscenze personali sono riuscita a trovare lavoro (ovviamente precario) presso una delle più grandi aziende del torinese. Posso solo dire che il mio innato entusiasmo è stato spezzato dopo poche settimane da un ambiente lavorativo assolutamente sterile. Come ciliegina sulla torta è anche arrivata la cassa integrazione (ovviamente non pagata essendo con un contratto a termine!).

La cosa peggiore è stata il contrasto culturale. Abituata al dinamismo americano, a una vita fatta di meritocrazia e soprattutto abituata a vivere in un paese dove sognare e avere delle ambizioni è la regola, mi sono ben presto sentita soffocare. Ho resistito dieci mesi per l’amore che provo nei confronti della mia famiglia. Dopo la fine del contratto a termine mi sarei ritrovata disoccupata a trentacinque anni in un paese in cui il precariato sottopagato è l’ipotesi migliore. Non sono una persona che si accontenta, ho rifatto i bagagli e sono tornata indietro, nel paese che ormai considero casa. Dopo questa esperienza penso di aver esorcizzato per sempre il pensiero di tornare in Italia!

Negli States ho facilmente trovato un nuovo lavoro e ripreso la vita che avevo prima della parentesi italiana. Non voglio pontificare sulla situazione politico-economica dell’Italia. Ammetto che mi verrebbe da urlare la rabbia e la tristezza che provo. Ovunque l’Italia è sinonimo di cultura ed eleganza. Personalmente l’unica cosa che ho trovato è stata un enorme impoverimento culturale riflesso dell’immaturità politica. Ormai vedo l’Italia dall’esterno, quasi come un turista. Spero le cose migliorino perché nonostante tutto amo il mio paese.

Un saluto che ci ha riprovato,

Laura

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