Marta SpinaMi chiamo Marta Spina,  ho 32 anni e lavoro per una società di revisione contabile ad Ancona… La mia quotidianeità lavorativa si divide tra le Marche e l’Abruzzo e quella non lavorativa, nella mia Pescara .

Ad ottobre 2012, dopo un breve ma intenso periodo di “drammi esistenziali”, chiedo l’aspettativa a lavoro: dicembre, gennaio e febbraio, vado in Australia.

Biglietto A/R, Roma – Perth:  parto il  3 dicembre. Arrivo:  ancora non mi sembra vero, sono dall’altra parte del mondo!

Devo ammettere che Perth non mi fa innamorare, né il lavoro, si innamora di me. Mi rendo conto della  concorrenza dei tantissimi “giovani” che arrivano da ogni dove.

Dopo 4 giorni vado via da Perth, alla volta di Fremantle, dove alla fine, tra alti e bassi,  mi stabilisco per circa 1 mese e mezzo:  vivo la mia routine australiana. Un annuncio letto per caso: divento “house sitter” di una bellissima casa con piscina prima, chikensitter di 6 galline poi!!! Ebbene si: con mio grande stupore i padroni di casa mi dicono che in loro assenza il mio lavoro principale è questo: prendermi cura delle galline. A fine settimana,  le sventurate  sopravvivono alla mia presenza e io alla loro: 6 uova fresche ogni mattina è la dimostrazione che dopotutto le tratto bene.

Giorno dopo giorno mi rendo conto che e’ nelle piccolezze che sta la felicita’: mi accorgo di quanto speciali siano gli australiani…

La persone mi sorridono per strada, mi salutano anche se non mi conoscono e mi aiutano se possono. Incontro gente che mi fa il biglietto del treno dato che non ho spicci da inserire nella macchinetta; che mi chiede scusa perché non mi può offrire un lavoro; che mi dà un passaggio in macchina perché “sei matta a piedi con 40 gradi?”. Ma soprattutto, conosco gente rilassata: come si dice? Easy going? Laid back? Si, proprio quella!

L’Australia è grande, e il tempo sta per scadere e forse è il caso di guardarmi intorno: consulto guide e amici, unica certezza? Il 25 febbraio: un volo mi aspetta per riportarmi a casa da Perth. Per il resto… vediamo che succede. Bus, aerei, destinazioni e tour definiti… e  per dormire?? Scopro per caso questa parola: “Couchsurfing”. La mia reazione immediata è : io, a casa di uno sconosciuto a dormire, gratis? Mmm…. mai!!! Mi documento e capisco che c’è un mondo dietro. La mia reazione subito dopo è questa : ”GE- NIA- LE”.

Parte la corsa contro il tempo: creo il mio profilo sul sito. Speriamo che i membri della community mi diano fiducia! Inizia il mio  “stalking” ai vari host nelle città che voglio vedere. Ovvio, faccio una scrematura iniziale: coetanei, con tante recensioni positive e profili normali… Per non lasciare nulla al caso aggiungo anche il mio percorso, con date flessibili nelle città di arrivo, in modo che se qualche anima pia vuole, mi può inviare l’offerta di ospitalità.

Il 22 gennaio prendo un aereo che mi porta a Cairns. Da li inizia la mia avventura nell’avventura.
Prima “couchsurfing” experience: è una famiglia tedesca che vive li. Lui, Werner, mi viene a prendre all’aeroporto, nonostante sia l’alba. Ammetto che come prima eseperienza ho un po’ di dubbi…colpa dei troppi thriller che vedo in tv.  Quando arriviamo a casa, mi dice che la moglie e il figlio dormono ancora. Inizio a guardarmi intorno per cercare “tracce di loro”, tipo scarpe, giacche, foto, ma non faccio in tempo a scoprirle  che una  mega colazione, mi travolge. Per 2 giorni, mi sento la loro figlia maggiore. Mi “riaccolgono” anche dopo che il mio bus per Arlie Beach decide di non partire, vista l’acqua che il gentilissimo monsone sta lasciando su tutta la costa occidentale dell’Australia (purtroppo è la stagione delle piogge). Con mia immensa “fortuna” scopro che il monsone fa il mio stesso tragitto.

Alla fine, con un giorno di ritardo, parto e arrivo a Townsville, tappa non prevista ma dovuta, causa inondazione. Dopo ore estenuanti di bus, arrivo il 26 gennaio e trovo la città deserta perché è l’Australian Day! Ci sono 40 gradi con il 90% di umidità, da impazzire. Le mie couchrequests last minute non danno esiti positivi. Mentre penso a dove passare la notte, nel giro di 20 minuti, mi ritrovo tra un gruppo di ragazzi australiani che vedednomi sola mi invitano a stare con loro… così, mentre loro giocano a cricket,  io parlo con Maria, l’unica ragazza del gruppo, li conosco uno ad uno, per poi andare alla loro festa in piscina, con BBQ e una serata tra i festeggiamenti australiani. Alla fine dormo sul loro divano, lo spirito del Couchsurfing è anche questo! Grazie ancora ragazzi!
Riparto il giorno dopo e  finalmente arrivo ad Arlie Beach, dove vivo un’altra esperienza di couchsurfing.

Poi, è la volta di Noosa, il posto dove pure i cani hanno una tavola da surf sotto braccio. Qui, il mio host si chiama Justin, un ragazzo della mia età: il top. Dato che lui non ci sarà, mi spiega tranquillamente come raggiungere casa sua e come entrare, dato che la porta sul retro è sempre aperta. Con lui, forse, mi accorgo più che mai dello spirito del CS: fai pure come se fossi a casa tua.

Tappa successiva:  Surfers Paradise, cuore della Gold Coast… il mio host è Darren, detto Daz. Anche qui il concetto di “ti lascio le chiavi di casa” non è affrontato perché si dorme con le porte aperte, tanto è sicuro. Chiedo a Darren se posso chiuderle (che strane abitudini che ho, vero?) e lui mi dice “You have not, but if you want, you can, sure”. Gran bella esperienza anche questa!  E adesso? Chi ha voglia di andarsene? Rimango qui?

..E invece no!

Due ore di bus  e una di fuso orario, ad aspettarmi c’è Byron Bay. Arrivo in quella che chiamano “La Mecca del surf”, famosissima per il suo stile hippy e assolutamente rilassato. Ancora una volta mi affido al destino perche’ non so dove andare a dormire. Sto tranquilla, male che va c’è sempre la famosa spiaggia…

Continuo verso Sydney, una delle mie ultime tappe. Il “dramma” del “sta tutto per finire”, si fa sempre più insistente. Decido di tagliare le comunicazioni con l’Italia perche’ ho addosso l’ansia di  frasi come: “Quindi? Tra una settimana sei qui?”. Riallaccio i contatti solo quando capisco che i miei stanno per chiamare la Farnesina.

Parto alla volta di Melbourne. Dopo 4 notti, sempre ospite in couchsurfing, un aereo mi riporta a Perth. Game over.

Atterro, sono un po’ confusa. Sono i miei due ultimi giorni in terra australiana. Il 25 febbraio, in lacrime su un taxi, arrivo all’aeroporto di Perth. Da li, il passo per Pescara è breve e quello alla “vita reale” ancora di più.

Che dire?! Thank you OZ.

Un saluto couchsurfing,

Marta

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